CHIETI – Una proposta inedita di un presepio tutto abruzzese di atmosfere agro-pastorali quello allestito nella sala d’ingresso del museo “Costantino Barbella” a Chieti. Quasi una scommessa che l’Accademia dei Transumanti degli Abruzzi (AcTA), presieduta da Camillo Carapelle ed impegnata, da circa 15 anni, nella ricerca culturale su zampogne, pifferi e suonatori (le scupinire) ha proposto all’amministrazione comunale.
Il progetto, in gestazione da vari anni, si è finalmente concretizzato. Tutto è nato dall’idea di dare vita ad una rappresentazione in chiave abruzzese della Natività di Gesù, proponendo agli artigiani della terracotta di Pacentro (L’Aquila), emuli di Giuseppe Avolio (Pacentro 1883-1962), Brunella Angelilli e Marco Angelilli, la confezione di statuine in terracotta per presepio (le mammocce) in costumi tradizionali di varie località dell’Abruzzo: la stessa Pacentro, Pettorano sul Gizio (L’Aquila), Scanno (L’Aquila), Villa Badessa (Pescara), Casoli (Chieti).
Anche le statuine di Giuseppe e di Maria dovevano aver i tratti di contadini o pastori abruzzesi. E così è avvenuto. Le statuine rimaste nelle casse per alcuni anni nell’attesa di trovar un luogo per allestirvi un presepio, sono state poi restaurate da Sergio Mezzanotte, artista di Chieti, che si è anche impegnato a creare, a sua volta, delle “figure” in terracotta per il presepio immaginato dall’AcTA.
Grazie infine alla collaborazione di Ettore Toto, artigiano tuttofare, che ha preparato una struttura per ospitare la rappresentazione della Natività nel museo teatino, il progetto è diventato alla fine reale.
Da alcuni giorni può essere ammirato, nella sua essenzialità rappresentativa, da chi visita il museo “Barbella”.
Al centro della struttura quadrata (due metri per due), su una piccola predella, la Natività con San Giuseppe in abiti contadineschi riconoscibile dal suo bastone fiorito, la Madonna, una donna anch’essa contadina con un bambino in braccio, alle spalle il Bue e l’Asinello sdraiati, ed intorno statue di donne ed uomini in costumi paesani, che ognuno può cercare di collegare ad una località d’Abruzzo; lo zampognaro anziano e quello giovane, i pastori con le pecore e i cani, artigiani ed artigiane, l’orso che balla al suono della zampogna, coppie di giovani donne e uomini seduti; donne con la conca in testa; dei briganti che rappresentano i soldati di Erode che cercano il Bambino e una donna che li svia, indicando un luogo verso chissà dove, in direzione opposta alla Natività.
In primo piano un cantastorie, con tabella di quadri illustrativi, il quale, accompagnato da un suonatore di chitarra seduto, rappresenta l’Angelo dell’Annuncio ai Pastori :“Vi annuncio un grande gaudio oggi è nato per voi il Salvatore”. Più in là sono in arrivo i “Re Magi”, rappresentati da tre coppie di contadini e pastori con le proprie mogli; a loro fianco tre asini con il basto: uno carico di botticelle di vino, un altro di sacchi di farina e un terzo con fasce di legna (oro, incenso e mirra dei poveri), mentre si avvia verso la Natività una donna con “pane e vino”, con riferimento ad Ignazio Silone, l’autore di “Fontamara”e di “Vino e pane”.
Un percorso culturale simbolico, con chiaro significato di ispirazione alla religiosità popolare, che soltanto il presepio riesce a ricreare. Ogni anno, con rinnovata emozione del cuore.
Il presepio, che resterà presso il museo fino al 6 gennaio, si può visitare, ad ingresso libero, prima di Natale nel pomeriggio dalle 14 alle 20 e, dopo Natale, mattina e pomeriggio.



