L’AQUILA – Imprese e tecnici sul piede di guerra per una norma contenuta nella “leggina” per la ricostruzione in corso di discussione alla Camera dei deputati.

In uno degli emendamenti approvati durante la lettura al Senato, infatti, è stato previsto che l’erogazione dei fondi relativo agli stati di avanzamento dei lavori (Sal) successivi alla prima tranche del 25% possa essere effettuato solo a seguito di un’autocertificazione con la quale si attesi che sono stati pagati fornitori e subappaltatori.

Dichiarazioni che dovranno essere riferite sia ai Sal precedenti che a quello per cui si chiedono i soldi. 

Un comma inserito per evitare il ripetersi di fenomeni, ben noti all’Aquila e nel “cratere”, di aziende medie e piccole lasciate a secco e messe in difficoltà economiche dai big venuti da fuori, ma che sta per trasformarsi in un pericoloso boomerang e, soprattutto, potrebbe rallentare ancora di più la riparazione degli immobili danneggiati dal sisma.

Il problema principale, secondo gli ambienti imprenditoriali, è che le ditte titolari degli affidamenti da parte dei privati, si trovino costrette a dover anticipare di tasca propria i fondi per le fatture di fornitori e subappaltatori, e magari anche prima dei tempi stabiliti dai reciproci accordi, che in genere fissano a 60-90 giorni i pagamenti.

In tempi di profonda crisi, e con i cantieri che stentano a partire, è un lusso che in pochi si possono permenttere, come rivelano preoccupati i costruttori locali, che temono un’ulteriore invasione dei potentati extra-regione che, magari, possono contare su liquidità importanti.

Ma i più perplessi sono i tecnici, come spiega il vice presidente dell’ordine degli architetti dell’Aquila, Sandro Annibali: “il nostro compito è vigilare sui lavori, non fare i cani da guardia della contabilità interna delle imprese”.

Infatti saranno loro che, in qualità di direttori dei lavori, dovranno prendersi la responsabilità di attestare che l’impresa è in regola, congiuntamente al proprietario dell’abitazione, al presidente del consorzio o all’amministratore di condominio.

Considerato che in molti casi, dal momento del via libera alla legge e per il prossimo futuro, si tratterà di interventi complessi e dai costi elevati, che presumibilmente richiederanno la collaborazione di parecchi tra fornitori e subappaltatori, i professionisti saranno chiamati a dover controllare una mole impressionante di scartoffie fatta di documenti, conti, bonifici bancari e così via.

E infatti la norma, prima ancora di avere il benestare definitivo dell’aula di Montecitorio, ieri è stata al centro di una riunione degli stessi architetti, che si sono interrogati a lungo per capire in che modo poter fare fronte a questa nuova incombenza, tra l’altro non pagata.

Inoltre, da quanto si apprende, anche ingegneri, geometri e periti industriali sono rimasti frastornati dall’inaspettata novità e stanno studiando le contromisure per non impantanarsi in una procedura burocratica che, da un lato, li costringe a un supplemento di verifiche, spesso intricate, e dall’altro li espone a rischi non da poco: in caso di un seppur minimo errore, infatti, possono incorrere in procedimenti giudiziari, visto che le false autocertificazioni sono reati penali.