L’AQUILA – L’Unione di centro ieri si è leccata le ferite a Roma in un Consiglio nazionale infuocato e lo ha fatto in assenza del presidente e leader Pier Ferdinando Casini, il quale ha preferito lasciare serenità di esposizione ai presenti.
Lo stesso Casini che, fino al flop elettorale di due settimane fa aveva incarnato forma e sostanza. La novità, ‘annusata’ da tempo, è il cambio di rotta della linea che d’ora in poi porterà il nome del segretario nazionale, Lorenzo Cesa, ieri presente.
A raccontare com’è andata ad AbruzzoWeb Antonio Menna, capogruppo in Consiglio regionale e uno dei due consiglieri nazionali abruzzesi assieme a Domenico Di Renzo. “L’Udc non si scioglie, si rilancia con un congresso che chiamerei ‘rifondativo’ perché sceglierà una nuova classe dirigente e si darà una linea politica, vedendo anche le alleanze per le future Regionali e le prossime Politiche che ci saranno a breve”, spiega.
“Questo congresso segnerà una linea tra il passato e il futuro – assicura Menna – Non potrà essere più un’Udc padronale, autoreferenziale e leaderistica, ma sarà un partito democratico, dove varanno le regole, lo statuto e decisioni collegiali sulle scelte, su alleanze e candidati”.
Il congresso di fine aprile, deciso ieri invece del commissariamento da parte di un triumvirato proposto da Casini, è la testimonianza più evidente del cambio di direzione. Un congresso “mai fatto in quattro anni”, come da recente stoccata dal vice presidente vicario del Consiglio regionale abruzzese, Giorgio De Matteis; proprio quel De Matteis, candidato di punta alla Camera voluto da Casini, che è l’emblema del fallimento in Abruzzo, dove il partito si è spaccato rimediando una sonora sconfitta a causa delle scelte imposte da Roma di esponenti non iscritti (De Matteis in Consiglio regionale è ancora capogruppo del monogruppo del Movimento per le autonomie, Nicoletta Verì, capogruppo in Senato per la lista civica Monti, al momento delle candidature nel Popolo della libertà.
Circa 300 gli esponenti Udc arrivati nella capitale, una settantina gli interventi al microfono.
Tra le varie tematiche affrontate, naturalmente, la debacle abruzzese alle ultime elezioni è stato presa come esempio da non ripetere; poi, è emersa la necessità di liberarsi una volta per tutte del ‘leaderismo’ targato Casini, di abbandonare la linea ‘pura’ centrista mantenendo lo scudo crociato, cercare le giuste alleanze senza che l’ombra, a questo punto pesante, del leader decida per il partito intero; ma anche di cestinare il sodalizio funereo con il premier uscente Mario Monti e ripartire dalla politica sul territorio, possibilmente con un’altra legge elettorale.
All’esperienza elettorale abruzzese è stata dedicata una parte importante degli interventi e delle discussioni: in pratica l’Udc portato allo schianto con in vetta De Matteis e Verì, sponsorizzati dal leader di cui sopra, va archiviato o addirittura cancellato dalla memoria. Uno schiaffo all’assente Casini. In sintesi il partito che sta prendendo forma ha davanti a sé strade obbligate e più democratiche.
“La richiesta nel mio intervento – aggiunge Menna – è stata quella di ridare autonomia ai territori e ripartire dai piccoli centri. Ritornare fra la gente e interpretare i loro bisogni”.
Da quanto si è appreso, tutti hanno parlato in estrema libertà, non sono mancate stoccate, anche pesanti, ai volti e ai nomi ritenuti responsabili del disastro come De Matteis che, per citare l’onorevole Mauro Libè, non rieletto, uno dei tre triumviri proposti da Casini, (l’altro è Rao, altro trombato) “non avrebbe mai fatto parte del triumvirato citato da lui stesso”.
Almeno a parole, d’ora in poi dovranno contare e molto i territori e la politica locale: in questo senso il capogruppo Menna, uno dei frondisti più decisi, ieri ha chiesto che si celebri il congresso regionale con gli eletti a livello provinciale, indetto alla fine del luglio del 2012.
Andrà inoltre tenuta in considerazione la matrice democratico-cristiana nei momenti chiave, come le possibili alleanze anche a breve giro di posta. Da escludere è un patto con il Movimento 5 Stelle, di fatto il terzo polo della politica italiana dopo il flop centrista. L’aria che tira in questo senso profuma più di Partito democratico, ma il Pdl è comunque lì, nelle parole e nelle intenzioni.
Prima, però, c’è da rifondare un partito e creare la nuova dirigenza nazionale. E magari guardare con convinzione al contatto europeo con il Partito popolare. Quanto all’intergruppo “Presenza popolare” di cui Menna fa parte assieme agli esponenti di centrodestra Gianfranco Giuliante, Angelo Di Paolo e Riccardo Chiavaroli, Menna spiega che “non ha valenza politica ma è stato creato per lottare per un migliore funzionamento del Consiglio e far avere più potere all’assise, come sulla sanità commissariata, che deve tornare in regime ordinario, o la legge elettorale, che non può essere fatta a colpi di maggioranza”.
Per il resto, la Vela all’Emiciclo resterà all’opposizione. “Non ho avuto richieste di passare in maggioranza né ho intenzione di farlo dopo quattro anni. Chi non si adegua è fuori”, taglia corto Menna.
Tra i volti noti in Abruzzo il docente dell’università dell’Aquila Sergio Tiberti, il cui intervento è stato molto applaudito.






