L’AQUILA – Una ricostruzione a misura di cittadina che sia al contempo madre, moglie e professionista. Questo l’obiettivo di “L’Aquila città per le donne”,  l’iniziativa completamente tinta di rosa che, in base alle reali esigenze di un mondo femminile in continua evoluzione, si pone come obiettivo primario proprio la ridefinizione consapevole degli spazi della città.

Portato avanti da Laura Tinari, Ileana Santone, Claudia Pia Ranucci e Chiara Mastrantonio, il progetto nasce infatti con lo scopo primario di realizzare una “L’Aquila più viva e vivibile” e, cercando al contempo di andare oltre le problematiche quotidiane di una zona in lenta ripresa: si preoccupa della riorganizzazione di uno spazio urbano in cui si possano sviluppare anche aspetti che, come la sicurezza nei luoghi pubblici e delle pari opportunità in campo economico, mettano innanzitutto al centro la figura della donna.

“È un progetto che prende piede da una mia idea, attorno a cui ho poi raccolto altre professioniste – spiega l’ideatrice Tinari –  Due architetti e una psicologa, ognuna con le proprie competenze, che potessero in qualche modo perseguire gli obiettivi di una rinascita completa e consapevole dell’Aquila”.

La progettazione partecipata lo strumento maggiormente utilizzato in questo senso, uno strumento che trova innanzitutto riscontro nel rafforzamento del sentimento di appartenenza e di identificazione in due dei quartieri maggiormente rappresentativi della città: Torrione-San Francesco e e Progetto C.a.s.e. di Sant’Elia. È infatti in queste due aree che si è cercato di portare avanti un processo di incontri partecipativi che potesse in qualche modo rendere il cittadino, e la donna in primis, i veri protagonisti di una ricostruzione sia materiale che psicologica dell’Aquila.

“Dalle analisi emerse, se nel primo caso ci siamo trovate di fronte a un’alta partecipazione, nel secondo la volontà di dire la loro da parte delle donne è stata pressochè inesistente – racconta – A Sant’Elia è stato infatti palese il disagio di fronte a cui ci ha messo il sisma del 6 aprile 2009: il cittadino aquilano, infatti,ancora non riesce ad ambientarsi del tutto nelle nuove aree abitative e fa fatica ad accettarle come tali”.

Tante altre le iniziative legate al progetto “L’Aquila città per le donne”. Oltre alla safety walk organizzata nel novembre scorso per le strade del Torrione e alla collaborazione con la Polizia di Stato nel progetto del Camper anti-violenza, lo scorso 6 dicembre, presso l’Auditorium del Parco, è andato in scena “Donne con la F maiuscola – Forza e fragilità nell’arte femminile; tra i temi fondamentali dello spettacolo teatrale, a cui sono intervenuti anche lo psichiatra Massimo Casacchia e il questore, Vittorio Rizzi, proprio quelli della violenza di genere e, per estensione, quello della sicurezza.

“Nonostante quel tema non rientri a pieno nelle nostre competenze, la volontà di rinascita economica e sociale dell’Aquila implica per forza di cose anche lo studio di aspetti come questo –  continua la Tinari – Non a caso anche questa volta abbiamo voluto in qualche modo rivolgerci indirettamente anche agli uomini: le donne da sole non possono sempre analizzare la situazione parlando esclusivamente di se stesse anche e soprattutto perchè, quando si tratta di ricostruzione, bisogna tenere conto di tutti i cittadini”.

L’azione di “L’Aquila città per le donne” va comunque oltre la semplice ricostruzione e ridefinizione della città.

“Con le nostre iniziative vorremmo anche portare avanti un nuovo modello di industrializzazione in cui la centralità della figura femminile sia in qualche modo sempre più incentivata – conclude – Soprattutto in un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando è infatti importante che la donna sia in grado di lavorare e portare a casa uno stipendio al pari dell’uomo: se ci fermiamo a riflettere due entrate in famiglia sarebbero un ottimo strumento per combattere la stessa povertà infantile che, secondo i dati dell’ Ocse, negli ultimi mesi ha raggiunto livelli molto alti”.