L’AQUILA – Grillino della prima ora, cacciato dai forum regionali e dalla pagina ufficiale Facebook del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo “per essere una talpa del presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo, Nazario Pagano”, almeno questo è quello che gli hanno detto.

Continuano i siluramenti a tutti i livelli dalle parti dei grillini. Ultimo epurato, il giornalista aquilano Fabio Sciarra, iscritto al movimento del comico genovese dal 2007, che lavora presso la segreteria di Pagano “nonostante non abbia mai nascosto le mie simpatie per i grillini”.

“Tutto è iniziato – spiega Sciarra – quando ho provato a chiedere spiegazioni su alcune scelte e comportamenti che contraddicevano apertamente i declami di Grillo a livello nazionale. Invece di ricevere risposte sono stato cacciato dal forum, non certo da Grillo o Caseleggio, con l’accusa di lavorare per il Presidente del Consiglio”.

Si tratta del secondo caso di grillini abruzzesi che i qualche modo lasciano il movimento: altri due attivisti, Samanta Di Persio e Leonardo Dongiovanni, hanno infatti lasciato i cinque stelle per “mancanza di trasparenza”.

Una fronda che ora getta un’ombra in vista delle future strategie nella grande corsa, ancora ai blocchi di partenza, delle elezioni regionali.

Sciarra, lei è stato cacciato dal movimento solo perché è un dipendente del Consiglio regionale?

Non sono stato espulso dal Movimento nazionale ne dal sito di Beppe Grillo, al quale sono e resto iscritto dal 2007, bensì dai forum regionali e dalla pagina ufficiale del M5s Abruzzo di Facebook, dove si stava discutendo del regolamento regionale e dei criteri per le future candidature. Dopo tre giorni è stata cancellata anche ogni traccia delle mie richieste di chiarimenti. Ma avevo fatto in tempo a capire di avere a che fare con gente molto disonesta e ho salvato subito gli screenshot (schermate, ndr) da tenere come prova.

Se non è stato espulso da Grillo, allora da chi?

Da Fabio Stella, l’assistente parlamentare dell’onorevole “cittadino” Gianluca Vacca, che mi accusava di essere “una talpa di Pagano”. Ho provato a spiegare che sono un dipendente assunto alla Regione con pubblico concorso per titoli ed esami dal 1995, e che lavoro per il presidente del Consiglio, una figura istituzionale super partes, chiunque sia il politico nominato dall’assemblea. Niente da fare. Mi hanno prima vigliaccamente impedito di continuare a scrivere e poi, senza darmi la possibilità di rispondere, hanno continuato a scrivere post in cui alludevano che io fossi un “raccomandato”, di “lavorare per Pagano” e di essere una sua “talpa”. Io che non ho mai avuto in tasca una tessera di partito, tanto meno quella del Pdl, dei Verdi o di Rifondazione. E se Pagano, che per altro è stato sempre al corrente delle mie simpatie per Grillo, avesse deciso di “epurarmi” dall’ufficio solo perché sono sostenitore del M5S? Loro che cosa avrebbero pensato?

Già, che cosa?

Mi hanno cacciato prima di poterlo chiedere.

L’hanno cacciata solo per questo motivo?

Ovviamente no. Questa è stata solo la scusa alla quale si sono voluti appigliare. Anche se una motivazione ufficiale non mi è mai stata data. Una specie di caccia alle streghe dove sono solo loro, non si capisce a che titolo, a decidere chi è la persona più eguale degli altri. In realtà, stavo seguendo uno dei comandamenti di Grillo, verificare tramite web, “con un semplice clic” come ama semplificare lui, che i propri eletti si comportino consequenzialmente ai quattro principi cardini del Movimento stesso: onestà, trasparenza, meritocrazia e coerenza. Quando ho scoperto che in Abruzzo non venivano affatto rispettati, ho provato a chiedere spiegazioni. Non ho ricevuto alcuna risposta e mi hanno infine silenziato cacciandomi con quella ridicola scusa.

Nel suo status sulla piazza virtuale di Facebook dice di aver “scoperto cose molto gravi sul M5s Abruzzo e sulle persone che pretendono di gestirlo”. Cose che riguardano anche i Parlamentari. A cosa si riferisce?

