L’AQUILA – Manco a dirlo, nel suo ufficio spicca la locandina del film “Il vigile” di Alberto Sordi, ma Eugenio Vendrame, comandante della polizia Municipale dell’Aquila, di vigili urbani in bianco e nero non vuol più sentir parlare. Anzi, ai suoi uomini sta chiedendo un salto di qualità, per non essere più solo “quelli delle multe”, ma per svolgere anche altre funzioni.

Non a caso, appena insediato, il nuovo comandante ha creato un nucleo di polizia giudiziaria. Un inedito clamoroso, magari visto con ironia dalle altre forze dell’ordine, e che invece ha portato a risultati, per esempio nei controlli all’abusivismo degli occupanti nel progetto C.a.s.e.

Una Municipale più moderna vuole Vendrame, con più personale, auto nuove e strutture all’altezza di un capoluogo di regione: per questo a breve arriverà una centrale operativa. Sembra incredibile ma i vigili del capoluogo non l’hanno mai avuta.

Modernità, infine, ma non permissivismo, è quello che il comandante vuole anche nel rapporto con la gente: la “sindrome dello sceriffo” va eliminata, ma non si può far correre tutto, anche perché, questa è la bacchettata, gli aquilani il vizietto di non rispettare le regole della strada ce l’hanno eccome.

Continuano le morti in strada all’Aquila. Una coincidenza o c’è qualcosa che non va?

I periodi più pericolosi sono i cambi di stagione. Quando ci sono decessi l’opinione pubblica si interessa immediatamente, pensando che ci sia un problema generale ed emergenziale, ma in realtà, con il flusso di traffico che abbiamo, la situazione rientra quasi nella normalità. Il 90 per cento degli incidenti, anche gravi, avviene nelle aree urbane e adesso L’Aquila ne ha una più ampia, non limitata soltanto al centro. Strade che andrebbero classificate come urbane continuano a essere extraurbane.

Si dice da tempo che dopo il terremoto gli aquilani non siano più capaci di guidare decentemente. In base alla sua esperienza, è corretto?

Non è dimostrabile scientificamente, ma c’è stato un aumento delle attività pericolose per la guida, prima fra tutte l’uso del telefonino cellulare. Per me è una spina nel fianco il fatto che i miei, da questo punto di vista, non riescano a incidere tanto. Si dovrebbero fare tanti posti di controllo e sanzionare le persone, perché l’unica cura a questo genere di comportamenti è la sanzione. Anche per l’uso delle cinture di sicurezza, dopo il terremoto c’è stato un rallentamento.

Si costruiscono sempre più rotatorie. Il semaforo è passato di moda?

Da un pezzo! Anzi, al Nord, dove ho fatto servizio per tanti anni, anche le rotatorie erano una cosa che già si cercava di superare. Comunque la rotatoria fatta bene serve veramente tanto, agevola, perché il semaforo, sia da un punto di vista di impatto ambientale, con il consumo di anidride carbonica delle auto ferme, sia da un punto di vista di viabilità e vivibilità delle zone, sicuramente rallenta.

Molti aquilani, però, non hanno ancora capito come si dà la precedenza in una rotatoria…

L’errore che si fa solitamente è pensare che la precedenza è di chi viene da destra, e invece è di chi impegna per primo la rotatoria. Alle volte si dice che ci vorrebbero i corsi, ma la rotatoria, se fatta con la dovuta velocità e una buona dose di senso civico, grossi problemi non ne crea. Purtroppo si ha sempre fretta.

Veniamo al suo incarico. Com’è approdato all’Aquila e qual è stata la sua carriera precedente?

Sono arrivato come funzionario alla fine del 2007, dopo un concorso di un paio d’anni prima, dopodiché l’amministrazione comunale mi ha dato la reggenza del corpo per un anno, dall’ottobre del 2009 fino a questo mese, e adesso ho un incarico dirigenziale a tempo determinato, fino a ottobre 2011. Sono partito facendo l’agente a Caravaggio, un paesino della Bassa bergamasca, per poi diventare ufficiale a Bergamo.

Che ha pensato quando ha saputo che avrebbe dovuto comandare il Corpo in questa fase?

