PESCARA – Sono forti le preoccupazioni per il buco nella sanità di 360 milioni di euro relativo al periodo 2004-2007 (Giunte Pace e Del Turco), scoperto nei giorni scorsi.

“È impossibile costituire un tavolo istituzionale congiunto con chi si ostina a essere sordo e cieco alle iniziative e agli allarmi preoccupati che l’Italia dei Valori sta rendendo pubblici da oltre un anno”, ha dichiarato il senatore Alfonso Mascitelli, segretario regionale dell’IdV, esprimendo valutazioni sul nuovo debito sanitario e sulla proposta avanzata da alcune associazioni di categoria su un tavolo istituzionale congiunto che comprenda maggioranza e opposizione.

Un buco sanitario che preoccupa anche Apindustria, che punta l’attenzione sulle imprese, “che non devono essre penalizzate”, ha detto il presidente Luciano Mari Fiamma.

“A fine 2009 – ha spiegato Mascitelli – eravamo riusciti a far approvare all’unanimità dal Senato un ordine del giorno, presentato dall’IdV, che impegnava il Governo a valutare, su richiesta ovviamente della Regione Abruzzo, l’opportunità di rimodulare nei tempi e nei contenuti il Piano di rientro della nostra regione, perché erano evidenti la sua rigidità e insostenibilità alla luce della grave tragedia del terremoto che aggravava la già critica situazione economica. All’epoca ricevemmo solo ironia e indifferenza. Ed ora ci chiedono di mettere tasse e ticket”.

“A maggio 2010, come risulta dai resoconti parlamentari – ha aggiunto – a una nostra interrogazione in cui si chiedeva al governo di conoscere nei dettagli la situazione dei nostri conti sulla sanità, il sottosegretario di stato per la salute Martini rispose che con cadenza trimestrale monitorizzavano gli adempimenti e che era a posto la verifica ‘del risultato di gestione 2007, 2008 e precedenti’. Sottolineiamo precedenti anni: anche qui era evidente che qualcuno stava nascondendo le vere cifre, perché miracolosamente in poco più di un anno erano scomparsi i disavanzi. Quindi il Governo non poteva non sapere”.

“In ultimo – ha concluso Mascitelli – il d.l.78, convertito in legge, obbligava il commissario entro giugno 2010, e non ora a dicembre, alla conclusione della ricognizione dei debiti individuando modalità e tempi di pagamento. Delle due cose l’una: o Chiodi sapeva e ha nascosto i conti, anche perché stranamente nessuno più parla dell’altra inadempienza, il mancato recupero dei crediti non esigibili delle strutture private per decine e decine di milioni, oppure non era stato in grado di assolvere all’obbligo che la legge imponeva al suo ruolo di commissario. In entrambi i casi, in un paese normale, le sue dimissioni da commissario sarebbero un atto dovuto”.

PRESIDENTE DI APINDUSTRIA: “NUOVO BUCO NON PENALIZZI LE IMPRESE”

L’AQUILA – “Le imprese non possono ulteriormente essere penalizzate dal nuovo buco della sanità, sia da un eventuale aumento delle tasse, che dalla sottrazione di fondi, i Fas, destinati allo sviluppo ed al rilancio dell’economia”.

È la posizione del presidente di Apindustria Confapi dell’Aquila, Luciano Mari Fiamma, sul nuovo debito emerso nella sanità.

“Le motivazioni addotte sulla svista per i 360 milioni di euro di buco sono ridicole – spiega Mari Fiamma – infatti uno stato patrimoniale, anche se non obbligato dalla legge, andava redatto comunque per monitorare debiti e crediti e, pertanto, i responsabili politici e amministrativi devono pagare andando tutti a casa”.

Apindustria attacca anche le opposizioni: “Non sono tollerabili le sceneggiate e gli isterismi dell’opposizione che, con onestà intellettuale, dovrebbe rendersi conto anche delle proprie colpe di quando era al Governo e anche all’opposizione”.

Mari Fiamma chiede “un patto di solidarietà per il definitivo risanamento della sanità”.

“Riaffermiamo quanto più volte detto in precedenza, che tutte le parti politiche di maggioranza ed opposizione dovrebbero stipulare un patto di solidarietà per il definitivo risanamento della Sanità, preso atto che il problema sarà una ‘patata bollente’ per chiunque governi ed andrà a governare”