L’AQUILA – Per il momento, Angelo Mancini non associa l’ultimo mezzo pastrocchio in Consiglio comunale dell’Aquila alla sfilza di nuvole nere che lo hanno accompagnato negli ultimi mesi fino al reintegro nell’assise pubblica.

Un atto inviato dal segretario comunale al presidente della commissione elettorale centrale dice che “devono essere corretti i risultati elettorali con conseguente proclamazione del ricorrente alla carica di consigliere elettorale”. Il Comune, dal canto suo, a quel punto si è chiamato fuori, sottolineando che non spetta all’ente fare quanto richiesto nell’atto.

“Al comune probabilmente non hanno capito che la sentenza del Tar dice chiaramente che sono eletto – afferma ad AbruzzoWeb Mancini – quindi spetta a loro la semplice ratifica in Consiglio comunale. Un intoppo risolvibilissimo, tanto che sono già stato contattato dalla segreteria. Non credo si tratti di un ‘giochetto’, non penso ci sia dolo in questa vicenda, ma è qualcosa che in ogni caso mi spinge a riflettere. Non so se questo è un altro passaggio della battaglia nei miei confronti, però non mi importa, anche se, ne sono sicuro, in Comune c’è ancora un’avversione nei miei confronti”-

Il Tar Abruzzo nei giorni scorsi aveva rivisto la composizione del Consiglio comunale del capoluogo abruzzese, spalancando le porte all’ex candidato sindaco dell’Italia dei valori e L’Aquila oggi alle elezioni del maggio scorso.

In un primo momento, Mancini era stato escluso dalla ripartizione dei seggi in seguito all’apparentamento delle sue liste con il vincitore delle elezioni, Massimo Cialente.

Mancini, comunque, una volta rientrato in Consiglio al posto del giovane consigliere della civica L’Aquila oggi Fabio Cortelli (uno dei maggiori oppositori di Cialente, come del resto lo stesso Mancini, nonostante facesse parte della stessa coalizione, quella di centrosinistra), ha dovuto immediatamente fare i conti con un passaggio a vuoto di natura burocratica.

“Dopo le elezioni – spiega Mancini – l’ufficio elettorale si scioglie e quindi tutti i compiti spettano al Comune. Ripeto, non credo ci sia la mano di qualcuno dietro quanto accaduto, ma mi fanno pensare questa serie di errori, questo non decidere su un qualcosa sulla quale in realtà non c’è proprio nulla da decidere. La sentenza del mio reintregro è datata 26 settembre 2012, dallo scorso 3 ottobre sono consigliere comunale. Che altro serve?”.

Per Mancini, il clima in Comune non è dei migliori.

“Ma abbiamo un dovere fondamentale – dice – quello di fare il bene della città e dei cittadini. Io vado a lavorare con lo spirito giusto, vado per amministrare nel miglior modo possibile, evitando di appoggiare provvedimenti che favoriscano il privato rispetto al pubblico. La questione dei soldi per la ricostruzione esauriti? Ne parlai già un anno fa. I soldi sono quelli, i famosi 2 miliardi e mezzo, ma i costi in questa città aumenteranno per forza, perché, giustamente, si è voluto dare modo alla governance locale di lavorare alla ricostruzione, ma purtroppo il non aver saputo e voluto strutturarsi al meglio si sta rivelando un’arma a doppio taglio. Prima della fine del commissariamento era il caso di creare le condizioni per poter reggere il colpo”.

Tante, per Mancini, sono le ferite sul corpo dell’amministrazione, come il concorsone per l’assunzione di 300 persone a tempo indeterminato da assegnare agli enti impegnati nella ricostruzione.

“Bastava che qualcuno chiedesse al governo, come prevede il decreto legge 150 del 2009, sulla spinta della azioni della Lega, di applicare il criterio della territorializzazione. In situazioni particolari come la nostra, si può fare, si poteva fare, per poter dare lavoro a tanti giovani del nostro territorio ed evitare al tempo stesso una caduta psicologica. Con quale spirito andrà a lavorare chi non supererà il concorsone? Ora l’unica cosa da fare è bloccarlo e puntare alla territorializzazione – conclude – Per il bene della popolazione aquilana”.