L’AQUILA – Una nuova emergenza per la Regione Abruzzo, quella della legge elettorale con la quale andare al votare il prossimo 25 maggio per il rinnovo del Consiglio regionale, che, da quanto si apprende, potrebbe essere riformata di nuovo in corsa, nel periodo vietato, per evitare elezioni viziate in partenza.
L’amministrazione trema, infatti, per la bocciatura del sistema elettorale noto come “Porcellum” da parte della Corte costituzionale, che potrebbe avere ripercussioni inaspettate sulle consultazioni abruzzesi.
La dichiarazione di incostituzionalità decisa dai magistrati prende di mira il premio di maggioranza garantito dall’attuale legge alla coalizione che prevale alle urne, pure se il margine è risicato, come accaduto in occasione delle Politiche del febbraio scorso.
Esattamente ciò che prevede anche la legge elettorale regionale, riformata nel marzo 2013 dal Consiglio: le liste collegate al candidato presidente vincitore portano a casa il 60% dei seggi, anche se il neo governatore incassa un solo voto in più sul secondo classificato.
La Consulta ha invece dichiarato illegittimo il premio di maggioranza che non prevede una soglia minima di consensi per essere assegnato e in tal senso, infatti, sono in corso le discussioni sulla bozza di riforma nota come “Italicum”, che prevede una soglia di sbarramento minima del 37%.
Il rischio è grosso, perché l’assemblea dell’Emiciclo è fuori tempo massimo per correre ai ripari, considerato che nel semestre precedente alle elezioni, cosiddetto “bianco”, non può essere modificata la norma che le regola.
Sono due le possibili soluzioni sul tavolo a pochi mesi dal voto, e sono entrambe strade rischiose da percorrere. O si va a votare con la legge elettorale così com’è, ma si corre il rischio che un qualunque cittadino possa impugnare le elezioni e causarne la nullità, oppure si forza la mano, cambiando la legge elettorale nel periodo tabù.
Anche il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha espresso dubbi su entrambe le ipotesi, intervistato da AbruzzoWeb sul tema qualche settimana fa, prima che uscissero le motivazioni della Consulta che, comunque, non fanno riferimento alle leggi elettorali regionali, e prima dell’inchiesta giudiziaria sulle spese pazze delle missioni di presidenti di Giunta e Consiglio, assessori e consiglieri.
“Certo non è facile in nessuno dei due casi – aveva sottolineato il governatore uscente – Da un lato, infatti, potremmo violare la Costituzione; dall’altro, lo Statuto regionale impedisce di mettere mano ora alla legge elettorale”.
Da quanto quanto appreso da questo giornale, comunque, negli ultimi giorni va prevalendo come più accreditata la tesi di riformare costi quel che costi la legge elettorale a meno di un anno dalle ultime modifiche.
Secondo i “falchi” della riforma, l’intervento legislativo in “zona Cesarini”, vietato dallo Statuto regionale, si potrebbe giustificare in caso di eventuali controversie giudiziarie con l’urgenza dell’atto della Corte costituzionale sulla legge elettorale nazionale, non previsto né pianificato, che costringe il legislatore regionale a correre ai ripari per non rischiare elezioni nulle come accaduto in Piemonte per un vizio formale, anche se di altro genere.
A giocare un ruolo determinante in questa partita sarà Lorenzo Sospiri, presidente della commissione speciale per la Legge elettorale e per le modifiche e l’attuazione dello Statuto, che ha varato la riforma dell’anno scorso, ma qui le cose si complicano ancora.
Sospiri, difatti, è stato eletto di recente capogruppo della nuova formazione di Forza Italia, in sostituzione di Lanfranco Venturoni, ex capogruppo del Popolo della libertà ora transitato nel Nuovo centrodestra, e i due incarichi del consigliere pescarese sono incompatibili.
Bisognerà rieleggere in fretta e furia un nuovo presidente della commissione Legge elettorale, perdendo ulteriore tempo, oppure lasciare campo libero al vice presidente, che però spetta all’opposizione ed è Cesare D’Alessandro dell’Italia dei valori. Un pasticcio.
In ogni caso sarà un rebus per gli elettori abruzzesi, che, comunque vada a finire, nell’urna porteranno tre schede per votare con tre sistemi elettorali differenti.
L’Abruzzo, infatti, è l’unica Regione a rinnovare i propri organi nella scadenza di primavera in concomitanza con le Europee, dove si vota con il proporzionale con sbarramento, e delle Amministrative, dove nei comuni con più di 15 mila abitanti è previsto un sistema a doppio turno con premio di maggioranza, ma solo se la coalizione ha preso almeno il 40%.




