L’AQUILA – A 70 anni dall’eccidio dei 9 martiri aquilani, riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Franco Marulli sul silenzio che, riguardo l’episodio, si mantenne a diversi livelli, anche all’interno della stessa caserma Pasquali dive avvenne la fucilazione.

LA NOTA INTEGRALE

Già nel suo articolo, lo storico Walter Cavalieri ha parlato della “congiura del silenzio” che ha caratterizzato l’eccidio dei 9 martiri aquilani e che fu attuato, posso dirlo per esperienza diretta, anche nella stessa caserma Pasquali.

Noi giovinetti che abbiamo vissuto per vent’anni, dal 1955 al 1975, all’interno della Caserma non abbiamo mai saputo che nella stessa erano stati trucidati, dalle milizie tedesche, quei 9 giovani ragazzi. Abitavano nella caserma Pasquali perché figli di ufficiali o sottufficiali appartenenti al 13°Reggimento Artiglieria da Campagna ”Granatieri di Sardegna” in camerate adibite ad abitazioni.

Né dai nostri genitori né in nessuna omelia celebrata dal cappellano militare abbiamo mai sentito un ricordo del sacrificio di questi Martiri. E mai nessuna autorità civile è venuta a commemorare il tragico evento anche perché non esisteva neanche una lapide a ricordo. L’unica cosa rimasta davvero impressa a noi ragazzini erano quei grossi fori che si vedevano dentro il muro di cinta della caserma: pensavamo si trattasse di qualche esercitazione di tiro fatta dai militari.

E noi giocavamo proprio sotto quel muro, a fare i soldatini, ignari che lì erano stati atrocemente uccisi del ragazzi che avevano solo dieci anni più di noi. Forse all’inizio si inscenò questa farsa per evitare rappresaglie della cittadinanza, ma perché si è continuato anche per anni e anni a restare in silenzio? È una domanda che mi pongo a 70 anni dall’evento. Chissà se la società civile darà mai una risposta a questa ignobile bugia?