Stavo partecipando all’ennesima discussione sulla bozza del fantomatico regolamento regionale, del quale si discute da mesi senza venirne a capo. Nella bozza del testo non si menzionava affatto il criterio della meritocrazia. “Meritocrazia”, altro imprescindibile valore che Grillo promette un giorno sì e l’altro pure sul web. Si dava solo importanza a un merito: quello dell’attivismo, mettendo in secondo piano tutti gli altri. Premettendo in continuazione che non era alcuna mia intenzione candidarmi ma solo rimanere un elettore del M5s, facevo notare che, senza avere completato la bozza di programma, si stavano arenando sulle stesse secche dei vecchi partiti, come potevo testimoniare dopo vent’anni di lavoro in Consiglio. Litigavano sui soliti vecchi trucchi per escludere e non includere più gente possibile. Facevo l’esempio che se fosse tornata la professoressa di matematica dell’Mit di Boston, una nostra corregionale che ha avuto il vanto di essere la prima donna della storia titolare di quella prestigiosa della cattedra, e avesse voluto proporre la sua candidatura al M5s per fare il futuro assessore al Bilancio della Regione, che si faceva? La si escludeva perché non aveva partecipato alle assemblee, ai banchetti o a qualche pantomima a piazza Salotto.

Sarebbe stata esclusa?

Secondo la bozza del regolamento, sì. Quindi ho continuato a insistere che era fondamentale valutare l’intero curriculum dei candidati, oltre all’“attivismo”. Nulla, niente da fare. Anche per la figura dei “coordinatori regionali”, di cui il “non statuto” di Grillo non fa alcuna menzione, è stato possibile votare solo dei nomi, senza che venisse allegato uno straccio di curriculum. Mi hanno spiegato che non era possibile “per motivi d’urgenza”, non c’era stato il tempo. Meno male, ho risposto io, pensavo che “ce lo chiedesse l’Europa”.

Quanti coordinatori esistono in Abruzzo?

Dieci, due regionali e due per ogni provincia. Assurdo per un Movimento che pretendere di essere “leggero” e di abbattere “i costi della politica” ma è così. E mentre insistevo sull’importanza dei curriculum, cominciavo a essere attaccato personalmente da alcuni “attivisti”. In particolare da tale Fabio Stella. Prima non sospettavo chi fossero. Pensavo solo che si trattasse di giovani inesperti, ingenui, esaltati e un po’ ignoranti. I soliti “bimbominkia” che infestano un po’ tutti i social. Altri iscritti, già precedentemente espulsi, mi hanno contattato privatamente per informarmi su di loro e perché soffrissero di orticaria solo a sentir parlare di curriculum.

È riuscito a capire di chi si trattasse in realtà?

Ho scoperto che questo Fabio Stella era il classico “bue che dava del cornuto all’asino”. Oltre a essere uno degli amministratori della pagina ufficiale del M5s Abruzzo di Facebook, è infatti l’assistente parlamentare assunto direttamente da Gianluca Vacca, come risulta anche sul suo sito personale. Chiunque avesse provato, prima di me, a chiedere per quali meriti Stella ricoprisse quei ruoli è stato espulso senza avere alcuna risposta. Sappiamo per certo che il portaborse di Vacca si ritiene nel ruolo di amministratore della pagina Facebook, a suo insindacabile giudizio, l’attivista più attivista degli altri, e che quindi si può permettere di eliminare chi pone domande scomode. Anche la Gestapo, in questo senso, rivendicava un indiscutibile attivismo.

A parte i metodi di Stella, l’assistente parlamentare è un incarico di fiducia, ogni parlamentare può scegliere liberamente il suo.

Non ci sarebbe alcuno scandalo, infatti, se non fosse l’assistente di un onorevole “cittadino” del M5s. Il 15 marzo scorso, all’indomani delle elezioni, la Lombardo lanciò, via web e sulla stampa, un invito aperto a tutti cittadini italiani a inviare i curriculum per cercare “persone pulite, trasparenti e oneste, competenti e volenterose” che volessero aiutare il movimento “a far uscire dal buio questo Paese”. Non menzionava assolutamente gli “attivisti”. Insomma, per la prima volta gli assistenti parlamentari, sarebbero stati selezionati in maniera trasparente e non solo sulla fiducia dei politici. In risposta a quell’appello, arrivarono via mail 18 mila curriculum di cittadini italiani. Successivamente la presidente della Camera, Laura Boldrini, fu accusata pubblicamente dal M5s di fornire gli elenchi dei nominativi degli assistenti parlamentari della Camera, “violando ogni principio di garanzia e di trasparenza, erano carenti di qualsiasi informazione inerente dati anagrafici e curriculum professionali”. E proprio Grillo è tornato ad attaccare sul suo blog i costi del personale della Camera e ha preteso di “vederci chiaro”. Ma i 18 mila cittadini che nel frattempo hanno spedito il loro curriculum stanno ancora aspettando di sapere chi, come e perché sia stato selezionato assistente dei parlamentari M5s.

Sta affermando che sono stati completamente ignorati i curriculum inviati dai cittadini?

