L’AQUILA – Si indaga a Napoli dopo il blitz della procura partenopea che ha sventato l’assalto del clan camorristico dei Casalesi per la costruzione di 100 appartamenti nel capoluogo abruzzese. Dalla base operativa di Viareggio, in Toscana, il clan campano aveva anche puntato ai soldi della ricostruzione dell’Aquila terremotata. Ora si deve capire quali fossero i famigerati appartamenti.
L’inchiesta, si legge nell’edizione di oggi del quotidiano abruzzese Il Centro, è partita dalla procura antimafia di Napoli, con l’ausilio delle squadre mobili di Caserta e Firenze.
Nell’edizione di ieri dell’inserto Venerdì del quotidiano La Repubblica sono riportati stralci delle conversazioni telefoniche intercettate tra gli affiliati al clan.
“Devi andare all’Aquila”, un passo di un’intercettazione del 27 aprile 2009, 21 giorni dopo il devastante terremoto che distrusse L’Aquila.
A parlare, ‘Panariello’, al secolo Giovanni Sglavo, che dà ordini all’imprenditore casertano Stefano Di Ronza, da vent’anni in Versilia.
Le intercettazioni, comunque, si riferiscono a una indagine che guarda ad attività illegali tra la Campania e la Versilia.
“Stefano, vuoi fare cento appartamenti? Cento sono pagati con i soldi dello Stato”, dice Sglavo a Di Ronza.
Intanto, gli inquirenti, mentre sono al lavoro per individuare i cento appartamenti, cercando di capire se all’Aquila ci fosse un basista del clan, un uomo sul territorio che consentisse ai Casalesi di penetrare nell’universo della ricostruzione post-sisma.
Le indagini sono comunque molto complesse per via del fatto che gli intercettati hanno usato un linguaggio pieno di espressioni dialettali di difficile interpretazione. I casalesi, attraverso la ‘referente’ di questa costola del clan, la 44enne Maria Grazia Lucarello, miravano molto in alto, fino a provare a vendere una villa in Versilia a un ignaro Marcello Lippi, ex allenatore della Juventus ed ex ct campione del mondo con l’Italia ai Mondiali di Germania del 2006.



