L’AQUILA – Si è conclusa con una fumata nera e un rinvio alle decisioni assunte dai vertici abruzzesi l’assemblea provinciale del Partito democratico dell’Aquila chiamata a fare chiarezza sulle candidature alle regionali del prossimo 25 maggio che si è svolta sabato pomeriggio nel capoluogo.
Ad agitare gli animi dentro la principale forza del centrosinistra la possibilità di estendere anche agli aspiranti consiglieri le primarie che il 9 marzo dovrebbero designare lo sfidante dell’attuale governatore Gianni Chiodi.
Una corsa, quest’ultima, ristretta a due, massimo tre, potenziali concorrenti: l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, fresco di assoluzione nel processo “Caligola” dopo quella ben più importante incassata in primo grado nell’ambito dell’inchiesta Housework su presunte tangenti negli appalti pubblici, la senatrice Stefania Pezzopane, “testata” dal suo partito attraverso un sondaggio telefonico rimasto top secret, e l’eventuale outsider Rodolfo De Laurentiis, consigliere di amministrazione della Rai ed ex uomo forte dell’Unione di centro prima della rottura con la Vela consumata in occasione della predisposizione delle liste per le politiche dello scorso anno.
Da un lato spingono per consultazioni “aperte”, sia per la presidenza che per l’Emiciclo, le nuove leve che da tempo stanno sgomitando per avere spazi, dall’altro frena chi in Consiglio già siede o pensa di avere la copertura dei maggiorenti di partito e quindi punta a ricondurre la lotta all’interno degli organismi politici.
La situazione più complicata è proprio all’Aquila città, dove sono almeno tre i “cavalli di razza” pronti a scendere in pista, gli assessori comunali Pietro Di Stefano e Alfredo Moroni (che si è messo in aspettativa da dirigente regionale per non incappare nella legge sull’ineleggibilità), e Pierpaolo Pietrucci, consigliere provinciale ed ex capo di gabinetto del sindaco Massimo Cialente, che già da un anno reclama le primarie e lo svecchiamento della classe dirigente.
Troppi pretendenti per un territorio che in passato ha mostrato di soccombere di fronte alle divisioni a vantaggio di altre aree della provincia.
Ma i venti di guerra attraversano pure la Marsica, che conta due consiglieri uscenti, Giuseppe Di Pangrazio e Giovanni D’Amico. Di Pangrazio, forte dell’appoggio dato a Matteo Renzi nella corsa per la segreteria nazionale, dà per scontata una sua ricandidatura, D’Amico, invece, ha chiesto la deroga alla norma interna al Pd che impone il vincolo dei due mandati perché la precedente legislatura si è interrotta anzitempo nel 2008 dopo la bufera giudiziaria di Sanitopoli che aveva portato all’arresto dell’allora presidente Ottaviano Del Turco.
Il duo, però, deve fronteggiare l’avanzata di un gruppo di amministratori locali che spinge sul rinnovamento attraverso il nome del sindaco di Sante Marie e consigliere provinciale, Lorenzo Berardinetti, deciso a correre a tutti i costi.
A Sulmona, infine, i rumors danno in pole position l’ex sindaco ed ex inquilino dell’Emiciclo Bruno Di Masci.
Considerato che su sette persone da mettere in lista almeno tre devono essere donne, è evidente che i margini di manovra sono molto ristretti.
A fare da camera di compensazione per coloro rimasti fuori dai giochi interverrebbe la lista civica del presidente, chiunque esso sia: ma quel punto il Pd ne uscirebbe indebolito.
Tutte questioni rimesse all’attenzione della segreteria regionale del partito, che si riunirà mercoledì per cercare di trovare la quadra e non caricare di eccessive tensioni una campagna elettorale che si annuncia infuocata. Pierluigi Biondi





