L’AQUILA – Un laboratorio scientifico di tassidermia, versione moderna dell’imbalsamazione degli animali, del Corpo forestale dello Stato, riconosciuto a livello regionale e nazionale.
Lo scopo primario di questo laboratorio è la ricerca e l’attività scientifica, ecco perché il principale bacino di utenza è proprio la comunità scientifica, in attesa che possa diventare fruibile anche a un pubblico più ampio per scopi didattici più generici. Al momento il laboratorio, che si trova all’Aquila all’interno del Comando regionale del Corpo forestate dello Stato, è ancora in attesa di una struttura più consona.
“L’idea di questo progetto – dice ad AbruzzoWeb il responsabile dell’ Ufficio territoriale per la biodiversità (Utb) Maurizio Sista – è nata con la finalità di collaborare con i grandi Musei nazionali, pensando di aggiungere un tassello importante nella rete di raccolta d’informazioni e dati scientifici sul nostro territorio. Nel nostro laboratorio ci occupiamo della tassidermia di uccelli e piccoli mammiferi, ovvero la tecnica di preparare a scopo scientifico, soprattutto per i musei di scienze naturali, le pelli degli animali in modo da rendere possibile la conservazione e di imbottirle dando loro l’aspetto e l’atteggiamento degli animali vivi”.
“Ci occupiamo del recupero di animali morti – continua – che riceviamo dalle riserve o dagli enti parco. Animali che altrimenti sarebbero andati persi. Dopo un attento controllo da parte del servizio veterinario della Usl, che serve a certificare che gli animali non siano portatori di alcuna patologia, queste carcasse ci vengono portate e noi le disponiamo in un congelatore, in attesa di inserirli nel processo di tassidermia”.
Il tassidermista Eliseo Strinella e lo staff che lo affianca, hanno seguito un’alta formazione presso il museo nazionale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) di Bologna, con il quale la collaborazione è ancora molto forte e si affianca alla cooperazione con il museo civico di zoologia di Roma.
Il progetto del laboratorio nasce in due momenti differenti, come museo di animali in pelle e più importante, come laboratorio per la preparazione dei reperti.
“Il processo di tassidermia – spiega Strinella – prevede lo svuotamento dell’animale ad eccezione delle ossa delle zampe e delle ali, il resto del corpo viene sostituito da manichini realizzati in materiale sintetico. Esistono due modi di preparazione: quello in pelle, quando l’animale è messo in posizione allungata; ed è facile farne delle considerazioni scientifiche come le misurazioni, ma anche per questioni di spazio; oppure in posizioni più plastiche, montati su delle basi e dedicati principalmente all’esposizione”.
“Oltre alla pelle – prosegue il tassidermista – classifichiamo parti ossee come i crani e gli sterni, ma anche tessuti molli come fibre muscolari, interni stomacali e qualche volta parti del fegato, soprattutto per quegli esemplari molto sensibili all’effetto dell’inquinamento. Ogni animale ha un cartellino che riporta tutte le specifiche”, aggiunge il tassidermista.
“La catalogazione dei reperti, che ad oggi arrivano a circa 250, permette di studiare l’animale a 360 gradi. Infatti, oltre al sesso, all’età, alla località e la data di ritrovamento, e talvolta le cause della morte, si può stabilire anche il patrimonio genetico dell’animale per mezzo della conservazione del dna di ciascuno”, conclude Strinella.
Infatti, l’Utb dell’Aquila tramite la conservazione del dna degli esemplari, permette di conservare le specie a rischio estinzione. Lo studio di questi esemplari ermette di monitorare lo svolgimento della vita delle specie all’interno dell’ecosistema appenninico, scoprire cosa mangiano davvero e a cosa sono più sensibili. Spesso questo impegno permette di collaborare con la polizia giudiziaria, per effettuare dei rilevamenti nelle località di ritrovamento in caso di morti poco chiare.
Nel frattempo, anche se in una struttura provvisoria, l’impegno dell’Ufficio territoriale per la biodiversità continua. Di recente si è anche occupato di tenere un corso a livello regionale del personale forestale per il riconoscimento dell’avifauna selvatica.



