L’AQUILA – Dove sono finiti i soldi per la ricostruzione? Quante e quali donazioni sono arrivate a seguito del terremoto? Agli aquilani non è dato a saperlo in modo chiaro e veloce.

Manca un sistema che permetta di monitorare i flussi delle ingenti donazioni giunte da tutto il mondo, a rendere ancora più eloquente la situazione è il confronto con un territorio che ha condiviso un destino simile a quello dell’Aquila, l’Emilia Romagna.

In questa regione, infatti, è già online un sistema (sul sito openricostruzione.it) che permette di tracciare in modo semplice e trasparente le donazioni e i progetti in fase di realizzazione per la ricostruzione dei comuni colpiti dal sisma. E il bello è che a realizzarlo è stato un aquilano, un “tecno-consigliere comunale” che, però, non riesce a essere profeta in patria.

Ma come mai si è riusciti a realizzare in Emilia, in soli otto mesi, quello che all’Aquila non si riesce a fare da quasi quattro anni?

“È tutta questione di volontà”, commenta la paradossale situazione ad AbruzzoWeb Ettore Di Cesare, tra i fondatori di Openpolis, associazione indipendente, apolitica e senza scopo di lucro che promuove l’uso della rete e del software opensource. Alle ultime amministrative è entrato in Consiglio con gli “Orange” di Appello per L’Aquila.

Realizzato dalle associazioni Wikitalia, ActionAid e OpenPolis, il sistema emiliano ha finora monitorato oltre 38 milioni di euro di donazioni effettivamente incassate dai comuni.

“In Emilia c’è stato innanzitutto il desiderio di realizzare una cosa del genere – spiega – il commissario alla ricostruzione, Vasco Errani, ha messo su una struttura dal nulla e i 61 comuni emiliani, da parte loro, si sono dati immediatamente da fare pubblicando donazioni e progetti”.

“Ogni amministrazione – aggiunge il consigliere aquilano – ha aperto un proprio conto corrente dedicato esclusivamente alle donazioni così è più semplice tracciare tutte le entrate e le uscite. Il servizio naturalmente non è gratis, nel senso che costa impegno e c’è bisogno di un team che ci lavori in modo costante in quanto il sito viene aggiornato settimanalmente. Inoltre ActionAid fa anche visite sul campo per vedere lo stato dei lavori”.

A sostenere il fondamentale servizio di “ricostruzione aperta”, i volontari delle associazioni onlus coinvolte e uno sponsor finanziatore per un anno, Cisco. Per riproporre la situazione all’Aquila, però, c’è anche l’esigenza di chi faccia “politica per vocazione” e di una, questa sconosciuta, cultura della trasparenza.

“C’è bisogno di disponibilità ma soprattutto di volontà politica – ammonisce Di Cesare – perché la trasparenza è un atto dovuto da parte di chi amministra a tutti i cittadini che vogliono giustamente sapere a che punto ci troviamo ma anche a quanti hanno donato, perché non dimentichiamo che il servizio sicuramente invoglierebbe nuove donazioni”.

“Io, e parlo a nome di Appello per L’Aquila, farò di tutto per avere e mettere a disposizione questi dati; intanto da luglio abbiamo pubblicato un sistema, su appelloperlaquila.org, che permette ai cittadini di avere un’idea più chiara dei finanziamenti della ricostruzione”.