L’AQUILA – L’epurazione di Carlo Vicentini da primario del reparto di Urologia dell’ospedale di Teramo manda in frantumi alcuni ambienti dell’Università dell’Aquila, in particolare quelli legati al rettore uscente, Ferdinando Di Orio.

È spuntata una lettera aperta diffusa per posta elettronica in cui il docente universitario chiede a Di Orio di scendere in campo in sua difesa, visto che, lo accusa, fino a quel momento non ha alzato un dito per tutelare la posizione di un professionista in precedenza ritenuto vicino alla sua schiera di fedelissimi: “Chiedo di tutelare non la mia persona, ma la dignità del mio, del nostro ruolo di professore universitario”, scrive infatti Vicentini.

L’email fa seguito a un’altra in cui l’ex capo di Urologia puntava il dito sugli accordi in corso di stipula tra la Asl teramana e l’Università dell’Aquila, mettendo in guardia il rettore dal rischio che si potesse tornare “a convenzioni ‘ad personam'”, con le quali “diventiamo tutti più ricattabili”.

Un vero e proprio atto di accusa che si innesca in una vicenda intricata dai molteplici risvolti e nata già con un “peccato originale” che aveva innescato un mare di polemiche.

LA VECCHIA CONVENZIONE DEI VELENI

All’epoca della firma del precedente convenzionamento tra l’Univaq e l’Asl di Teramo, infatti, nel capoluogo si era gridato allo scippo, considerato che alcuni pezzi da 90 della sanità aquilana erano stati dirottati dall’altro lato del Gran Sasso.

Tra di essi, i nomi più eclatanti erano quelli dello stesso Vicentini e di Vittorio Calvisi, finito a dirigere il reparto di Ortopedia di Sant’Omero (Teramo) e anche lui caduto sotto la scure dei nuovi accordi, insieme all’altra universitaria Maria Penco, primaria di Cardiologia ad Atri (Teramo).

La questione finì anche nell’aula del Consiglio comunale, con un’interrogazione siglata a più mani da alcuni esponenti dell’opposizione di centrodestra.

L’ACCUSA: ACCORDO UNIVAQ-ASL TERAMO CONTRO IL CAPOLUOGO

Sul banco degli imputati era finita la triade composta da Di Orio, il suo braccio destro Maria Grazia Cifone, allora preside della facoltà di Medicina, e il manager della Asl di Teramo, Giustino Varrassi, un altro prof dell’Ateneo legato al rettore uscente, che aveva avallato lo “shopping dentro l’ospedale dell’Aquila”, come aveva detto velenosamente il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis.

In pratica, si ipotizzava la presenza di un “cerchio magico” di docenti vicini al gruppo di potere che ha gestito l’Ateneo dell’Aquila fino alle elezioni che hanno messo fine all’era-Di Orio che flirtava con la Asl di Teramo a danno dell’azienda del capoluogo.

LA SPONDA POLITICA DEL PDL

Il tutto con l’appoggio di una parte importante del Popolo della libertà, vedi l’ex assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni, poi diventato capogruppo all’Emiciclo, e il governatore Gianni Chiodi, non a caso entrambi teramani.

Sospetti rafforzati dal fatto che Chiodi, nel suo ruolo di commissario ad acta per la sanità, aveva messo Varrassi sulla poltrona di direttore generale della Asl di Teramo.

La Cifone si era difesa gettando la croce addosso agli amministratori locali e ai vertici della sanità aquilana: “C’è una lobby che ‘eterodirige’ i manager, finendo per danneggiare non solo la facoltà di Medicina, ma la città in generale, che vede andare altrove ottimi professionisti e si vede assediata da realtà, quali Avezzano e Sulmona, che reclamano posti letto nonostante abbiano ospedali fatiscenti”.

“Il tutto – aveva affermato ancora la Cifone ad AbruzzoWeb – con il silenzio della politica cittadina: dove erano, per esempio, Massimo Cialente e Giorgio De Matteis, medici e uomini delle istituzioni che conosco e stimo, quando esimi loro colleghi sono stati costretti all’esilio dall’ostinazione della Asl a fare muro contro muro con l’Università?”.

IL GRUPPO DELL’EX RETTORE A PEZZI

Da allora le cose, però, sono cambiate.

Innanzitutto la forza di Di Orio & co. è stata pesantemente ridimensionata, un mese fa, dalla vittoria alle elezioni per il nuovo rettore di Paola Inverardi, che ha sconfitto la Cifone raccogliendo su di sé anche il consenso della fronda dei “picconatori” e ha spezzato il dominio dell’uscente, durato 9 anni, gli ultimi dei quali caratterizzati anche da vicende giudiziarie.

Una circostanza che ha mandato in frantumi la compattezza fino ad allora mostrata dal fronte pro-Di Orio.

Ne è testimonianza lo scambio di dichiarazioni al vetriolo che hanno caratterizzato l'”affaire Vicentini”, con la Cifone che se l’è presa con Varrassi con un duro j’accuse affidato al blog teramano I due punti, e la risposta piccata del manager: “Non è stata, come dice la Cifone, un’improvvisa decisione di cui lei era all’oscuro. In commissione c’è anche un rappresentante del suo dipartimento”.

Il riferimento è alla riunione del comitato paritetico Asl-Atenei in cui si è deciso di rimettere in capo a medici ospedalieri la guida dei reparti al centro delle polemiche sacrificando gli universitari.

VICENTINI A DI ORIO: “DIFENDI PROF AQUILANI CACCIATI” 

Quindi è uscita fuori la mail critica di Vicentini nei confronti di Di Orio, nella quale, tra l’altro, l’urologo contesta all’ex rettore le prese di posizione sugli accordi tra l’Univaq e la Asl di Teramo: “Alla luce di questi ultimi accadimenti non posso condividere, ma penso neanche più lei, le espressioni di ‘reciproca soddisfazione’ di ‘decisivo passo avanti per una duratura ed efficace collaborazione tra Università e sistema regionale’ che pure sono state trionfalisticamente da lei espresse nel comunicato stampa del 21 giugno 2013”.

E ancora, sempre in riferimento alla convenzione, Vicentini sottolinea a Di Orio che già in precedenza aveva rappresentato “le perplessità su un atto che, così come concepito, indeboliva fortemente la componente universitaria presente a Teramo. L’atto convenzionale, così come siglato, appare poi pieno di imprecisioni come rilevato, d’altronde, nella recente riunione del dipartimento Mesva e i cui rilievi tecnici sono inappuntabili: mancata motivazione, incongruità nel mantenimento della scuola di specializzazione, tentativo di smembramento dell’Urologia universitaria nelle persone e nelle strutture, assoluta mancanza di riferimento a professori universitari ‘cacciati’ dalla Asl”.

Insomma, un tutti contro tutti, in attesa che Di Orio batta un colpo a sostegno degli “epurati”, ma la risposta, a oggi, è il silenzio. Pierluigi Biondi