CHIETI – Attività lavorative ferme nella mattinata di oggi alla Sixty di Chieti Scalo. Ingressi bloccati fisicamente dai manifestanti non hanno permesso l’entrata a coloro che volevano lavorare.
In programma c’era uno sciopero di quattro ore, dalle 8.30 alle 12.30, indetto dalle segreterie sindacali di Cgil, Cisl e Uil, ma la manifestazione è andata ben oltre lo sciopero, con il blocco degli ingressi dello stabilimento voluto dalla rsu Cgil.
D’altronde la rappresentanza sindacale Cgil aveva da tempo organizzato la manifestazione di protesta, mentre le segreterie sindacali di Cgil, Cisl e Uil si erano accodate solo all’ultimo, programmando le quattro ore di sciopero.
“Lo sciopero è stato un modo per permettere la partecipazione alla protesta anche alla quarantina di lavoratori che sta portando avanti le attività dell’azienda tessile ormai ridotte al minimo”, ha spiegato Maurizio Sacchetta della Uil.
Insomma, con la copertura della sciopero, diritto inalienabile dei lavoratori, anche chi ha avuto la possibilità di continuare a lavorare avrebbe potuto aderire alla protesta.
Solo che la maggior parte di loro (circa 40 su 365 dipendenti Sixty) avrebbe preferito entrare. Una decina di loro, infatti, è riuscita a varcare la soglia d’ingresso grazie a un cancelletto laterale che era rimasto non sorvegliato. Scoperta la scappatoia, l’ottantina di manifestanti ha deciso di presidiare anche quella entrata, che poi è stata bloccata come le altre quattro.
Il blocco doveva durare fino al pomeriggio, ma alle 12.30 la rsu ha deciso di permettere l’ingresso allo stabilimento. Intanto è stato organizzato un incontro con il direttore del personale Domenico Gentile, al termine del quale si sarebbe deciso se convocare o meno uno sciopero ad oltranza, opzione rientrata dopo l’incontro con Gentile.
A scatenare la protesta è stato il mancato arrivo delle anticipazioni della cassa integrazione in deroga, partita dal 19 marzo scorso, quando è terminato l’anno di cassa integrazione straordinaria. La scarsezza di fondi per la cig in deroga fa sì che la maggior parte dei dipendenti Sixty sia rimasta al palo.
Secondo le norme che regolano la complessa materia, però, non è più l’azienda a poter anticipare la cig in deroga, così come faceva in passato con la cassa integrazione straordinaria. “Non ci importa nulla che la legge lo vieti – spiega Marino D’Andrea della rsu Cgil – perché sappiamo che ci sono deroghe, se solo ci fosse la volontà da parte dell’azienda”.
Ma non tutti i sindacati sono d’accordo sul blocco delle entrate. “Una cosa è lo sciopero, altra cosa il blocco – spiega Ettore Di Natale della Cisl – credo che l’adesione a uno sciopero sia un atto volontario del lavoratore non un atto di costrizione. Anche se capisco l’esasperazione cui sono arrivati molti cassintegrati di questa azienda”.
Per Giuseppe Rucci, della segreteria Cgil, l’importante è far sì che l’11 maggio, data di accoglimento del concordato, “si parta subito con la richiesta dell’anno di cassa integrazione straordinaria”.
Tra i sindacati, però, non si respira aria di unità. Ogni giorno che passa rischia di ampliare il divario che c’è tra la rsu Cgil, da una parte, e le segreterie di Csil e Uil dall’altra. Con la segreteria Cgil che sta in mezzo cercando di mediare tra le due posizioni.
E se, oltre allo sciopero ad oltranza, domani dovesse riproporsi anche il blocco dell’attività alla Sixty, non tutti saranno pronti a seguire la rsu Cgil.