È chiaramente un privilegio. I problemi ci sono, è stato in gamba il mio predecessore e mio comandante, Carlo Maggitti, a gestirlo in una fase davvero emergenziale. È una sorta di continuità, anche se ognuno ha il suo modo di comandare.

Quando mi diede l’incarico, il sindaco Massimo Cialente mi disse che non me lo dava lui, ma tutta la città dell’Aquila, e questo mi ha caricato le spalle di un compito piuttosto gravoso. Sto cercando da un anno di far cambiare un po’ passo, far fare un passetto, o un passone, in avanti, venendo da un esperienza in cui la polizia locale fa tutt’altro.

Non solo le multe per i parcheggi, insomma.

Esatto, voglio avere una polizia municipale più dinamica e flessibile, poliedrica, che si può adattare alle situazioni che potrebbero interessare il nostro territorio.

E che faccia anche polizia giudiziaria.

Una delle prime cose che ho fatto è stata creare il nucleo di polizia giudiziaria, che infatti dipende direttamente da me e che sta portando ottimi risultati, per esempio nell’ambito dei controlli al progetto C.a.s.e.. Dall’altro lato è importantissima la formazione: di recente abbiamo organizzato un corso con un luminare del codice della strada. È fondamentale che la polizia Municipale dell’Aquila si renda conto di essere di un capoluogo di regione e quindi rappresenti un punto di riferimento.

Qual è lo stato dell’arte nel Corpo che comanda? Partiamo dal personale.

I problemi rimangono, ma dal 1° dicembre dovrebbero entrare otto nuove unità, arrivando a 56, anche se la legge regionale prevederebbe 105 vigili, un numero inarrivabile. Abbiamo avuto grossissime perdite negli anni, mai sostituite: pensionamenti, mobilità, ultimamente poi la gente ha chiesto di trasferirsi e in questo momento è difficile dire no. Queste nuove unità entreranno part-time, dopo un concorso bandito prima del terremoto, e nel 2011 mi è stato assicurato che ci saranno nuove assunzioni.

I veicoli?

Lo dico orgogliosamente: abbiamo uno dei parchi auto migliori d’Abruzzo. Questo grazie alla caparbietà del mio personale, che nel periodo successivo al sisma, capendo che era un momento delicato, ma che c’era sensibilità, è riuscito a ottenere donazioni considerevoli. Quasi tutto il parco auto è stato rinnovato, adesso sono 14, in più abbiamo acquistato altre quattro motociclette, arrivando a otto. Qualcosa c’è ancora da poter aggiungere, ma siamo coperti.

Le strutture?

Usufruiremo di un finanziamento di 712 mila euro, fondi Ue e del ministero degli Interni, per la ristrutturazione dei locali e, finalmente, per l’acquisizione di una centrale operativa. È fondamentale, ritengo impossibile per un comando di polizia Municipale, in contesto come questo e in un capoluogo di regione, non essere dotati di radio. I lavori dovrebbero partire a breve.

Ci saranno altri investimenti?

La Fondazione Carispaq ha previsto una donazione che sarà investita in materia di sicurezza stradale. In particolare, ci riusciremo a dotare di un telelaser, che dovrebbe arrivare entro fino anno. È uno strumento molto più selettivo di un autovelox, hai la possibilità veramente di colpire chi in quel momento sta andando a una velocità elevata e soprattutto l’utente ha la possibilità di vedersi contestata immediatamente l’infrazione. Non rinnego l’autovelox, che è un fortissimo deterrente, però oltre l’utilizzo che ne è stato fatto per fare cassa, sicuramente è antipatico perché arriva la multa mesi dopo aver commesso l’infrazione.

In più, una ditta romana che produce etilometri ce ne ha donato uno. Anche questo è importante, perché fino a oggi non ne eravamo dotati, perciò sia per gli incidenti stradali, sia per quando, spero presto, cominceremo a fare qualche servizio notturno, anche questo servirà.

A proposito di etilometro, il problema dell’alcolismo è importante nel capoluogo?

Forse non ancora in maniera spiccata come da altre parti d’Italia, però da dati recentissimi si è visto che c’è un decremento dell’uso di sostanze stupefacenti, perché molto più costose, e un incremento della guida in stato d’ebbrezza e dell’uso smodato di superalcolici.

