L’AQUILA – Era lo stesso con cui l’imprenditore napoletano, che rideva al telefono il giorno del terremoto del 6 aprile 2009, era stato denunciato lo scorso 26 dicembre per un atterraggio sulla spiaggia di Ansedonia (Grosseto).
L’elicottero di Francesco Maria De Vito Piscicelli è anato a fuoco domenica sera, intorno alle 20, nella piazzola della sua villa a Porto Santo Stefano (Grosseto).
Sulle fiamme stanno indagando i carabinieri insieme ai vigili del fuoco. Per lo stesso Piscicelli la natura del rogo sarebbe dolosa.
Piscicelli è tanto famoso quanto odiato all’Aquila perché dalle intercettazioni sull’inchiesta relativa agli appalti del G8 alla Maddalena è emerso che avrebbe riso, parlando al telefono con il cognato Pierfrancesco Gagliardi, dopo il terremoto che ha distrutto il capoluogo abruzzese, pregustando già da subito la prospettiva di concludere nuovi affari per la ricostruzione.
L’imprenditore indagato , in Maremma ha ricevuto anche delle minacce.
A fine 2011, da quando ha iniziato a collaborare con la magistratura, tre persone armate di pistola bussarono alla porta della sua villa Spini Bianchi, quella a Porto Santo Stefano.
Piscicelli denunciò subito l’accaduto ai carabinieri, raccontando di essere stato anche aggredito qualche giorno prima a Roma.
Ieri nuovi guai per lui. Intorno alle 20 quando il suo elicottero è andato distrutto dalle fiamme.
A bordo del mezzo ormai ridotto in cenere, il 26 dicembre scorso, l’imprenditore atterrò sulla spiaggia di Ansedonia nei pressi del ristorante Il Cartello, dove aveva prenotato un tavolo per due insieme a sua madre.
Immediata la denuncia e il conseguente ritiro della licenza di volo.
L’imprenditore ha fatto ricorso al Tar, spiegando che quel giorno c’era troppo vento e l’atterraggio è stato necessario.



