L’AQUILA – È una lettera piena di solidarietà e vicinanza quella che una lettrice aquilana, Sara, ha scritto in merito alla vicenda che vede coinvolto l’ex capitano dell’Aquila Rugby Francesco Pietrosanti, arrestato a marzo di quest’anno per minacce e maltrattamenti ma rimesso subito in libertà e poi denunciato pochi giorni fa come nel primo caso dalla ex moglie.
Qualche giorno fa AbruzzoWeb ha pubblicato la lettera con la quale lo stesso Pietrosanti ha voluto dire la sua sulla vicenda che lo vede coinvolto e di cui lui stesso dice di sentirsi vittima.
“Le parole di Pietrosanti mi hanno molto colpito per il senso di disperazione nei confronti di una situazione che lo allontana dai suoi figli”, scrive Sara nella missiva che pubblichiamo integralmente. “sono certa – aggiunge – che l’immagine che è descritta nei giornali di quest’uomo è assolutamente falsa!”.
IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA
Gentile Redazione,
ho appena letto l’articolo in cui viene pubblicata la lettera di Francesco Pietrosanti e vorrei fare alcune considerazioni in merito dal momento che sono una cittadina aquilana, appassionata del mondo del Rugby e che è stufa di ascoltare ogni giorno in tv, giornali e web notizie riguardanti il reato di stalking, minacce e maltrattamenti in cui emerge una figura maschile sempre ‘violenta’, ‘ossessiva’, in poche parole, orrenda, senza invece ricevere notizia alcuna riguardo alle migliaia di donne che quotidianamente approfittano dello status di ‘essere debole’ per allontanare dalle loro vite uomini che anche se per poco le hanno rese felici, hanno donato loro la gioia di essere madri, donne che senza alcuno scrupolo, per una semplice ripicca riescono a trovare il coraggio per rovinare la vita di un essere umano; spesso queste donne non si rendono conto che il male peggiore lo stanno creando ai propri figli, vittime, insieme ai loro padri, di situazione incredibili e assurde che sanno soltanto toglierti la voglia di credere che in questo mondo qualcosa di positivo possa esistere.
Le parole di Pietrosanti mi hanno molto colpito per il senso di disperazione nei confronti di una situazione che lo allontana dai suoi figli, ma anche per la forte determinazione, caratteristica di ogni rugbista di qualità, nel voler dimostrare la sua innocenza: io, in cuor mio, riconoscendo in tante persone che vivono il Rugby sentimenti di lealtà, rispetto dell’avversario, bontà d’animo e tanta tanta determinazione nell’agire sempre in modo corretto (caratteristiche imprescindibili nel Rugby), sono certa che l’immagine che è descritta nei giornali di quest’uomo è assolutamente falsa!
Il motivo per il quale sento di dover scrivere questa e-mail nasce dal desiderio di far emergere una situazione che sta diventando un problema
sociale e come tale non si può far finta di nulla: le donne attualmente hanno il potere di distruggere la vita di un uomo tramite false accuse che destano scalpore tra i mezzi di comunicazione, tra i pettegolezzi della gente, ma che non trovano mai giustizia dalla parte di chi le subisce.
Avvocati, giudici, giornalisti stanno tutti sempre dalla stessa parte: quella che piace alla massa, in poche parole agiscono nel modo in cui la gente si aspetta che agiscano e non indagano a fondo nelle situazioni, si limitano alla cronaca dei fatti senza considerare ciò che realmente spinge un uomo ad agire in certi modi (sempre che il fatto sia realmente accaduto). In certe situazioni non esiste solo il bianco o il nero ma le sfumature possono cambiare il corso degl’eventi ed è giusto considerarle.
Se un giorno Pietrosanti verrà condannato per i reati di cui è accusato, ben venga la giusta punizione, quella prevista dalla Legge, ma se la sua innocenza sarà dimostrata lui comunque avrà perso gli anni più belli per veder crescere i propri figli e avrà perso la partita…per la prima volta avrà segnato una meta senza guadagnare punti; mi chiedo però quale sarà a quel punto il vero avversario: la ex-moglie? oppure un sistema, ormai consolidato, in cui è facile svegliarsi al mattino ed accusare chi non si comporta secondo i nostri programmi, chi, in fondo, vuole soltanto continuare ad amare i propri figli ed è disposto a lottare anzichè voltare loro le spalle, un sistema del quale siamo tutti responsabili perchè non abbiamo il coraggio di ribellarci ad esso.
Spero che queste parole non restino inosservate e che possano, attraverso il vostro mestiere di giornalista, far crescere nel sentimento comune il coraggio di aprire gl’occhi per guardare fino a che punto può spingersi la crudeltà dell’essere umano.
Grazie.
Saluti,
Sara.




