L’AQUILA – Comincia un “autunno caldo” per l’ormai ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, con una settimana di fuoco in cui sarà chiamato in aula per ben tre processi diversi, due all’Aquila e uno a Roma.
Due di queste udienze sono fissate oggi, 1° ottobre, proprio nel giorno in cui passerà formalmente il testimone a Paola Inverardi, lasciando la carica di rettore che ricopre dal 2004.
Di Orio, infatti, sarà imputato a Roma per concussione e all’Aquila per diffamazione aggravata, entrambe nei confronti del professor Sergio Tiberti, suo principale oppositore e accusatore negli ultimi anni.
Giovedì prossimo, 3 ottobre, sarà ancora una volta alla sbarra nel capoluogo con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato (assieme ad altri due imputati) nell’ambito del processo sugli affitti gonfiati dei capannoni ex Optimes dove è stata ricollocata la facoltà universitaria di Ingegneria che ha avuto la sede danneggiata dalla scossa delle 3.32.
Su questa vicenda c’è, tra l’altro, maretta in seno ai vertici dell’Ateneo, perché il Consiglio d’amministrazione, a maggioranza dioriana, fin qui ha scelto di non costituirsi parte civile, provocando le furie dei denuncianti.
Si tratta di tre inchieste che nascono dalle battaglie giudiziarie e mediatiche di Tiberti, che ha denunciato Di Orio nei primi due casi costituendosi come parte lesa e ha fatto scaturire l’inchiesta della procura aquilana sugli affitti con polemiche conferenze stampa e comunicati assieme ad altri docenti dell’opposizione.
Non è finita qui perché nei giorni scorsi, come anticipato da AbruzzoWeb, è spuntata un’altra inchiesta, questa volta dei pm di Rieti, sui rapporti nati tra l’Ateneo, la Fondazione universitaria e lo stesso Di Orio con gli esponenti del Comune di Antrodoco subito dopo il sisma. Le ipotesi di reato sono quelli di abuso d’ufficio aggravato e truffa, comunque le indagini sono ancora in corso.
La vicenda della presunta concussione si origina quando Tiberti viene nominato responsabile scientifico di uno studio in convenzione tra Enel e Università e da allora, secondo il prof, cominciano le richieste e i versamenti di denaro a Di Orio.
“Oltre 200 mila euro in 10 anni versati a titolo personale”, questa la quantificazione fatta da Tiberti nella sua denuncia del 13 settembre 2009, in cui spiega di aver detto basta nel 2006.
Di Orio si è sempre difeso negando ogni richiesta ed evocando piuttosto l’ipotesi di una ‘vendetta’ del prof.
“Fra noi due, che ci conosciamo e siamo amici da 35 anni – dichiarò al Giornale nel 2010 – è sorto un contrasto su uno studio commissionato dall’Enel sulle condizioni di vita dei territori in cui sono presenti le centrali a carbone. Io non ho voluto avallare la tesi che era presente in quello studio di Tiberti, e da lì si sono rotti i rapporti”. Su questa e simili affermazioni, tra l’altro, c’è stata un’altra querela per diffamazione.
L’inchiesta sulla concussione si è sviluppata in oltre 3 anni in modo controverso e con numerosi cambiamenti dei protagonisti inquirenti e giudicanti.
A dare l’avvio a tutto è stato un esposto di Tiberti alla procura della Repubblica dell’Aquila, con l’acquisizione di assegni e la verifica di movimenti di denaro. Successivamente, però, l’indagine è stata trasferita nella Capitale per competenza territoriale dal sostituto procuratore del capoluogo Fabio Picuti.
Una svolta c’è stata nell’ottobre 2010, quando il pm della procura romana Pietro Giordano ha chiesto l’archiviazione per Di Orio al giudice per le indagini preliminari dell’epoca, Maria Teresa Covatta.
