PESCARA – All’Aquila, dopo il terremoto, “credo che il Governo abbia ben operato, soprattutto attraverso l’intervento della Protezione civile, per garantire un alloggio a chi era rimasto senza un tetto. Il che non significa in alcun modo la ricostruzione”.
Lo ha detto a Pescara il presidente della Camera, Gianfranco Fini (nella foto), rispondendo alle domande dei giornalisti sugli interventi post-sisma.
“Comprendo – ha aggiunto – gli aquilani che dicono ‘non potete pensare di cancellare la nostra citta’, la dobbiamo ricostruire esattamente com’era. Ma questo è tanto giusto quanto difficile da fare”.
“Senza alcuna parzialità e senza alcun intendimento polemico – ha sottolineato il presidente della Camera – credo che bisogna essere consapevoli che si è trattato di una tragedia senza precedenti. Non soltanto per il numero delle vittime, da questo punto di vista vi sono stati terremoti ancor più dolorosi, ma soprattutto per l’impatto che ha determinato in una città capoluogo, ricca di storia e con una sua identità ben precisa”.
”IL PDL E’ LA NOSTRA CASA POLITICA, MA VA MIGLIORATO”
PESCARA – “Nel Pdl siamo entrati in modo convinto, vogliamo continuare a rimanere. Il Pdl è la nostra casa politica, ma bisogna fare molto per migliorarlo”.
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, questa sera a Pescara.
“È un partito che deve guardare in prospettiva – ha aggiunto – e deve saper dare qualcosa di più, non limitarsi a gestire la quotidianità. Siamo nel ventunesimo secolo, la fine dell’ideologia non può significare la fine dell’idealità e della proposta politica”.
”IL GARANTISMO NON DIVENTI GIUSTIFICAZIONISMO”
PESCARA – “Non so se si può parlare di questione morale. Il Pdl tradirebbe se stesso se non facesse sentire la sua voce contro coloro che si mettono sotto l’ombrello del potere per farsi gli affari propri”.
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a Pescara.
“Mi preoccupo quando avverto nella società un calo della capacità di indignarsi. È facile, nel Pdl, essere garantisti, ma il garantismo non può essere giustificazionismo, che è un’altra cosa. Dobbiamo partire dalla forza dell’esempio”.
Quanto alla leadership di Berlusconi, Fini ha ribadito che “è indiscussa, ma – ha aggiunto – non possiamo passare da quello che era il centralismo burocratico al centralismo carismatico, dove c’é uno che pensa per tutti. La democrazia è un’altra cosa”.
”BERLUSCONI LEADER, MA NO CENTRALISMO CARISMATICO”
“Credo che -ha aggiunto – ferma restando la leadership di Berlusconi, bisogna organizzare meglio il Pdl perché non si può dire, come scrive Feltri, ‘dopo di me il diluvio’, e chissà cosa accadrà e chi se ne importa”.
“Il Pdl – ha proseguito Fini – è una creatura che deve impostare il suo lavoro per i prossimi dieci, quindici, trent’anni. Dando vita al Pdl abbiamo consegnato a quella creatura politica cinquant’anni della storia italiana. Lo abbiamo fatto per gestire il presente, ma anche per pensare al futuro. Non ci si può dire ‘ma tanto c’è lui, va tutto bene'”.
Poi, a un simpatizzante in platea che gli urlava “il futuro sei tu”, Fini ha risposto: “No, non prendiamoci troppo sul serio”.
”SULLE INTERCETTAZIONI UNA LEGGE SERVE, MA VOGLIO GIORNALI LIBERI”
PESCARA – “Penso che una legge sulle intercettazioni sia comunque necessaria”: lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, presentando a Pescara il suo libro “Il futuro della libertà” nel corso di un evento organizzato da Generazione Italia e Fare Futuro.
“Se io o un’altra persona parliamo al telefono di pettegolezzi che non c’entrano nulla con un’eventuale inchiesta in corso, è semplicemente una vergogna trovare quelle chiacchiere, pronunciate in privato, sui giornali. Non è questo il punto – ha proseguito Fini – ma partendo da un principio giusto, poi, in corso d’opera si è raggiunto qualcosa tutt’altro che giusto”.
“L’articolo 21 della Costituzione – ha ricordato il presidente della Camera – garantisce la libertà di stampa. È giusto tutelare la privacy, c’è la riservatezza delle comunicazioni, ma non può essere garantita la privacy a discapito della libertà di informazione”.
Fini ha parlato anche di giornali. “Voglio vivere – ha spiegato – in un Paese in cui ogni giornale scrive quel che vuole ogni giorno, si assume la responsabilità di quello che scrive, scrive che ci sono indagini in corso”.
“Sarebbe veramente un brutto momento – ha aggiunto – se non si potesse scrivere che è stata aperta un’indagine, che è stata avviata un’inchiesta o che è stato spiccato un ordine di arresto. Questo è certamente possibile, insieme al divieto di pubblicare le chiacchiere, il gossip, il pettegolezzo, così come, nell’ambito della legge, era sacrosanto continuare a garantire alla polizia e alla magistratura di poter combattere il crimine anche attraverso le intercettazioni. C’é stato un momento, secondo me, in cui quella garanzia non era al 100 per cento reale”.
SI’ A MANOVRA DURA MA CON INVESTIMENTI SUL SAPERE
PESCARA – “A me piacerebbe che il mio partito e il governo, che anche con il mio voto è stato costituito, facessero come la Merkel in Germania: una manovra molto dura, addirittura più dura di quella italiana, però ha individuato due o tre settori sui quali non solo non ha tolto un centesimo, ma anzi, in tempi di vacche magre, ha investito”.
Lo ha detto Gianfranco Fini a Pescara, suggerendo i settori di intervento: “le eccellenze, il sapere, la ricerca e le tecnologie avanzate, perché quello è il futuro dei nostri figli”.
“Nel nostro Paese si parla sempre del merito, ma vogliamo riflettere su cos’è il merito? È più meritevole il figlio di un notaio che parte da 6 e arriva a 8 e quindi fa più 2, o il figlio dell’operaio che parte da 2 e arriva a 5 e quindi fa più 3? Sono domande che la politica deve porsi”.
“Anche in tempi di vacche magre – ha concluso Fini – si può puntare su alcuni investimenti strategici, sull’energia intellettuale, sull’università”.



