L’AQUILA – “Ti sei risentito per le mie dichiarazioni sul tema spinoso della ricostruzione post terremoto in Abruzzo. Mi racconti delle cose fatte o in cantiere. E la tua lettera mi conferma nel mio dolore e nel mio giudizio su quanto accaduto nella tua regione”.
È la replica del governatore della Puglia, Nichi Vendola, al collega dell’Abruzzo, Gianni Chiodi.
“Dolore – spiega in una nota – perché L’Aquila è uno dei cuori pulsanti e nobili del nostro Paese, è un crocevia della bellezza del mondo, e la sua tragedia meritava una seria elaborazione del lutto, un rendiconto sincero delle responsabilità che rendono così vulnerabile un intero tessuto urbano, e soprattutto meritava un’opera possente e rigorosa di pianificazione della ricostruzione”.
“Invece – aggiunge Vendola – sono andati in scena gli spot pubblicitari delle ‘new town’, quella filantropia esibita in diretta televisiva, una permanente manipolazione delle cronache abruzzesi, e il tutto nel quadro delle attività appaltatorie della cosiddetta ‘cricca’”.
“Tutti gli abruzzesi che ho incontrato in America – prosegue – mi hanno espresso sgomento e indignazione per ciò che è stato ‘svelato’ dal popolo delle carriole e da quel cartello che diceva ‘Io non ridevo’. Si è fatta propaganda sulla pelle degli abruzzesi, si sono costruiti cicli di malaffare speculando sulla vita e la morte di una città. Io penso così e non riesco a tacere. Capisco il tuo imbarazzo e ti prego di comprendere la mia sincerità..”.
“Io penso che la ricostruzione – conclude Vendola – sia un impegno davvero ciclopico, che chiama in causa un’intera classe dirigente, le comunità colpite e insieme l’intera cultura nazionale. La ricostruzione non può essere ridotta alla stregua di un sondaggio, ad una vaga evocazione progettuale, a suggestioni che galleggiano nel vuoto pneumatico di iniziative concrete.. Questo a me sembra superficiale e poco serio”.
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