L’AQUILA – “Quando partirà la ricostruzione pesante arriveranno all’Aquila oltre 3 mila nuovi immigrati che andranno a sommarsi ai 5 mila regolari già presenti. Il capoluogo supererà così di gran lunga la media europea del 5,8%”.

Lo annuncia Gamal Bouchaib, mediatore culturale, consigliere straniero al Comune dell’Aquila, riportando le stime dell’Associazione provinciale costruttori edili (Ance) fatte sulla base del conto delle imprese e dei cantieri che partiranno in centro storico da quest’anno, almeno secondo quanto annunciato dal ministro per la Coesione territoriale Francesco Barca.

Una città sempre più cosmopolita e variegata che, da dopo il terremoto del 6 aprile 2009, cambia scenari e cresce, ampliando il tessuto e la geografia sociale.

Un primo sensibile incremento del 25% c’era già stato nel 2012, quando si è passati dai 4.100 immigrati dell’anno precedente a 5.001 unità, il 6.2% dell’intera popolazione aquilana.

“Sono un migliaio gli stranieri, in prevalenza marocchini e tunisini, arrivati nell’ultimo anno – sottolinea Bouchaib – e la comunità continuerà ad aumentare fino ad arrivare a 8 mila unità nei prossimi anni”.

“Tra questi nuovi ingressi – sottolinea Bouchaib – si prevede una presenza massiccia di maghrebini che invertiranno la tendenza della bassa manodopera, fino a oggi appannaggio degli immigrati dell’Est Europa. Gli africani si adattano di più a questi lavori molto faticosi”.

Sono di qualche giorno fa i dati dell’ultimo Censimento Istat sulla popolazione abruzzese, relativi all’anno 2011, che collocano la provincia dell’Aquila al secondo posto dopo Teramo per numero di residenti stranieri (21.861). La nazionalità con maggior numero di presenze sia in provincia che nel capoluogo è quella romena, seguita immediatamente da quella albanese.

“La comunità romena è la più grande in città con 1.300 presenze – spiega ancora il consigliere – insieme a quella albanese e macedone che ne annovera altrettante. Sono immigrati ben inseriti che lavorano quasi tutti nel settore edile: i romeni sono impiegati per la maggior parte nella pittura edile, mentre i macedoni e gli albanesi hanno piccole imprese a conduzione familiare”.

Altra presenza massiccia è quella degli immigrati provenienti dall’Europa dell’Est: sono oltre 300, infatti, i russi e gli ucraini che, come spiega Gamal, sono per il 65% donne che si occupano di assistenza agli anziani.

In numero minore anche altri gruppi etnici misti come marocchini, tunisini, algerini, libici e cinesi. “I maghrebini hanno sviluppato piccole attività di vendita ambulante di vestiario – sostiene – mentre i cinesi sono impiegati nel settore della ristorazione e dei grandi bazar, come quelli di Bazzano e campo di Pile che commerciano un po’ di tutto”.

Secondo il mediatore culturale, “il gruppo etnico che fa più fatica ad adattarsi e a inserirsi nel tessuto sociale aquilano è quello dei cinesi: sono una comunità molto chiusa che non accetta di buon grado contaminazioni dall’esterno – conclude – Credono che aprirsi all’esterno possa costituire una minaccia per la loro identità. Sono comunque totalmente autosufficienti e non chiedono aiuto a nessuno, lavorano per conto proprio e di solito nelle loro attività assumono solo cinesi”. Marianna Galeota