L’AQUILA – “Io sto bene, ma dove sono i miei amici? Come stanno?”.
Sta meglio, ma non sa ancora nulla dell’esito tragico dell’attentato in Afghanistan il caporal maggiore Luca Cornacchia (nella foto), 31 anni, originario di Lecce nei Marsi e unico sopravvissuto alla strage.
Da quanto si è appreso, nella seconda telefonata fatta alla moglie Monica, ieri mattina, il soldato ha insistito parecchio nel chiedere informazione sui suoi commilitoni.
Informazioni che, per ora, ancora non può avere: dovrà occuparsene uno psicologo dell’Esercito, che terrà attentamente sotto controllo le reazioni del ferito.
Dal punto di vista medico, l’alpino marsicano, operato a un piede e a una gamba subito dopo l’attentato, non corre pericolo di morte, ma dovrà restare in osservazione in ospedale ancora qualche giorno.
Poi, secondo quanto riferiscono le fonti militari, rientrerà a Roma, ma dovrà continuare gli accertamenti all’ospedale militare del Celio.
LA MAMMA DI CORNACCHIA: ”BASTA MILITARI LAGGIU”
L’AQUILA – “Mio figlio mi diceva: talebani sempre in agguato”; “Non manderei nessuno in Afghanistan, si risolvano da soli i problemi”.
E’ lo sfogo della mamma di Luca Cornacchia, l’alpino ferito nell’agguato di sabato in Afghanistan in cui sono morti quattro italiani.
Dai microfoni di Radio 24, Cesidia Di Giandomenico, dice che “il figlio è stato miracolato. E ora cerca sempre gli amici. Oggi gli psicologi lo informeranno – spiega – dei compagni che non ce l’hanno fatta”.
Il figlio è alla terza missione in Afghanistan, la sua ottava in totale. “Ma stavolta era partito scontento, perche’ sapeva che andava in una zona piu’ pericolosa e perchè – dice – lasciava un bambino di un anno”.
“Mio figlio mi diceva che i talebani sono sempre in agguato. Loro vogliono la guerra. Luca mi ripete sempre ‘Noi dobbiamo andare là, perchè degli innocenti hanno bisogno di noi'”.
Cornacchia ha parlato brevemente al telefono con la moglie. “E’ stato miracolato, ora voglio solo che rientri”, dice a Radio 24 la madre.
I GENITORI DEL FERITO AI FUNERALI DI STATO
LECCE DEI MARSI – Domenico Cornacchia e la moglie Cesidia, genitori di Luca, il soldato ferito in Afghanistan nell’attentato dove hanno perso la vita quattro alpini, parteciperanno domani, a Roma, ai funerali di Stato.
Lo ha confermato lo stesso Domenico: “Inizialmente abbiamo avuto un po’ di remore a essere presenti, avevamo pensato di inviare un telegramma. Invece abbiamo pensato che sarebbe stato giusto essere vicini ai genitori dei ragazzi morti per manifestare la nostra solidarietà e vicinanza a persone così duramente colpite. Al loro posto potevamo esserci anche noi e sicuramente ci avrebbe fatto piacere avere la loro vicinanza affettiva”.
Domenico e Cesidia giungeranno a Roma con un mezzo che l’Esercito a messo a loro disposizione. Insieme a loro anche un cugino di Luca.
SAPRA’ DAGLI PISCOLOGI LA SORTE DEI COMPAGNI
LECCE NEI MARSI – Saranno degli psicologi a comunicare oggi a Luca Cornacchia la morte dei suoi amici e commilitoni nell’agguato in Afghanistan. Lo ha confermato il papà di Luca, Domenico Cornacchia, aggiungendo che questa mattina, dopo aver parlato con un ufficiale dell’esercito, ha saputo che un’ equipe di psicologi, in giornata, raggiungerà a questo scopo l’ ospedale dove è ricoverato il figlio.
“Non è escluso – ha ancora detto – che mio figlio possa tornare con loro. Dipenderà dalle sue condizioni in quanto, oltre alla ferita al piede, ha riportato conseguenze non gravi anche in altre parti del corpo”. La moglie di Luca, che al momento dell’ agguato si trovava a Roma, con il figlioletto, ieri ha raggiunto i genitori ad Avezzano (L’ Aquila), dove tuttora si trova.
“E’ visibilmente sconvolta e non vuole parlare con persone che non siano stretti familiari”, ha confermato la madre di Luca, Cesidia. Proprio da lei ha appreso quello che potrebbe essere effettivamente accaduto nell’ attentato. Luca si è salvato in quanto si trovava sulla torretta del ‘Lince’, il mezzo blindato saltato in aria. Ha anche riferito di aver ricevuto la telefonata del familiare di uno dei soldati che seguiva il mezzo coinvolto nell’attentato, non ricordando, però, di chi si trattasse.
“Mi ha detto che Luca, dopo l’ esplosione, è rimasto intrappolato nella torretta e che, a fatica, è stato salvato in quanto i talebani avrebbero continuato a sparare colpi d’ arma da fuoco”. Domenico Cornacchia ha inutilmente cercato di mettersi in contatto con il figlio per sapere, direttamente, le sue condizioni.
“Nonostante alcuni tentativi dei graduati dell’ esercito, non è stato possibile stabilire un contatto. Forse è giusto così perché è ancora sconvolto e chiede continuamente della sorte dei suoi compagni. Perché, si chiede, sono ricoverato solo io?”.
PER IL FERITO VERTEBRA SCHIACCIATA E TRAUMA DA URTO
L’AQUILA – Il caporal maggior scelto Luca Cornacchia, ferito in Afghanistan sabato scorso, nell’agguato in cui hanno perso la vita quattro alpini, “ha riportato una frattura del secondo metatarso del piede sinistro, uno schiacciamento della terza vertebra lombare, ma ci riferiscono senza nessun problema motorio, si muove e cammina, e una trauma da sovrapressione da onda d’urto, ma che non desta alcune preoccupazione”.
A riferire sulle condizioni è il colonnello Roberto Bramati, portavoce del Policlinico militare di Roma e direttore del dipartimento d’emergenza.
Cornacchia, subito dopo l’incidente “è stato soccorso e trasportato in una struttura di terzo livello, con tutte le attrezzature, vicino a Kandahar, e lì si trova tuttora. Rimarrà altre 24 ore in osservazione – conclude Bramati – e poi a seconda delle notizie si provvederà a riportarlo in Italia”.





