L’AQUILA – Gli aquilani si sono fidati della Commissione grandi rischi, e se non fossero stati rassicurati sarebbero usciti dalle loro case, evitando tante morti.

Ruota attorno a questa tesi, costruita con una lunga teoria di testimonianze di familiari delle vittime del 6 aprile 2009 e di alcuni superstiti, la richiesta di risarcimento danni per 22,5 milioni di euro inoltrata contro la Presidenza del Consiglio, di cui proprio la Grandi rischi è organo consultivo.

L’atto di citazione di responsabilità civile è stato presentato ieri presso il Tribunale civile dell’Aquila dagli avvocati Maria Teresa di Rocco e Silvia Catalucci, entrambi del Foro dell’Aquila.

TESTIMONIANZE E ACCUSE

“Mia sorella – ha raccontato I.C. – viveva da sola in via XX settembre e già nei giorni precedenti sembrava tranquillizzata dalle notizie diffuse dagli organi di informazione sulla non pericolosità degli eventi sismici. Era convinta che le notizie fornite dai cosiddetti scienziati fossero veritiere e non esistesse alcun motivo di preoccuparsi. Era stupita come molte persone fossero preoccupate per le scosse. Inoltre l’assenza di Bertolaso dalla riunione del 31 marzo venne da lei interpretata come un buon segno. La sera del 5 aprile, dopo la scossa delle 23 disse di essere un poco spaventata ma che avrebbbe dormito a casa”.

 “La sera del 5 aprile – ha fatto eco F.G., una signora che in centro ha perso entrambi i genitori – dopo la scossa delle 23 mio padre mi telefonò, dicendomi di uscire di casa per raggiungerlo nella loro abitazione”. Da quanto testimoniato, l’uomo si sentiva al sicuro sia perché la casa era costruita in cemento armato, “ma anche in ragione del fatto che giornali e televisioni rassicuravano”.

La tesi della fiducia che si è dimostrata mal riposta è ribadita anche dall’unica superstite di un’intera famiglia che ha perso la vita nei crolli a via Fortebraccio. “Ritengo – ha accusato apertamente L.G. – che i miei familiari possano essere stati indotti in errore dalla superficialità con cui i cosiddetti esperti, nei giorni immediatamente precedenti le scosse, avevano scongiurato l’ipotesi del verificarsi di una scossa dalla portata distruttrice, invitando invece la popolazione a restare calma e tranquilla”.

“Mio padre, che viveva in centro storico – è la storia di A.I. – era talmente convinto da quelle rassicurazioni che ha addirittura convinto alcuni suoi conoscenti a restare nelle loro case. Per fortuna queste persone si sono salvate ma lui è rimasto ferito in modo serio, e forse non tornerà mai come prima. Ci avevano detto di stare calmi, ma noi siamo stati ingenui a crederci”.

“Mia figlia – ha affermato M.P. – fu vittima del crollo in via Campo di Fossa e sono certa che la decisione di restare a casa la sera del 5 aprile è stata indotta dalle notizie rassicuranti sul fatto che le scosse non sarebbero state distruttive”.

Anche O.T. ha perso un familiare nel sisma, la sorella, che abitava in via Sturzo. “Mia sorella e una sua amica, anche lei deceduta – ha raccontato con rabbia – erano convinte che eravamo noi gli esagerati nell’essere apprensivi. Sono convinta che avrebbero potuto salvarsi se non fosse stato per quelle continue rassicurazioni degli esperti”.

GLI STUDI

A corredo delle testimonianze, nel ricorso i legali hanno aggiunto anche studi scientifici di scienziati definiti “autorevoli” e di parere opposto rispetto a quelli della Grandi rischi.

L’intento è di dimostrare che sono state ignorate a bella posta opinioni scientifiche che avrebbero potuto portare ad avere un atteggiamento meno rassicurante da parte della Commissione nella famosa riunione del 30 marzo.

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