L’AQUILA – In occasione della terza udienza sui crolli al Convitto nazionale, per la prima volta Ivana Nouzovsky, madre di Ondrey, una delle vittime, ha chiesto informazioni sull’andamento del processo alla sua amica aquilana, Elena Chiodi, insegnante di scuola media.
“Mi ha stupito, non me l’aspettavo – dichiara quest’ultima – Le famiglie di Ondrey e di Marta Zelena hanno scelto infatti fin dall’inizio di non fare parte del processo sui crolli: hanno rinunciato a costituirsi parti civili, non hanno preso avvocati e non hanno voluto interessarsi di quanto accadeva in aula: troppo, mi hanno detto, sarebbe stato il dolore”.
Tra l’altro, se fosse accolta il prossimo 27 settembre l’istanza di rimessione in Cassazione, con il trasferimento a Campobasso del processo, il dibattimento ricomincerebbe daccapo e le famiglie avrebbero una seconda possibilità di costituirsi parti civili.
“Ma non credo che lo farebbero”, afferma la Chiodi, che ha conosciuto Ondrey grazie all’amicizia con suo figlio Stefano, e ha vissuto in prima persona la tragedia del terremoto e della morte dei due ragazzi cechi.
“Mi hanno anche chiesto – spiega – di recuperare alcuni oggetti personali, tra cui il computer, che sono rimasti dentro il Convitto. Tra l’altro ci sono anche cose che Ondrey aveva comprato da riportare a casa sua, visto che qualche giorno dopo il 6 aprile sarebbero cominciate le vacanze di Pasqua e sarebbe ripartito. È stata una sorte terribile”.



