L’AQUILA – “L ‘Aquila non sarà mai più la città che abbiamo conosciuto a causa del terremoto, che l’ha sfigurata, ma anche a causa degli amministratori locali, comunali, provinciali, regionali, che hanno dimenticato com’era ieri e non riescono ad immaginare come dovrà essere domani”.
Lo dichiara Lelio De Santis, responsabile degli Enti Locali dell’Italia dei Valori, in merito alla fase di ricostruzione port-terremoto all’Aquila e nei paesi del cratere.
“A 17 mesi dal sisma – prosegue – non c’è un vago progetto complessivo di città o una sola idea di città possibile da condividere con i cittadini: intanto spuntano, dovunque come funghi, strutture solide, abitazioni, attività commerciali per effetto di concessioni provvisorie, che da noi significa concessioni definitive”.
“Ho pensato finora che questo dipendesse solo da una mancanza di progettualità e da un limite di cultura amministrativa dei Governanti – dice ancora De Santis – ora appare sempre più evidente che l’assenza di un disegno chiaro ed organico, la mancanza di regole e di criteri oggettivi favorisce gruppi di potere, lobby affaristiche ed interessi di pochi a danno della collettività.”
“La vicenda dell’utilizzo di piazza d’Armi – spiega l’esponente Idv – è il simbolo dell’improvvisazione e delle contraddizioni presenti nell’attività amministrativa comunale, che prima decide la destinazione dell’area a verde pubblico ed impianti sportivi, e poi cambia idea e approva un progetto di assetto diverso, farraginoso e privo di un’identità, con la previsione di nuovi edifici ed ulteriori volumetrie, senza un minimo di partecipazione dei cittadini, soprattutto quelli che abitano nella zona”.
“E invece di essere coinvolti nel definire percorsi condivisi nella ricostruzione – conclude – i cittadini sono chiamati a schierarsi fra favorevoli e contrari al mercato a piazza d’Armi, fra favorevoli e contrari alla Chiesa, già realizzata per volontà superiore e nel silenzio degli amministratori locali, fra favorevoli e contrari al Parco urbano”.



