L’AQUILA – Per il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, “i soldi per la ricostruzione dell’Aquila e del ‘cratere’ saranno disponibili a partire da ottobre”, mentre per il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, bisognerà attendere “fine anno per verificare se sarà possibile un allentamento dei vincoli europeo e un recupero delle risorse” da destinare al capoluogo e agli altri paesi colpiti dal sisma del 2009.
È uno scenario a due facce quello che emerge dopo una giornata convulsa di contatti romani con il premier, Enrico Letta, prima sentito per telefono da Cialente e poi incontrato a palazzo Chigi dal governatore.
Quest’ultimo è ripiombato prepotentemente sulla scena aquilana dopo la fine della gestione commissariale, chiusa il 31 agosto 2012, sull’onda delle esternazioni dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (“L’Aquila deve essere una priorità per il governo”), anche lui tornato a occuparsi di terremoto e ricostruzione, riaprendo la sfida con il primo cittadino, che ha voluto “bruciare” i tempi, annunciando su Facebook il colloquio con Letta.
“Mi ha spiegato e ripetutamente giurato che potrà darci i soldi solo nel mese di ottobre, quando si sarà definitivamente chiuso il capitolo della procedura d’infrazione europea nei confronti dell’Italia e si potrà disporre dei fondi derivanti dalla riduzione dello spread”, ha riferito sul social network Cialente.
Che, comunque, ha manifestato di non aver intenzione di abbassare i toni della protesta avviata con la riconsegna al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, della fascia tricolore e la rimozione delle bandiere italiane dagli uffici comunali: “invito gli aquilani a permanere in vigile attesa e mobilitati”.
Più cauto Chiodi, che ha sottolineato il fatto che “Letta è presidente del Consiglio solo da 38 giorni” e ha ribadito che la somma di 1,2 miliardi contenuta nell’emendamento in discussione in Senato “è assolutamente insufficiente e, per alcuni versi, offensiva rispetto a chi ha subito una tragedia come quella del 6 aprile 2009 e si aspetta in tempi ragionevolmente brevi di tornare a casa”.
Quello che, invece, per la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane è “un primo importante risultato” in attesa del “secondo e del terzo step”, cioè la possibilità di “avere disponibili da subito” i soldi del provvedimento e poi lanciare la battaglia per il miliardo l’anno, ormai unanimemente individuato come la cifra necessaria per una ricostruzione in linea con i tempi dettati dalle amministrazioni locali del “cratere”, come ha scritto in un comunicato stampa.
Nella sua nota la Pezzopane non manca di inviare una stoccata sia a Chiodi che a Berlusconi, definiti “quelli del miracolo all’Aquila”.
“Ci dicano da dove vogliono trovare i soldi, visto che con la sospensione dell’Imu spostano ancora denaro” altrove, ha detto la Pezzopane, che ha concluso: “la battaglia per il miliardo l’anno va fatta da tutti, anche da chi viene folgorato sulla via di Damasco alle porte delle elezioni regionali”.
CIALENTE SU FACEBOOK
“Ho appena terminato un lungo colloquio telefonico con il premier Enrico Letta, che mi ha chiamato per uno scambio di opinioni. L’ho aggiornato sulle ultime odierne trattative frenetiche con l’economia e pezzi del governo per capire se escono i soldi per il rispetto del cronoprogramma”.
“Mi ha spiegato (e ripetutamente giurato) che potrà darci i soldi solo nel mese di ottobre, vale a dire quando si sarà definitivamente chiuso il capitolo della procedura d’infrazione europea e si potrà disporre dei fondi derivanti dalla riduzione dello spread”.
“Ci siamo lasciati con l’intesa che entro due giorni gli farò conoscere i tempi esatti del rilascio dei progetti ulteriori dell’asse centrale. Ulteriori rispetto ai 400 milioni, in gran parte già coperti, da destinare al finanziamento delle domande presentate in sopraintendenza, e che potremmo impegnare in buona parte con il miliardo ex Cipe del quale abbiamo cassa”.
“Forse potremmo essere nei tempi, purché ottobre sia ottobre. Domani ci siederemo a Roma con Di Stefano (Pietro, assessore comunale alla Ricostruzione, ndr) ed Aielli (Paolo, direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, ndr) per capire a fondo. È un delicato equilibrio di calcoli fra competenza, cassa, approvazione progetti, rilascio finanziamento. Vi terrò costantemente informati. È chiaro che l’obiettivo di far partire entro l’anno tutti i progetti del cronoprogramma (asse centrale e centri di cinque frazioni, le più distrutte) resta ineludibile per l’intera amministrazione comunale”.
“Siamo rimasti che, qualsiasi strada sarà intrapresa, egli verrà a L’Aquila per spiegarla con estrema chiarezza, conti alla mano, al Consiglio Comunale ed alla città. Mi ha assicurato che ritiene un devere venire presto a L’Aquila, non appena avremo i dati precisi. Invito gli aquilani a permanere in vigile attesa e mobilitati”.
