CHIETI – Differenza di posizioni all’interno del Partito democratico riguardo il riordino delle province imposto dalla spending review.
Se il senatore del Partito democratico Giovanni Legnini aveva votato un ordine del giorno in Consiglio comunale a Chieti che chiedeva l’autonomia di quella teatina, il segretario regionale del suo partito, Silvio Paolucci, sembra più proprenso a un accorpamento di Chieti a Pescara e di Teramo all’Aquila.
A notare la differenza di posizioni è l’assessore regionale Mauro Febbo, membro della direzione regionale del Popolo della libertà, che si chiede “se l’idea di Paolucci corrisponde ad una posizione personale o si continua ad applicare, da parte del Pd, il metodo di tenere il piede in due staffe creando confusione e sfiducia dei cittadini con ulteriore allontanamento dalla politica?”
Febbo ribadisce l’importanza di continuare a lavorare sulla riforma ridisegnando la Regione Abruzzo con tre province dove Chieti mantiene il proprio territorio e la titolarità di capoluogo visto che possiede tutti i requisiti inseriti nel decreto della Spending review.
L’esponente del Pdl ribadisce che per “riordino” delle Province non si intende una semplice revisione dei confini delle circoscrizioni provinciali ma un vero e proprio “riordino della pubblica amministrazione” che investe un intero territorio. “Far restare alla città di Chieti – continua a riguardo – gli uffici decentrati della Prefettura, Questura, comando delle Forze dell’ordine, del lavoro ecc.. è di vitale importanza per l’intera provincia di Chieti”.
“Una eventuale fusione – continua Febbo – provocherebbe danni incalcolabili alla Provincia di Chieti che oggi riveste il ruolo di perno rispetto ad un ampio comprensorio. Declassarla comporterebbe, a caduta, effetti negativi sui comprensori importanti dell’area Sangro-Aventino, tutto il medio e alto vastese e di tutti i centri dell’area interna”.
“Voglio, ad esempio, capire cosa succederebbe – dice ancora l’assessore – in una eventuale ipotesi di fusione con altre Province, a enti indispensabili come la Questura per la quale Chieti diventerebbe commissariato e, di conseguenza, le sedi di Lanciano (Chieti) e Vasto (Chieti) depotenziate o fortemente ridimensionate. O cosa potrebbe accadere alla Asl, oggi Lanciano – Vasto – Cheti, per la quale, in seguito ad un probabile accorpamento, avremmo uno stravolgimento nell’assetto organizzativo della nostra sanità”.
“Altro esempio, da non sottovalutare, – dice ancora – potrebbero essere le conseguenze politiche: oggi le segreterie politiche della provincia di Chieti hanno sempre tenuto conto del peso rappresentativo di Lanciano e Vasto. In una eventuale fusione verrebbero prese in considerazione, prima di tutti, città come Montesilvano e Silvi e in caso di accorpamento a tre Province dovremmo fare i conti anche con Teramo”.
“Ecco perché mi preme far capire agli amici dei 104 Comuni della Provincia di Chieti – continua Febbo – che con eventuali fusioni, avremmo luoghi e territori come Lanciano, Atessa, l’alto Sangro, Guardiagrele, Casoli, Vasto, San Salvo, Castiglione Messer Marino e tutto il Vastese perderanno la propria autonomia e funzione costruite in decenni di sana gestione amministrativa”.
Problemi, secondo Febbo, ci sarebbero soprattutto per le aree interne: “Questi scenari potrebbe causare un ulteriore sbilanciamento economico verso la costa e questo significherebbe inevitabilmente rendere più debole le zone interne che oggi dimostrano, numeri alla mano, di avere e possedere un peso importante in termini economici e in comparti importanti come l’agricoltura, l’industria e l’artigianato. Basti pensare a cosa potrebbe accadere ad esempio all’area della Val di Sangro e al distretto della pasta che necessita di trovare sbocchi verso la costa del Tirreno”.
“Sono fermamente convinto – conclude Febbo – che, oltre al mio partito, anche il Pd e tutte le altre forze politiche debbano difendere questa posizione vitale per il futuro e la crescita di un intero territorio. Pertanto attendo una presa di posizione chiara e definitiva da parte del segretario regionale Silvio Paolucci e del senatore Giovanni Legnini di cui ho apprezzato l’intervento in occasione del consiglio comunale del 3 settembre scorso”.





