CHIETI – La proprietà Sixty scopre le carte e di fronte ai tecnici del ministero dello Sviluppo economico per la prima volta parla di possibilità di fallimento.

È quanto si è appreso al termine dell’incontro romano di questa mattina alla presenza dei rappresentanti legali della nuova proprietà (che dunque continua a non mostrarsi), dei sindacati, dei funzionari della Regione e dei politici del territorio (il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, il presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, e i senatori del Partito democratico e dell’Italia dei valori, Giovanni Legnini e Alfonso Mascitelli).

Diventa, dunque, sempre più concreto lo spauracchio del fallimento, tanto temuto dopo l’avvio della procedura di concordato preventivo, avvenuto a fine settembre scorso.

La nuova proprietà ha detto di voler cercare di evitare il fallimento creando una nuova società che darebbe lavoro a una cinquantina degli attuali 400 lavoratori dello stabilimento teatino. Senza contare i circa 250 addetti che perderebbero il posto di lavoro a seguito della chiusura dei 40 punti vendita, sui 60 totali, aperti in tutta Italia. 

Ma i sindacati non ci stanno: “Noi pensiamo che la strada da praticare sia quella dell’amministrazione controllata – dice Maurizio Sacchetta della Uilta Uil – con l’appoggio delle forze politiche spingeremo la nuova proprietà adotti questa strada al posto del fallimento”. 

Per Ettore Di Natale, segretario provinciale della Femca Cisl, il gioco dell’azienda è chiaro: “Si è capito che la nuova proprietà è interessata solo ai marchi che dal primo gennaio saranno a loro disposizione, visto che a dicembre scade l’affitto da parte di Sixty spa. Dall’anno prossimo gestire tutti marchi Sixty in proprio e fare ciò che vorranno”. 

“Delocalizzeranno tutta la produzione in Cina – continua Di Natale – e per la distribuzione non avranno problemi visto che, affidandosi al gruppo Trendiano, hanno già una rete distributiva di 1.500 negozi. Secondo noi vogliono restare con 50 persone perché sono indietro su alcuni aspetti tecnici, ma, una volta superate tutte le problematiche nel giro di uno o due anni, manderanno a casa anche quei 50 lavoratori che ora dicono di voler mantenere”.

Il sindacato è già sceso sul piede di guerra. Giovedì ci sarà l’assemblea generale con tutti i lavoratori e verranno messe a punto le iniziative per contrastare il fallimento.

Intanto si aspetta il prossimo incontro a Roma, fissato per il 29 ottobre, quello nel quale la nuova proprietà dovrà portare anche il piano industriale e dire come intende aprire la nuova società che riassorbirebbe la cinquantina di lavoratori e mantenere i 20 negozi nel resto d’Italia.