A quel punto l’avvocato di Tiberti, Giorgio Tamburrini, ha fatto opposizione ma, poco prima che un altro giudice subentrato nel frattempo, Flavia Costantini, fissasse l’udienza di merito, Giordano è tornato sui suoi passi, revocando la richiesta di archiviazione: una mossa a sorpresa, consentita ma inusuale per un pm.
Quando il sostituto è stato trasferito, il fascicolo è passato di mano a Deodato che, però, ha preso una direzione differente, chiedendo il rinvio a giudizio al gup Cipriani, che lo ha concesso. In udienza preliminare, i giudici capitolini hanno considerato “fantasiosa” la ricostruzione dioriana dei fatti.
Per quanto riguarda la diffamazione, i fatti risalgono all’inaugurazione della nuova sede della Corte d’Appello dell’Aquila, il 23 settembre 2011, alla quale è intervenuto tra gli altri il vice presidente del Csm, Michele Vietti, accompagnato proprio dal professor Tiberti alla luce del loro rapporto di amicizia.
A tale proposito, Di Orio, qualche giorno dopo nel corso di un convegno dell’Italia dei valori, suo partito di riferimento dell’epoca, il 1° ottobre 2011 avrebbe dichiarato a una emittente televisiva aquilana che Tiberti aveva portato Vietti per intimidire la magistratura aquilana.
C’è da ricordare che la magistratura a quei tempi era impegnata in particolare nell’inchiesta sui presunti affitti gonfiati stipulati dell’ateneo dopo il terremoto per ricollocare alcune sedi universitarie, che è sfociata nel terzo processo di questo autunno caldo.
Sulla denuncia di Tiberti il pm David Mancini aveva chiesto l’archiviazione ma poi, dopo l’opposizione della difesa, il gip Giuseppe Romano Gargarella ha rigettato l’istanza, emettendo una ordinanza dispositiva di imputazione coatta in seguito alla quale lo stesso pm dovrà formulare il capo d’imputazione emettendo il decreto di citazione diretta a giudizio.
L’inchiesta per abuso d’ufficio sui “maxi affitti” riguarda presunti canoni gonfiati dei locali dove ricollocare la facoltà di Ingegneria dopo il terremoto del 6 aprile 2009 e i relativi lavori di adeguamento: anche su questi c’è il sospetto di un ritocco verso l’alto. Differenze cospicue, visto che ammontano a poco meno di 5 milioni di euro.
Gli altri due imputati sono Filippo Del Vecchio, ex direttore amministrativo dell’ateneo aquilano e oggi direttore generale dell’Università “D’Annunzio” di Chieti, e Marcello Gallucci, rappresentante legale della società Gallucci Srl, titolare del capannone in passato sede della Optimes, fabbrica di cd fallita prima del terremoto, dove ancora oggi si trovano le aule di Ingegneria che solo dal 9 ottobre per alcuni corsi torneranno alla storica sede del polo di Roio.
Secondo l’accusa, l’affitto annuo previsto nel contratto di 6 anni (rinnovabile di altri 6) è lievitato da 715 mila euro a 1,24 milioni (vale a dire da 6,48 euro al metro quadrato a 11,63 euro). Sempre secondo il pm, il contratto fu stipulato in assenza di un’attenta analisi di mercato da parte dell’ente per individuare la soluzione più conveniente e in mancanza di una stima dell’Agenzia del territorio.
Dalle indagini è emersa anche la circostanza dei lavori di adeguamento: ancora il pm Mancini ha sottolineato come ci sia stato un ulteriore vantaggio per la Gallucci Srl, e per la società appaltatrice Fiordigigli Sabatino & Figli Srl, con legale rappresentante Sabatino Fiordigigli, cognato di Gallucci, non indagato.
Indice puntato sull’importo “complessivo iniziale di 3,6 milioni più Iva, a cui ha fatto seguito il pagamento di complessivi 5.770.387,20 euro, somma superiore di oltre 1 milione 450 mila euro rispetto a quanto pattuito”. Alberto Orsini






