ATESSA – Per il secondo sabato consecutivo sarebbe stata del 70 per cento l’adesione allo sciopero proclamato dalla Fiom Cgil alla Sevel di Atessa (Chieti) per protestare contro la decisione dell’azienda di ricorrere a 4 sabati di lavoro straordinario per far fronte all’aumento delle richieste del furgone Ducato Fiat e degli omologhi a marchio Peugeot e Citroen.
Il dato è stato reso noto dal segretario provinciale della Fiom Cgil Marco Di Rocco, secondo cui la produzione, a fine giornata, si attesterà sui 170 furgoni, la metà di quanto preventivato. Già ieri la Fiom aveva proclamato un altro sciopero alla Sevel, contestando la scelta del lavoro straordinario invece della riassunzione dei 1200 operai – con contratti atipici – licenziati negli ultimi 2 anni.
“La prossima settimana – sottolinea Di Rocco – organizzeremo altri scioperi, ciascuno di 2 ore, anche nei giorni feriali. E promuoveremo assemblee aperte anche ai lavoratori delle aziende dell’indotto. Siamo pronti a riprendere il confronto con l’azienda, ma sulla base degli accordi sull’occupazione sottoscritti nel 2005 e da tempo disattesi”.
PRC: “I LAVORATORI HANNO RAGIONE”
CHIETI – “Gli operai della Sevel hanno ragione”. Così Rifondazione Comunista esprime “il più totale” sostegno alla lotta dei lavoratori della Sevel di Atessa e più in generale alla battaglia della Fiom. “
“E’ preoccupante, – si legge in una nota del consigliere regionale Maurizio Acerbo e del segretario Marco Fars – il silenzio della politica e delle istituzioni locali. Le ragioni dello sciopero sono sacrosante”.
“Mentre distribuisce utili agli azionisti, la Fiat ha negato a luglio il premio di risultato ai lavoratori (Premio di risultato da destinare ai dipendenti: luglio 2008, 1.100 euro; luglio 2009, 600 euro; luglio 2010, 0); Inoltre si impongono straordinari e sabati lavorativi mentre si lasciano a casa più di mille precari che la Fiat considera operai usa e getta”.
“Il fatto che gli operai con contratto a tempo indeterminato scioperino per l’assunzione dei precari è un importantissimo atto di solidarietà e civiltà in un’epoca di egoismo dilagante. Politica e istituzioni dovrebbero sostenere tale rivendicazione invece di nascondersi nel silenzio”.





