PESCARA – “Se il Senato non correggerà la norma sull’Imu 2013, riequiparando definitivamente gli alloggi Ater a prime case, l’Azienda si troverà con l’acqua alla gola”.
IMU SU CASE ATER: COSTANZI LANCIA L’ALLARME ”CORREGGERE NORMA, RISCHIO DISSESTO AZIENDA”
A lanciare l’allarme è Paolo Costanzi, amministratore unico dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale di Pescara e direttore del Consiglio regionale, che mette in evidenza la contraddizione e la “schizofrenia” del decreto legge 102/2013, appena approvato alla Camera e in discussione a Palazzo Madama.
Il provvedimento, infatti, cancella nel mese di luglio la prima rata per gli alloggi Ater, stabilendo, dunque, un’ equiparazione tra questi ultimi e le prime case, ma ne reintroduce la seconda.
“Per quest’ultima, quindi, si ritorna al passato in modo illogico, perché è evidente che siano prime abitazioni, visto che possono essere date solamente a chi non ha altro immobile abitabile – puntualizza – Tuttavia, per la seconda rata, lo stesso decreto fa un passo indietro e non sono più prime case. Incredibilmente, poi, sono giustamente assimilati a prime abitazioni gli alloggi sociali delle cooperative indivise, addirittura quelli invenduti delle imprese edili, ma non quelli di proprietà delle Ater”.
Una “follia” che, secondo l’amministratore unico, tocca il suo massimo, laddove il decreto stabilisce che dal 1 gennaio 2014, gli alloggi con funzioni sociali torneranno di nuovo a essere prima case.
“Una confusione, questa, che potrebbe essere letale per i conti delle Ater”, afferma.
Se il Senato non modificherà la norma, infatti, il nuovo importo da versare allo Stato sarà di 300 mila euro, cifra che andrebbe a gravare ulteriormente su una situazione economica di profonda crisi dell’azienda, iniziata nel 2012, quando l’Ater si è trovata a dover sborsare 1 milione 124 mila euro di Imu solo per il comune di Pescara.
“Non si può fare un bilancio di previsione con delle norme ballerine – prosegue Costanzi – L’Imu dell’anno scorso ha inciso pesantemente sui costi dell’Azienda che deve trovare ancora coperture per quel debito, pagato solo in parte, con un primo acconto di 250 mila euro e con rate di 14 mila euro al mese che tuttora si stanno saldando. A questo si aggiungerebbero, eventualmente, altri 300 mila euro se il Senato non intervenisse”.
L’Ater, che non ha potuto approvare il bilancio di previsione del 2013, conta 5000 alloggi, di cui 4800 solo sul territorio di Pescara, che nel 2012 hanno pagato la tassa con un’aliquota al 5.8 per mille.
“Per lo scorso anno, la mancata chiarezza della normativa nazionale sull’assimilazione delle case popolari a prime case, ha comportato un costo pesante che incide per il 30% rispetto ai ricavi da canoni – prosegue – Una enormità visto che con il resto l’Ater deve pagare gli stipendi al personale, altre imposte, provvedere ai costi di funzionamento delle strutture e, a questo punto solo in teoria, pensare alla manutenzione del patrimonio edilizio che legittimamente gli assegnatari reclamano”.
A fronte di uscite enormi, resta poco e niente per la manutenzione degli alloggi per la quale nel bilancio 2012, gli stanziamenti sono stati di soli 22 mila euro euro che diventano 4,50 euro a casa, suddivisi per i 5.000 alloggi. Marianna Galeota
Intanto...
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