ROMA – Grande la confusione sotto il cielo della nuova legislatura.
Oggi le Camere si riuniscono per la prima volta, ma già si sa che le prime votazioni per l’elezione dei presidenti finiranno con una fumata nera, con il Partito democratico costretto alla ‘scheda bianca’ e il suo segretario stretto nella morsa dei cinque stelle, della fronda interna e di Matteo Renzi.
Pier Luigi Bersani sperava di riuscire a strappare ai grillini un accordo sulle presidenze dei due rami del Parlamento ma Beppe Grillo gli ha sbattuto violentemente la porta in faccia.
Poche parole che inceneriscono la strategia del segretario del Pd: “È meglio un salto nel buio che un suicidio intellettualmente assistito”, dice il leader M5s in un tweet che rimanda a un articolo ospitato sul suo blog a firma di Paolo Becchi.
È un invito a “non ascoltare le sirene” del Pd: “Ormai siamo in guerra e, se moriremo, lo faremo solo sul campo di battaglia delle prossime elezioni”.
A questo punto si riparte da capo: nessuno schieramento dispone dei voti necessari per eleggere i presidenti di Camera e Senato al primo scrutinio, dove servono i due terzi degli aventi diritto.
E tutto slitterà, a meno di improbabili colpi di scena, alle votazioni successive.
Anche prima del diktat di Grillo la giornata aveva preso una brutta piega per il tentativo di Bersani.
L’invito dei democratici a incontrarsi alle 8.30, per tentare un’intesa in extremis, era stato sdegnosamente rifiutato dai grillini.
I deputati del 5stelle hanno scelto invece i loro candidati: per la presidenza della Camera, il trentasettenne napoletano Roberto Fico, militante della prima ora e già candidato alle regionali della Campania; mentre i senatori grillini hanno scelto Luis Alberto Orellano, nato a Caracas ma naturalizzato italiano.
Fico e Orellano riceveranno i voti degli ‘onorevoli cittadini’ del loro movimento.
Naufraga così, almeno per ora, la strategia bersaniana di coinvolgere i grillini nel gioco delle presidenze delle Camere sperando in un atteggiamento non ostile al momento di formare il governo.
Il segretario, comunque, non demorde. Per questo per ha dato indicazione ai suoi di non votare candidati democratici ma di depositare nell’urna una scheda bianca. Con la speranza che la notte porti consiglio.
Nell’entourage di Bersani la linea dell’accordo con i 5stelle non ha ancora subordinate: il Pd, spiega Davide Zoggia, “crede fortemente” alla necessità di coinvolgere M5s “nell’avviamento della macchina democratica”.
Ma più si allontana la possibilità di un’intesa, più il segretario deve confrontarsi con gli scontenti.
Alla Camera, di fronte al fallimento dell’accordo con i grillini, molti democratici spingono affinché non si perda altro tempo e si elegga l’ex capogruppo Dario Franceschini alla presidenza dell’assemblea di Montecitorio: i numeri per farlo il Pd e Sel ce li avranno a partire dalla quarta votazione (che si svolgerà sabato), quando per eleggere il presidente della Camera basterà la maggioranza assoluta.
Ancora più insidiosa, per Bersani, è la guerriglia (finora a bassa intensità) che ha cominciato a fargli un Renzi ormai in pista per succedergli in caso di nuove elezioni.
Il sindaco di Firenze ha radunato i suoi parlamentari: non sono pochi, in tutto una cinquantina, e sono pronti a dare battaglia.
Il patto di lealtà con Bersani non sarà messo in discussione, ma la contrarietà al corteggiamento dei grillini suona sempre di più come il preannuncio di una mozione di sfiducia.
Nella riunione all’Hotel Cavour, i renziani sono usciti ponendo a Bersani un altolà sulle presidenze delle Camere: no a un grillino alle prime armi, servono personalità “autorevoli”.
Al Senato: Silvio Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Paola Pelino, Antonio Razzi e Federica Chiavaroli (Pdl), quest’ultima se il Cav opterà per un’altra circoscrizione e le lascerà il posto libero. Poi Enza Blundo e Gianluca Castaldi (M5s), Stefania Pezzopane (Pd).
Alla Camera: Gianluca Vacca, Andrea Colletti e Daniele Del Grosso (M5s), Giovanni Legnini, Antonio Castricone, Tommaso Ginoble, Maria Amato, Yoram Gutgeld e Vittoria D’Incecco (Pd), Gianni Melilla (Sel), Filippo Piccone, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (Pdl), Giulio Sottanelli (Scelta civica)






