L’AQUILA – “La scelta di costruire delle new town è stata un errore madornale”.
Inizia così una lunga intervista all’archistar Renzo Piano, che ai microfoni di La7, in un servizio dedicato all’Aquila del programma Cristina Parodi Live, non ha risparmiato giudizi sulla ricostruzione e la scelta “sbagliata” di realizzare le aree del progetto C.a.s.e. e Map per fronteggiare l’emergenza abitativa post terremoto.
“La diaspora delle famiglie provoca disastri affettivi – ha spiegato Piano nel corso del programma, andato in onda questo pomeriggio – la ricostruzione del centro storico sta portando via le persone dal centro stesso, che si sta riducendo a essere una creatura senza vita”.
Il servizio è stato un viaggio a tutto tondo sulla realizzazione e l’inaugurazione all’Aquila dell’auditorium del Parco, avvenuta lo scorso 7 ottobre tra non poche polemiche, con cittadini e istituzioni divise tra i favorevoli e i contrari alla nuova struttura.
Un auditorium modernissimo, che per molti cozza con lo storico castello Cinquecentesco che si trova sullo sfondo. Proprio l’archistar ha spiegato il motivo della scelta di realizzare una struttura caratterizzata, tra l’altro, da un imponente spigolo: “l’ho scelto proprio perché legato al suo essere. Lo spigolo ha una doppia valenza: quella strutturale, perché l’altezza aiuta la sonorità, e quella simbolica, di un cubo posato su uno spigolo che ben si sposa con quelli del castello”.
“L’Aquila è una città musicale e questo auditorium rappresenta proprio una cassa armonica”, ha concluso.
In studio insieme alla Parodi c’era Antonella Cocciante, aquilana che prima del terremoto del 6 aprile 2009 viveva nel centro storico. Lei, come tutti i suoi concittadini che hanno vissuto la tragica notte, non si è tirata indietro dal raccontare le ore “in cui tutto è finito”, mentre alle sue spalle scorrevano le immagini della tragedia.
“Non c’è una visione globale della ricostruzione – ha denunciato la donna, parlando della situazione attuale – non si può ricostruire un centro di 70 mila persone con le ordinanze, serve una legge vera e propria”.
La donna ha concluso chiamando in causa le banche: il mutuo che, come per tanti altri aquilani, è ancora acceso sulla casa distrutta dal sisma, “perché hanno ignorato la nostra situazione”.