Le famose soglie, contestate dagli automobilisti sono davvero troppo severe?

Secondo l’ultima modifica del codice della strada sono stati messi alcuni paletti che a noi complicano la vita, ma l’agevolano per gli utenti. La famosa soglia depenalizzata dello 0,5-0,8 è un segnale positivo. Certo, la sanzione c’è sempre, ma non prendi più una denuncia, non ti rovina. Inoltre è stata prevista la possibilità di un permesso a guidare per andare a lavoro in caso di ritiro della patente, quindi alcuni correttivi, mentre la famosa “soglia zero” è stata prevista solo per i neopatentati e per chi svolge attività professionali, e in molti casi sono state le categorie a chiederlo.

In linea di massima concordo con le soglie: ho fatto per tanti anni questi controlli e arrivare a 0,5 dipende da una serie di fattori che possono essere tenuti sottocontrollo. L’uso di superalcolici può far balzare anche di molto, se una persona di corporatura normale invece mangia una pizza e beve una birra a 0,5 non si arriva. Se questa dell’alcol viene vista come un’educazione che si dà soprattutto ai giovani di evitare un uso smodato e i superalcolici, sono concorde.

All’Aquila sono comparsi come funghi pannelli segnalatori di velocità. Sono anche autovelox? A cosa servono?

È stato un investimento fatto dalla Protezione civile e dal Comune. Sono pannelli funzionali all’utilizzo di strumenti come l’autovelox e il telelaser. In questo momento danno solo l’idea della velocità che si tiene, sono presegnalatori del controllo della velocità, semplici segnali stradali. Se poi però vicino si trova una pattuglia, la velocità che riportano fa fede.

Il corpo della Municipale è visto comunemente come nemico dalla gente. Riscontra la “sindrome da sceriffo” tra i suoi uomini? Cosa si può fare per migliorare l’approccio psicologico con gli utenti?

Al Nord la figura del vigile urbano è scomparsa da anni, sostituita da una figura molto preparata professionalmente, che mette al primo posto proprio il rapporto con il cittadino, anche perché, senza nulla togliere alle altre forze di polizia, noi siamo storicamente quelli che hanno rapporti con la gente, la prima frontiera. Paradossale è, a quel punto, non avere i mezzi per entrare in comunicazione, tanto che si fanno corsi per instaurare il rapporto con l’utente.

Questo è il mestiere più bello del mondo se fatto con spirito di servizio, ed è quello che cerco di far capire a chi mi è sotto che non dev’essere un’attività vessatoria, ma di incontro e comprensione.

Dall’altra parte, l’attività di ascolto può essere fatta in maniera concreta nel momento in cui si ha rispetto delle persone. Se mi comporto solo da buon padre di famiglia e a tutti dico “vabbè, la prossima volta ci pensi meglio”, è chiaro che verrei meno in primis alla mia funzione di controllo del rispetto delle regole.

La cosa che ho notato fin da subito qua all’Aquila, e che dopo il terremoto si è andata ad acuire, è la mancanza di rispetto delle regole. Questa ci potrebbe portare a scenari poco piacevoli, non c’è cosa peggiore di abituarsi a non rispettarle.

Nei primi mesi dopo il terremoto le regole della strada non esistevano più.

E risentiamo ancora degli effetti. Per questo continuo con caparbietà a cercare di far capire ai miei che l’importante è l’attività di controllo, perché dove c’è il controllo il cittadino può stare tranquillo. Se fossi un delinquente e passassi in un posto in cui le macchine sono sul marciapiede, non ci sono divieti di sosta, penserei che la polizia non ci passa mai e quindi posso operare in maniera tranquilla. Se invece vedessi ordine o controlli, preferirei andare da un’altra parte.

Tra sceriffi o assistenti sociali, dobbiamo trovare una via di mezzo. Duri dove c’è da esserlo, ma aperti al dialogo dove c’è bisogno di farlo.

Tra i suoi c’è bisogno anche in questo di un salto di qualità?

Il mio è un personale preparato, va semplicemente modernizzato. Sperando di avere una nuova visione del servizio.