VASTO – Rimane quella di un piromane l’ipotesi investigativa più accreditata in relazione agli incendi che in pochi giorni hanno distrutto tre automobili nella città di Vasto (Chieti).

A confermarlo è il vice questore, Cesare Ciammaichella, che ha tracciato un’analisi degli elementi a disposizione degli inquirenti: “Magari saremo smentiti ma allo stato attuale delle indagini possiamo affermare che non esiste un filo conduttore tra i tre incendi. Ci sembra inoltre che il modus operandi non sia quello di un professionista del crimine. Gli incendi sono stati appiccati in luoghi diversi, in  orari sempre diversi e i proprietari delle automobili raramente avevano l’assicurazione contro gli incendi, quindi anche l’ipotesi di una truffa assicurativa è da scartare”.

Ad andare a fuoco, infatti, sono state le vetture di un operaio rumeno incensurato, una casalinga moglie di un carabiniere e, lunedì scorso, del presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Forte; in quest’ultimo caso, comunque, la matrice politica dell’incendio non è tra le piste privilegiate dagli inquirenti. L’auto, infatti, era di proprietà della moglie del giornalista ed  ex consigliere regionale. In tutti e tre i casi è stata riconosciuta l’origine dolosa delle fiamme.

In ogni caso, secondo Ciammaichella, “la portata degli eventi di quest’ultima settimana, probabilmente è stata sopravvalutata anche dai media. Ed è stato detto durante il comitato per l’ordine e la sicurezza. Il livello di attenzione rimane comunque altissimo e le indagini sono a tutto campo per individuare il responsabile o i responsabili, ma per ora possiamo pensare ci si trovi di fronte ad incendi dolosi provocati da un mitomane che ha avuto grande risalto sulla stampa”.

Al termine del summit, l procuratore della Repubblica, Francesco Prete, riferendosi all’incendio della vettura del segretario locale del Pd ha detto tra l’altro: “Se è un fatto di natura politica lo scopriremo, ma se così fosse sarebbe un gesto insulso, di bassa lega. In realtà è forse ancora presto per capire se è riconducibile alla politica”.

In questi casi è possibile che anche i cittadini si organizzino per cercare di stanare il colpevole, con l’organizzazione di ronde e controlli:
“Ronda è un termine che vuol dire tutto o niente: se per ronda si intende la possibilità di avvertire le forze dell’ordine,  ognuno di noi, nel momento in cui segnala comportamenti criminosi, sta facendo una ronda. SI chiama senso civico”. (g.a.)

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