L’AQUILA – Con la seconda parte della requisitoria affidata al pubblico ministero Roberta D’Avolio è ripresa al tribunale dell’Aquila l’udienza del processo alla commissione Grandi rischi, cominciata ieri con la maxi requisitoria dell’altro pm, Fabio Picuti.
Dopo aver sviscerato ieri il comportamento dei sette imputati per omicidio colposo e disastro colposo, componenti al 2009 dell’organo consultivo della presidenza del Consiglio, oggi l’accusa sta parlando del nesso causale tra le presunte rassicurazioni della Cgr e il comportamento degli aquilani indotti a restare in casa la notte del 5 aprile 2009 e che poi hanno perso la vita dopo la scossa delle 3.32.
Un nesso che “riteniamo che sia provato”, ha assicurato la pm.
Al termine del suo intervento, prenderà nuovamente la parola Picuti che ufficializzerà al giudice Marco Billi le richieste dell’accusa per i sette imputati.
È ricominciato ieri, e arriverà alla sentenza entro massimo un mese, il processo alla commissione Grandi rischi, uno dei più importanti filoni della maxi inchiesta sui crolli del terremoto della procura della Repubblica dell’Aquila, avviata dallo scomparso procuratore Alfredo Rossini.
L’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è alla sbarra all’Aquila per aver sottovalutato il rischio sismico e fornito false rassicurazioni agli aquilani nella riunione del 31 marzo 2009, causando 309 morti nella devastante scossa del successivo 6 aprile: un’accusa che ha fatto discutere, creando subito le fazioni dei pro e dei contro.
Questi ultimi hanno parlato di “processo alla scienza”, sottolineando la difficoltà di dimostrare il nesso causale tra le azioni dei componenti della commissione, indagati, e i comportamenti degli aquilani. Su questo l’accusa ha però mostrato poche esitazioni mostrandosi certa del risultato finale.
Quella di oggi è la seconda di una serie di udienze ravvicinate che porterà appunto alla sentenza al massimo entro il 23 ottobre, una rapidità record.
Dopo l’accusa oggi parleranno le prime parti civili, che concluderanno il 1° ottobre, in particolare con Giulia Bongiorno, uno dei principi del foro che partecipano a questo processo.
Nella stessa udienza parlerà anche il responsabile civile, l’avvocatura di Stato.
Il 9 e il 10 ottobre sarà la volta delle arringhe dei difensori dei sette imputati e poi restano fissate altre quattro udienze per eventuali repliche: 16, 17, 22 e 23 ottobre.
Ma probabilmente non serviranno, quindi la sentenza arriverà anche prima.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.
I familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice.
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<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
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