L’AQUILA – Si moltiplicano i giochi politici intorno alla Gran Sasso Acqua, la società con capitale interamente pubblico che gestisce il ciclo idrico integrato per L’Aquila e altri 25 comuni del territorio.

Per fine mese è previsto il rinnovo delle cariche sociali: attualmente il consiglio di amministrazione è presieduto da Americo Di Benedetto, con lui ci sono il vice, Salvatore Santangelo, e l’altro componente dell’organismo Angelo Bonura.

Un assetto uscito fuori da un accordo tra Partito democratico (Di Benedetto e Bonura) e Popolo della libertà (Santangelo) tre anni fa, che oggi dovrà essere rivisto.

A seguito della riforma del settore, infatti, nel nuovo cda potrà entrare un solo “politico”, mentre due membri saranno scelti tra i dirigenti di ruolo dei consorziati, posizioni che ha solo il Comune dell’Aquila, di cui una donna, in ossequio delle quote rose diventate obbligatorie per legge.

Di Benedetto si avvia verso la riconferma, ma il suo posto è ancora insidiato dagli appetiti che si sono manifestati nelle ultime settimane.

A ciò si aggiunge lo strappo consumato dal “renziano” Di Benedetto con il suo partito un mese fa, quando si è dimesso polemicamente da presidente dell’assemblea provinciale del Pd dopo il voto che ha impallinato Franco Marini nella corsa al Quirinale.

Un nome molto gradito ad alcuni ambienti democrat del capoluogo è quello di Vincenzo Rivera, ex consigliere e assessore dell’Aquila, già capo di gabinetto dell’allora governatore Ottaviano Del Turco, che godrebbe di sponsor importanti dentro il Pd. Tanto che, secondo i rumors, qualcuno lo avrebbe visto bene sulla poltrona di direttore generale dell’azienda, un posto rimasto vacante dopo il pensionamento di Raffaele Pece.

La proposta Rivera, però, non è piaciuta a Di Benedetto, che in cambio avrebbe manifestato la sua disponibilità a cedere, al limite, la presidenza, sempre che il Pd aquilano fosse riuscito a farla digerire agli altri sindaci, che in un’assemblea infuocata di due anni fa avevano già bocciato l’idea di un nuovo dg, preferendo lasciare vuota la casella per esigenza di contenimento dei costi.

Un altro che, in passato, aveva fatto la bocca alla guida della società, che gestirà gli appalti milionari dei sottoservizi della ricostruzione, è il capogruppo di Futuro e libertà al Consiglio comunale dell’Aquila, Enrico Verini.

Ma a complicare la sua corsa ci si è messa l’inchiesta della magistratura per voto di scambio tra Pd e Fli che vede indagato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: l’accordo, poi sfumato, prevedeva che nel caso di vittoria dell’attuale primo cittadino il gruppo dei finiani sarebbe stato rappresentato con un assessore e prebende di altra natura.

Considerato che Cialente è l’azionista di maggioranza della Gran Sasso Acqua, quindi con un peso determinante in assemblea, appare difficile che possa fare il nome di Verini che, invece, pare destinato alla presidenza della newco mista pubblico-privata che si occuperà della gestione degli alloggi del progetto C.a.s.e. e dei Map realizzati per ospitare gli sfollati nel post-terremoto.

Più probabile, al contrario, che le attenzioni si concentreranno sui due rappresentanti che il Comune dovrà nominare nel cda: al momento i papabili sembrano il dirigente con delega alla Ricostruzione pubblica Mario Di Gregorio e una tra Chiara Santoro (che però è dirigente a incarico e non di ruolo) e Paola Giuliani, anche se quest’ultima non è nelle grazie di Cialente dopo le schermaglie consumate quando si occupava di assistenza alla popolazione nella Struttura di gestione dell’emergenza. Il problema rimane il fatto che altre donne ai vertici apicali dell’amministrazione non ce ne sono, quindi il sindaco dovrà fare di necessità virtù.

Le trattative sulle altre nomine secondarie, inoltre, riguardano pure i tre revisori dei conti: qualche concessione al centrodestra il Pd sarà costretto a farla, visto che lo Statuto della Gsa prevede un sistema di controlli incrociati che non consente all’Aquila di decidere in solitaria, dovendo necessariamente accordarsi con gli altri sindaci dei comuni rappresentati.

L’ultima parola spetterà alla riunione già convocata per fine mese, quando verranno scoperte le carte e si sceglieranno i vertici che governeranno l’azienda nel prossimo triennio. (alb.or.)