IL COMUNICATO DI CHIODI
“Ho rappresentato al presidente del Consiglio, Enrico Letta, la situazione in cui si trova il processo di ricostruzione dell’Aquila e degli altri comuni colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009 e ho portato la sua attenzione sulle mie forti preoccupazioni in relazione al possibile e inaccettabile allungarsi dei processi di ricostruzione”.
Lo ha riferito il presiudente della Regione, Gianni Chiodi, al termine dell’incontro con il premier, che si è concluso nel pomeriggio a Palazzo Chigi.
Chiodi ha insistito sulla necessità di una ricostruzione rapida e completa dell’Aquila e degli altri comuni del cratere sismico: “ulteriori ritardi comporterebbero conseguenze disastrose di ordine sociale ed economico per i cittadini abruzzesi interessati, anche alla luce delle azioni politiche sino a oggi messe in piedi che sono state oltremodo fallimentari”.
Secondo il presidente della Regione i motivi del rallentamento dipendono da due cause: “quello delle procedure, sempre più inidonee ad essere in linea con le esigenze dei cittadini e quello del rifinanziamento della ricostruzione a partire dal 2014”.
Chiodi ha evidenziato a Letta la situazione di stallo delle procedure, dovuta alla realizzata volontà di cambiare le regole in corso. “Tale stallo, iniziato quasi un anno fa e dovuto esclusivamente a questioni di carattere politico e non tecnico, rischia oggi di gettare nello sconforto i cittadini e di cancellare ogni speranza di rivedere ricostruite le città terremotate dell’Abruzzo in tempi ragionevoli”.
“I nuovi uffici stanno partendo, con molte oggettive difficoltà, solo da qualche settimana, le risorse sono scarse e arrivano con il contagocce, molti fondi programmati e stanziati rischiano di tornare indietro perché la burocrazia e le nuove responsabilità amministrative stentano ad entrare nel merito dei problemi”.
Su quest’ultimo argomento Chiodi ha invitato il governo a fare una riflessione, verificando l’adeguatezza dell’apparato soprattutto in relazione alla sua capacità di rispondere celermente e efficacemente ai bisogni dei cittadini”.
Chiodi: “bisogna riflettere sulla necessità di accelerare l’entrata a regime dei nuovi uffici, ampliare la quantità dei progetti da verificare, apportare ogni utile correzione alla macchina tecnico-amministrativa e prendere con decisione atto della più importante delle questioni: quella di natura finanziaria”.
“Quest’ultima è la cosa su cui deve impegnarsi il governo nazionale, per garantire risorse certe e costanti per i prossimi anni, dopo che quelle stanziate con il governo Berlusconi si stanno per esaurire dopo aver garantito la prima emergenza e la ricostruzione fuori i centri storici”.
“Proprio per questo, mi sono fatto anche portatore della volontà politica del presidente del Popolo della libertà, Silvio Berlusconi, che nei giorni scorsi ha voluto evidenziare la necessità di rimettere al centro la questione della ricostruzione dell’Abruzzo, con il conseguente obbligo di individuare risorse per almeno un miliardo di euro l’anno”.
“Ho ribadito al presidente Letta che le previsioni di spesa e di copertura finanziaria in discussione al Senato della Repubblica sono assolutamente insufficienti e, per alcuni versi, offensive rispetto a chi ha subito una tragedia come quella del 6 aprile 2009 e si aspetta in tempi ragionevolmente brevi di tornare a casa”.
Se dovessero essere mantenute quelle previsioni la ricostruzione durerebbe 50 anni, avendo previsto una spesa complessiva per la ricostruzione dei centri storici intorno ai 10 miliardi di euro.
“Non è possibile che la burocrazia centrale tratti la ricostruzione dei centri gravemente danneggiati da uno dei più devastanti terremoti degli ultimi anni in Italia, come questione ordinaria, limitandosi a verificare freddamente la quadratura ragionieristica delle relative spese”.
“Ci sono ancora migliaia di persone che attendono di rientrare a casa e di riavere i centri storici delle loro città e dei loro borghi. Ottenere il miliardo di euro l’anno, non solo potrebbe permetterci di procedere speditamente e con certezza nel recupero materiale ed economico dei territori colpiti, ma consentirebbe altresì di risolvere alcune questioni lasciate aperte dal precedente governo come quella delle seconde case dei centri storici diversi da quello dell’Aquila”.
Chiodi ha riferito che il presidente Letta ha mostrato grande attenzione sui temi sottopodsti: “il suo impegno è stato quello di coinvolgere il governo sui temi che gli ho posto e di essere assolutamente disponibile ad ogni correttivo ritenuto utile a velocizzare la ricostruzione”.
“Sul tema delle risorse mi ha evidenziato la difficoltà di reperire le somme necessarie, pur riferendo di non sapere che l’attuale stanziamento previsto nell’emendamento in discussione avrebbe come conseguenza l’allungamento improponibile dei tempi della ricostruzione”.