Da quello che ho potuto verificare, sì. Una vera e propria presa in giro. Sul sito della Camera del M5s gli aggiornamenti sono fermi al 23 marzo, quando fu fatta la denuncia contro la Boldrini. È questo lo scandalo. Mentre dal sito personale dell’onorevole Vacca sappiamo solo che Stella è il suo portaborse. Niente di più. Il giorno dopo la mia scoperta, dall’Aquila, l’attivista dottoressa Samantha Di Persio, è arrivata alla stessa conclusione riguardo il fantomatico portaborse della senatrice Enza Blundo, del quale attualmente non si conosce nemmeno il nome. Anche la Di Persio, che non può essere accusata certo di essere una “talpa” di Pagano, avendo all’attivo due libri pubblicati dallo stesso Casaleggio e pubblicizzati sul Blog di Grillo, non è riuscita a ottenere chiarezza dagli “attivisti” locali. Io, invece, che sono stato cacciato fuori dallo stesso Stella, mi chiedo: Vacca, se lo ha scelto solo in base alla fiducia, è consapevole o no dei comportamenti del suo stesso portaborse?

Secondo lei ne è consapevole?

Non lo so. Sono stato cacciato prima di poter porre questa domanda. So solo che lo stesso onorevole Vacca è personalmente molto attivo su quella pagina. Ma su questa vicenda continua a tacere. Solo ieri, tre giorni dopo la mia epurazione, ha ammesso in un post di essersi “dimenticato” di inserire i curriculum dei suoi collaboratori, non solo di Stella, e che avrebbe presto provveduto. Confermando però che quella scelta era assolutamente discrezionale. Per la buona pace dei 18 mila fessi che avevano inviato il loro curriculum sperando nella “meritocrazia”.

Grillo è a conoscenza di tutto questo, secondo lei?

No. Forse questa è la colpa più grave di Grillo. Aver sostenuto la nascita di un grande Movimento e poi, per ciò che riguarda il territorio, averlo abbandonato, senza controllo e senza assumersene la responsabilità, all’anarchia più assoluta. Terra di conquista dei soliti furbi che non hanno avuto spazio in altri partiti. Infatti, mentre discutevo con questi individui, ho scoperto forse la cosa più grave.

Che cosa ha scoperto?

Un altro degli “attivisti”, uno che rivendicava l’onore di aver fatto la pantomima di pochi giorni fa a piazza Salotto travestito da Berlusconi, nell’argomentare con una certa difficoltà i criteri delle prossime candidature, ha rivelato un fatto gravissimo per un Movimento che pretende di essere il paladino della “democrazia dal basso”, “dell’uno vale uno”. Affermazioni mai smentite né dall’onorevole Vacca né dal suo portaborse Stella, che anzi dimostrava di avere con una certa familiarità e simpatia per quell’attivista. Ha scritto testualmente sulla pagina che poiché “il nostro ‘gruppo’ regionale è pieno di ominicchi, spacconi e vocc’aperte di ogni tipo, oltre a tanta incompetenza e stupidità alla fine le candidature verranno imposte ‘dall’alto’”. Anche lo stesso estensore della bozza del regolamento regionale e dei criteri per le candidature, un “attivista” dell’Aquila, si è detto concorde a quella posizione. Ho preteso che venisse fatta immediatamente chiarezza su quelle gravi affermazioni.

Che risultati ha ottenuto?

Di essere prima deriso, poi calunniato e infine espulso dalla pagina Facebook. Sono stato “bannato” che, sulla rete, equivale a ricevere un colpo a bruciapelo per silenziare i “dissidenti”. Hanno solo sostituito “il clic del mouse” al “bang” delle pistole. In seguito hanno provato a cancellare ogni traccia di quello che era successo e avevo provato a denunciare, proprio come si fa dopo aver commesso un delitto. A modo loro, hanno applicato il principio della “trasparenza”.

Sul suo status Facebook ha scritto che prende le distanze da “personaggi che agitano come dei cretini le bandierine dietro le quali nascondere interessi personali”. Vuol dire che abbandona il movimento?

Sono sempre stato e volevo rimanere un simpatizzante del M5s. Ci credevo, come tanti, ma da quello che ho scoperto, a livello locale, non avranno certo il mio voto. Sono pericolosi come i ragazzini dei barrio della periferia di Caracas.

Si spieghi meglio.

Una giovane operatrice di una Ong italiana una volta mi ha raccontato di sentirsi abbastanza sicura a vivere sola, a Caracas. Solo di una cosa mi ha confessato di essere terrorizzata: di imbattersi con i ragazzini poveri di Caracas, che nei weekend usano girare armati e fatti di cocaina. Utilizzano quelle armi con la stessa facilità e incoscienza con la quale un bambino italiano sparerebbe con la sua pistola a freccette contro un obiettivo a caso. Ecco, consegnare il mio voto a certa gente, sarebbe come offrire una pistola armata a un ragazzino di Caracas. Estremamente pericoloso per me e per gli altri. (red)