CHIETI – L’Ima non verrà toccata, ma verrà inserito quel meccanismo di premialità che tante polemiche ha sollevato tra gli oltre 350 dipendenti tecnico-amministrativi dell’università “d’Annunzio” di Chieti-Pescara.
Non solo, i dipendenti dell’Ateneo sono quelli che possono godere della quota di salario accessorio più alta d’Italia.
È quanto prevede la proposta di accordo presentata dal responsabile per le relazioni sindacali Luigi Capasso all’incontro con i rappresentanti dei lavoratori.
Otto pagine in cui si definisce il nuovo contratto integrativo dell’ateneo teatino-pescarese. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un po’ di tempo per poterle analizzare nei dettagli, fissando un nuovo incontro per il prossimo 4 febbraio.
Capasso, comunque, fissa alcuni paletti. Innanzitutto per quanto riguarda l’Ima, ovvero l’indennità mensile accessoria, che fa parte della quota di salario accessorio, vale a dire di quella parte dello stipendio che non è fisso ed uguale per tutti i lavoratori di università italiane, ma variabile a seconda dell’ente per il quale si lavora.
I dipendenti dell’ateneo si erano presentati all’ultima cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico indossando magliette bianche con su scritto “Giù le mani dall’Ima”, visto che i fondi destinati sembrava potessero essere stornati per pagare i premi di produzione.
Capasso ha assicurato che “i fondi previsti per Ima sono uguali a quelli dell’anno precedente, ovvero 1.447.220,20 euro”. E dunque, “abbiamo mantenuto la parola data. Ci abbiamo messo un po’ più di tempo del previsto, ma solo perché abbiamo fatto un lavoro capillare, sistematico e molto accurato”.
La bozza di accordo stabilisce anche un fondo per il salario accessorio. Per il 2014 ammonta a 2.592.494 euro, ovvero, sottolinea Capasso “si tratta della somma più alta che una università italiana ha deciso di stanziare nel proprio bilancio per il suo personale”.
E così, mentre i trasferimenti statali diminuiscono (l’ultimo taglio ammonta a 4 milioni e mezzo rispetto all’anno scorso, come ha ricordato il rettore Carmine Di Ilio alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico) il salario accessorio dei dipendenti cresce, visto che nel 2013 ammontava a 2.426.352 euro.
Ma vediamo in quale parte cresce, perché se la quota destinata all’Ima è rimasta invariata, c’è un’altra quota che invece è salita. Si tratta di quella relativa al programma di produttività di gruppo, i cosiddetti premi di produzione, quota che ammonta a 682.800 euro (nel 2013 erano di 476.800 euro).
Questa parte, dunque, cresce e cambia anche il meccanismo di assegnazione della premialità. “Prima non c’erano criteri di valutazione – spiega Capasso – adesso ci sono. Ma non possiamo immaginare che nel 2014 non potessero essere introdotti criteri di valutazione della qualità. È la legge che lo richiede”.
Il personale verrà valutato secondo tre criteri: se ha raggiunto l’obiettivo proposto, potrà percepire il 100% del premio di produttività, se lo ha raggiunto solo parzialmente, ne percepirà solo l’80%, se non lo ha raggiunto, non prenderà nulla.
Chi valuterà se si è raggiunto o meno gli obiettivi? Il compito spetta ai capistruttura, secondo degli obiettivi che lui stesso fissa per la propria struttura. Se il lavoratore si sentirà mal giudicato, potrà ricorrere al Nucleo di valutazione costituito per legge e composto sia da personale interno che esterno alla “d’Annunzio”.
“L’accordo ha la durata di 12 mesi, l’anno prossimo potrà essere modificato e perfezionato”, ha concluso il professor Capasso, dimostrando di voler in qualche modo stemperare il clima tesissimo che negli ultimi tempi si respira all’università dannunziana.
I sindacati per il momento tacciono. Dovranno verificare se tra le righe della bozza di contratto non si nasconda qualche insidia.



