L’AQUILA – “Non intendo più applicare ordinanze non concordate. Mi arrestino pure, ma io devo tutelare i miei cittadini”.
Con questa dichiarazione di guerra, pronunciata prima della cerimonia di restituzione alla città della fontana delle 99 Cannelle dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dopo mesi di malumori, critiche, dispetti, dimissioni e polemiche, è esploso apertamente il conflitto tra il Comune dell’Aquila e la Struttura di gestione dell’emergenza (Sge).
Una paralisi istituzionale che può diventare gravissima e bloccare letteralmente la ricostruzione del capoluogo, se la situazione non sarà subito pacificata.
A scatenare lo scontro, le direttive di ieri con cui Antonio Cicchetti, successore di Cialente come vice commissario (nomina che ha provocato le polemiche dimissioni del sindaco da braccio destro di Gianni Chiodi), ha fissato criteri più selettivi per assegnazioni e trasferimenti degli alloggi C.a.s.e, Map e fondo immobiliare, specificando anche che chi si assenterà più di tre mesi perderà l’alloggio.
Una direttiva di cui Cialente oggi ha asserito di non sapere nulla, e alla quale non obbedirà, come detto a chiare note. “È un’ordinanza non concordata – ha ringhiato – mi è piovuta addosso. Non voglio più applicare ordinanze non concordate”.
Solito siluro anche contro la Sge: “Ormai la situazione è quella di una nave senza nocchiero nella bufera”, ha sbottato Cialente.
E siamo solo all’inizio.
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