L’AQUILA – Per il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, i prof in servizio all’ospedale lavorano troppo, per questo minaccia di non firmare la nuova convenzione tra la Regione e gli atenei dell’Aquila e di Chieti.
Lo scontro è andato in scena qualche giorno fa, durante una riunione infuocata cui hanno preso parte lo stesso Di Orio, il rettore della “D’Annunzio”, Carmine Di Ilio, e la direttrice della Sanità della Giunta regionale, Maria Crocco, e altri componenti della Commissione regionale per la definizione del protocollo d’intesa Regione-Università.
Oggetto del contendere il carico di lavoro per gli universitari, fissati a 24 ore in cinque giorni a fronte delle precedenti 20 da effettuarsi in almeno due giorni, come da esplicita richiesta del commissario ad acta per la sanità abruzzese, Giuseppe Zuccatelli, incaricato dal governo di rimettere in ordine i conti del settore.
Una rivendicazione nella quale Di Orio è stato lasciato da solo, visto che Di Ilio ha sostenuto che “erano anni che l’accordo tra la ‘D’Annunzio’ e la Asl di Chieti prevede tali orari”.
Il rettore si è infuriato per il fatto che nessun altro abbia aderito alle sue richieste e ha minacciato di far saltare il tavolo delle trattative.
Nervi a fior di pelle testimoniati anche dal resoconto della seduta, nel corso della quale Di Orio ha bacchettato pesantemente la Crocco, accusata di “non conoscere la normativa” sullo status dei professori universitari.
La legge 240 del 2012, è stata la difesa di Di Orio, prevede per gli accademici a tempo pieno un impegno di 1.500 ore annue che aggiunte a quelle richieste dalla Regione fanno circa 55 ore a settimana: “ho sostenuto che chi fosse sottoposto a un regime del genere smetteva di fare il professore universitario e che si trattava di un vero vulnus al nostro stato giuridico”.
La vicenda dell’intesa Regione-Atenei si intreccia con quella della convenzione tra l’Università dell’Aquila e la Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, su cui è in atto un braccio di ferro tra Di Orio e il manager aziendale, Giancarlo Silveri.
Due fronti aperti per Di Orio, quindi, che vede avvicinarsi la data delle elezioni per il rinnovo del rettore, fissate il 30 maggio, e vuole arrivare con più frecce possibili nel suo arco per far pesare i risultati incassati e spianare la strada al delfino che sta cercando di individuare per garantire la linea della continuità, considerato che dopo 9 anni e due mandati non è più ricandidabile.
Da un lato, però, deve fronteggiare le resistenze di Silveri e della fronda degli oppositori, che hanno contestato duramente il protocollo accusando il rettore di voler “cambiare le carte in tavola” e di non interpretare più “il ruolo di garante” che invece la sua figura dovrebbe interpretare, come scritto in una lettera al vetriolo dal direttore del dipartimento di Scienze applicate e biotecnologie (Discab), Edoardo Alesse, suo sfidante alle elezioni del 2007.
Dall’altro deve fare i conti con i paletti rigidi imposti dal commissario alla Sanità che non vuole sentire ragioni e spinge per incrementare le ore di lavoro dei professori. A questo si aggiungono le resistenze di Di Orio alla costituzione dell’azienda mista Asl-Università che consentirebbe di placare le contrapposizioni ma che non rientra tra i progetti futuri del rettore.
Battaglie combattute sul filo dei delicati equilibri elettorali d’Ateneo, una scadenza che si appresta a segnare la fine dell’era Di Orio, caratterizzata da due contestate proroghe, consentite dalla legge Gelmini di riforma del sistema universitario, e da pesanti strascichi giudiziari.
Di Orio, infatti, dovrà subire tre processi nel prossimo mese di ottobre. È imputato a Roma per concussione e all’Aquila per diffamazione aggravata, entrambi i filoni nati da esposti del suo grande nemico, il professore dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti.
Inoltre, sempre all’Aquila il rettore è sotto processo per abuso d’ufficio (assieme ad altri due imputati) nell’ambito dell’inchiesta sui maxi affitti dei capannoni ex Optimes in cui sono state ricollocare le facoltà universitarie che hanno avuto le loro sedi danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009.
I primi nomi sono già iniziati a circolare: gli unici a uscire allo scoperto sono stati Paola Inverardi, ex preside della facoltà di Scienze, oggi dipartimento, e Angelo Luongo, docente di Ingegneria ed ex prorettore poi caduto in disgrazia.
Ma la sensazione diffusa è che la competizione sia solo all’inizio e che Di Orio stia facendo “bruciare” i candidati ritenuti a lui più vicini per assestare la zampata finale con una persona di suo gradimento che possa consentirgli di non lasciare le leve del comando nelle mani della fronda.
IL RETTORE DELL'AQUILA NON FIRMA LA CONVENZIONE, DI ILIO LO ABBANDONA
”PROF IN OSPEDALE LAVORANO TROPPO”, DI ORIO CONTRO LA REGIONE, MA E’ SOLO
di Pierluigi Biondi
Intanto...
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