“Il presidente Letta si è però mostrato ottimista, confidando nell’allentamento dei vincoli europei e, quindi, nella possibilità che per l’anno prossimo possano essere individuate le relative risorse”.
“Né a me, né a nessun altro, ha parlato di tempi precisi, ma si è mostrato disponibile a lavorare insieme per reperire, in termini di risorse, quanto necessario per affrontare la ricostruzione nei tempi sino a oggi programmati”, ha concluso Chiodi.
LA NOTA DELLA PEZZOPANE (PD)
“Domani comincerà la discussione sui singoli articoli del decreto emergenze e verranno esaminati e approvati gli articoli e gli emendamenti riguardanti L’Aquila e i territori colpiti dal sisma. Un primo importante risultato sarà la votazione dell’emendamento che porta un miliardo e 200 milioni per la ricostruzione, frutto di un tenace combattimento iniziato in solitudine col sottosegretario Legnini e solo dopo acquisito agli atti col parere della Ragioneria. Questo risultato ora ci permette di lavorare al secondo e al terzo step”.
Lo dice la senatrice del Pd Stefania Pezzopane.
“Questo risultato – continua la Pezzopane – ora ci permette di lavorare al secondo step, purtroppo non ottenuto già in commissione a causa del mancato via libera della Ragioneria Generale dello Stato, ma che otterremo nel più breve tempo possibile, grazie al lavoro stringente che stiamo facendo quotidianamente con il ministero dell’Economia e con il vice ministro Stefano Fassina. Si tratta di ottenere l’anticipazione del miliardo e duecento milioni, a cominciare dalle necessità del 2013 e 2014, per andare in assoluta continuità con i fondi Cipe che sono arrivati. L’anticipazione sarà disposta col primissimo provvedimento utile, appena la Ragioneria darà l’ok, e non manca molto”.
“Poi c’è il terzo step – continua ancora Stefania Pezzopane – il miliardo l’anno, una battaglia ora condivisa anche da Chiodi e Berlusconi, quelli del miracolo a L’Aquila, e che ci vede tutti d’accordo. Ora bisogna solo trovare le risorse: Berlusconi e Chiodi ci dicano da dove vogliono prenderle, visto che da un lato parlano di emergenza L’Aquila, ma dall’altra con la sospensione dell’Imu, e non solo, spostano ancora denari. La battaglia per un miliardo l’anno va fatta da tutti, anche da chi viene folgorato sulla via di Damasco alle porte delle elezioni regionali”.
LA CHIAVAROLI (PDL): “UN PLAUSO A CHIODI”
Un “plauso al lavoro del governatore, Gianni Chiodi, che nell’incontro a Palazzo Chigi ha ribadito con forza che la ricostruzione dell’Aquila sia posta tra gli obiettivi prioritari dell’agenda del governo Letta”.
Così la senatrice Federica Chiavaroli (Pdl) al termine dell’incontro Chiodi-Letta.
“L’apertura manifestata dal premier – prosegue la senatrice – e la sua disponibilità lasciano ben sperare sulla possibilità di velocizzare la ricostruzione del capoluogo abruzzese”.
“La prossima richiesta la dobbiamo rivolgere all’Europa, come suggerito da Renato Brunetta – conclude Chiavaroli – l’Italia deve ottenere dall’Ue lo scomputo dal calcolo del deficit degli effetti prodotti dai due terremoti dell’Aquila del 2009 e dell’Emilia dell’anno scorso. Questo riconoscimento dell”effetto terremoto’ su Pil e deficit sarebbe un fattore molto importante per il rilancio dello sviluppo e della crescita dei territori interessati e dell’intero paese”.
DEL CORVO: “PROVINCIA IN PRIMA FILA”
Il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, in una nota, torna sulla ricostruzione dell’Aquila e sull’importanza della questione dei fondi Ue e della deroga al patto di stabilità.
“La problematica già sollevata dall’onorevole Renato Brunetta, con il quale sono in contatto – afferma il presidente – rappresenta un aspetto determinante per la ricostruzione. In particolare sulla deroga al patto di stabilità, non si può prescindere dal fatto che come ad altri Paesi dell’Unione europea sia stata concessa, sia un dovere istituzionale fare altrettanto per l’Italia”.
“Il terremoto dell’Aquila, ha spaccato l’economia, il turismo e ha avuto un forte peso finanziario sulle casse dello Stato ed è assolutamente necessario che si intervenga a livello comunitario. La richiesta di audizione in Parlamento europeo è stata avviata – prosegue Del Corvo – e posso assicurare che la Provincia dell’Aquila sarà in prima linea per il raggiungimento di obiettivi che spettano alla popolazione del capoluogo e dell’intero Abruzzo; parte integrante di una filiera che, ora più che mai, non può mancare di sinergia”.



