L’AQUILA – Una provincia unica per l’Abruzzo: è questa la proposta che sta per arrivare sul tavolo dei consiglieri regionali chiamati a decidere sul riordino degli enti nel corso di una seduta straordinaria dell’assemblea dell’Emiciclo che certamente non mancherà di scatenare polemiche.

L’ipotesi è maturata in questi giorni, il primo a parlarne è stato il governatore, Gianni Chiodi, che ha lanciato l’idea per cercare di sanare le divergenze nate all’interno del centrodestra, deflagrate con il voto in sede di Consiglio delle autonomie locali (Cal), che il 26 settembre ha deciso per l’accorpamento dell’Aquila con Teramo e di Pescara con Chieti, decisione che dovrà essere vagliata all’Emiciclo e inviata al governo.

Dentro il Cal i sindaci presenti e i presidenti di Provincia sono andati a briglia sciolta, stando più attenti alle questioni territoriali che di partito. Le fusioni in discussione erano cinque: L’Aquila da sola, Pescara-Teramo-Chieti insieme; L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti; L’Aquila e Chieti da sole, Pescara-Teramo; L’Aquila e Teramo da sole, Chieti-Pescara; unica.

La prima ho ottenuto due voti, quelli del sindaco e del presidente della Provincia di Pescara, Luigi Albore Mascia e Guerino Testa, entrambi del Pdl; la seconda otto voti, quelli dei primi cittadini dell’Aquila, Massimo Cialente (Pd), di Fontecchio (L’Aquila), Sabrina Ciancone (indipendente), di Sant’Eufemia a Maiella (Pescara), Francesco Crivelli (centrosinistra), di Penne (Pescara), Rocco D’Alfonso (Pd), di Pratola Peligna (L’Aquila), Antonio De Crescentiis (Pd), di Francavilla al Mare (Chieti), Antonio Luciani (Pd), di Calascio (L’Aquila), Antonio Matarelli (Pdl) e di Scurcola Marsicana (L’Aquila), Vincenzo Nucellese (Pd).

La terza proposta, quella caldeggiata dai chietini “autonomisti”, ha preso cinque preferenze: del presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio (Udc), del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio (Pdl), e di quelli di Castelfrentano, Patrizia De Santis (Pdl), di Fresagrandinaria, Giovanni Di Stefano (centrosinistra) e di Palmoli, Roberta Zita Marulli (centrosinistra).

La quarta ha contato solo due “sì” da parte del sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, e di Roseto (Teramo), Enio Pavone, socialista che governa con una maggioranza di centrodestra.

Un solo voto per la provincia unica, quello del segretario del Cal e sindaco di Pineto (Teramo), Luciano Monticelli.

Il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, non si è presentato alla riunione, annunciando la volontà di depositare un ricorso contro il decreto sulla revisione della spesa nella parte che stabilisce il riordino degli enti. Quello della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, invece, si è astenuto.

Una situazione, quindi, che ha messo insieme esponenti politici di diversa estrazione che hanno trovato l’intesa sul “campanile” con l’unica eccezione di Luciani, che ha votato in difformità con i vicini di casa scegliendo la soluzione che alla fine ha primeggiato. Anche se c’è da dire che non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei membri del Cal che, in totale, sono 20.

Uno scacchiere difficile da ricomporre soprattutto quando il copione verrà replicato all’Emiciclo, con 45 consiglieri da mettere d’accordo: ecco perché Chiodi ha rotto gli indugi e ha cominciato a far circolare la sua ipotesi, di cui si è discusso anche nel corso di un vertice di maggioranza a Manoppello (Pescara).

In questo modo Chiodi andrebbe al cospetto del governo con un taglio spinto oltre le previsioni draconiane dell’esecutivo Monti e confortato da un parere del ministero della Funzione pubblica che ha sgomberato il campo da possibili equivoci: alla domanda se può esserci una sola Provincia coincidente con il territorio regionale, gli esperti di Filippo Patroni Griffi hanno risposto che “non sono rinvenibili ostacoli a tale assetto”.

A complicare la vita al presidente, però, ci si è messa l’uscita del consigliere regionale del Pdl Lorenzo Sospiri, che ha posto un secco veto: “si può fare, ma la sede della Provincia unica deve essere Pescara”.

Un’affermazione che ha scatenato una ridda di polemiche e riacceso i fuochi, mai del tutto spenti, della competizione tra L’Aquila e Pescara sul capoluogo che portò ai moti del 1971.

“L’Aquila non perderà le sue prerogative – ha precisato Sospiri – ma Pescara è la città più popolosa dell’Abruzzo e la capitale economica della regione”.

Una dichiarazione, quest’ultima, identica a quella che fece il coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone, durante un convegno a Pescara poco dopo il terremoto del 2009 e che scatenò una velenosa querelle interna al partito: l’allora capogruppo pidiellino in Consiglio regionale e attuale assessore, Gianfranco Giuliante, arrivò a chiedere per il senatore che fosse “rinchiuso nella ridotta di Celano a tempo indeterminato e con l’obbligo di non rendere dichiarazioni pubbliche”.

Chiodi queste cose le ricorda bene, e vuole evitare una nuova guerriglia dalle parti dell’Emiciclo per chiudere la legislatura in tranquillità.