L’AQUILA – “Le coppie separate solo sulla carta dovranno restituire il doppio contributo di autonoma sistemazione perché non ne avevano diritto”.
L’assessore all’Assistenza alla popolazione del Comune dell’Aquila Fabio Pelini scrive la parola fine sulla vicenda di circa 500 coppie del capoluogo, con marito e moglie che incassavano entrambi il beneficio solo per il fatto di aver eletto la propria residenza anagrafica in due distinte abitazioni.
Una querelle che dura ormai da un anno e mezza e venuta alla luce durante più sedute della commissione di Controllo e garanzia, all’epoca presieduta da Enzo Lombardi (del gruppo consiliare di Forza Italia): uno “scherzo” da circa 200 mila euro al mese, poi in seguito ridimensionato nei numeri.
Su questa vicenda inizialmente il Comune aveva lasciato correre, ma è stato costretto poi a tornarci su a seguito di una sentenza del Tar, rivelata da AbruzzoWeb, nella quale una signora si era vista bocciare il ricorso con il quale chiedeva il Cas per sé nonostante fosse “ospite” del marito.
“Il collegio – si leggeva nella decisione dei giudici amministrativi – ritiene di escludere che il ‘nucleo familiare’ sia esclusivamente quello che risulta anagraficamente residente nell’immobile danneggiato dal sisma, dovendo esservi invece incluso anche il coniuge non legalmente separato, pur se residente altrove”.
In difesa del doppio Cas si era schierato il dirigente dell’Avvocatura comunale Domenico De Nardis (“gli sposati sono liberi di fissare la residenza in luoghi diversi e a essi spetta il doppio Cas”), che aveva incrociato le lame con una sua collega, Paola Giuliani, la quale all’epoca aveva anche il ruolo di responsabile dell’area Accoglienza alla popolazione della Struttura per la gestione dell’emergenza, e con il coordinatore della stessa Sge Roberto Petullà, di tutt’altro parere.
“Ho visto cose che non mi piacevano”, aveva detto la Giuliani, chiamando in causa pure il primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente: “il sindaco mi ha fatto scrivere una lettera, non ricordo se a me personalmente o indirizzata al Comune, con la quale si diceva che, vista la situazione, non dovevo fare controlli. Che ai controlli si poteva soprassedere perché c’era troppa confusione in quel momento di estrema emergenza”.
Petullà, infuriato con De Nardis e con l’amministrazione comunale, era arrivato addirittura a inviare le carte alla Corte dei conti per verificare un eventuale danno erariale alle casse dello Stato.
Infatti, attraverso il meccanismo della scissione del nucleo familiare, i coniugi prendevano complessivamente una somma mensile più alta perché alle persone singole spettava una maggiorazione del contributo.
Adesso, però, saranno costretti a rendere il surplus al Comune: un discreto gruzzolo che ancora non è stato quantificato, come spiega Pelini: “Su 25 persone assunte al settore, 19 erano precari cui è scaduto il contratto a fine 2012, quindi siamo affogati di lavoro e ancora non mettiamo mano alla questione, ma la linea che seguiremo è quella di richiedere indietro i soldi”.
Una linea tenuta dall’assessore già all’indomani della sentenza: “Sono sempre stato contrario alla doppia autonoma sistemazione per le coppie non separate o divorziate, però alcuni personaggi illustri che la percepivano fecero ricorso e l’Avvocatura ci rilasciò un parere che diceva di continuare a pagarla. Il Tar rimette tutto in discussione”.
Nel frattempo, in molti si sono messi in regola, come riferisce ancora Pelini: “Parecchie coppie hanno riunificato il nucleo e i casi, ormai, sono poche decine”.
Per avere un parere anche dal punto di vista tecnico, questo giornale ha provato a contattare più volte De Nardis e la dirigente dell’Assistenza alla popolazione Patrizia Del Principe. Ma senza successo.



