CHIETI – Lo sciopero di oggi indetto da Cgil, Cisl e Uil alla Sixty di Chieti Scalo, per riaccendere i riflettori sulla spinosa vertenza, era ampiamente annunciato, ma l’iniziativa di due rappresentanti sindacali unitari della Cgil di occupare, seppur pacificamente, lo show room dell’azienda è arrivata come un fulmine a ciel sereno, anche per le segreterie sindacali.
All’insaputa persino dei vertici territoriali del sindacato a cui appartengono, la Cgil, questa mattina Massimo Di Francesco e Marino D’Andrea, si sono barricati all’ultimo piano della sede Sixty di via Piaggio, bloccando con un catenaccio le porte d’ingresso del lussuoso salone con vista panoramica.
Hanno detto che non sarebbero scesi sinché dall’azienda non sarebbero arrivate notizie precise circa il futuro dei 405 lavoratori: cosa che era poi l’obiettivo della giornata di sciopero indetta per oggi.
L’iniziativa non è stata ben vista da tutti. Ettore Di Natale, segretario territoriale Femca Cisl, ha detto chiaramente di non condividerla, “perché non concordata”. Leggermente più morbido Maurizio Sacchetta, segretario provinciale Uilta, “condividiamo lo spirito ma non in metodo”, e una sorta di difesa d’ufficio è arrivata dal segretario provinciale Cgil, Carlo Petaccia.
Intorno all’una del pomeriggio sono scesi in via Piaggio il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, e il presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, che hanno rilasciato una nota congiunta di sostegno ai lavoratori.
Entrambi esprimono “forte preoccupazione per la disattenzione e il disinteresse manifestati dai vertici aziendali della Sixty nei confronti di uomini e donne che hanno reso grande tale importante realtà produttiva. Il silenzio del nuovo acquirente non è certamente un buon segno per le speranze nostre e dei lavoratori”.
“Come rappresentati degli enti locali – hanno rimarcato il sindaco e il presidente della Provincia – crediamo che non si possano più chiedere né sacrifici né ulteriore comprensione ai lavoratori e ai sindacati. Riteniamo, a questo punto, che il ministero del Lavoro, presso il quale da ultimo le parti si sono riunite, debba intervenire a tutela innanzitutto dei lavoratori e quindi del nostro territorio, che non può più subire altre perdite di posti di lavoro con gravissime ripercussioni economiche e sociali che ricadrebbero sull’intero Abruzzo e non solo sulla nostra città”.
Le notizie sull’acquisizione del gruppo Sixty da parte dell’asiatica Crescent Hide Park sono circolate a giugno scorso a mezzo stampa, ma né i lavoratori né i sindacati hanno mai avuto comunicazione ufficiale a riguardo.
Questa mancanza di comunicazione preoccupa non poco i dipendenti del gruppo tessile, già oggetto di una difficile vertenza sindacale che su 405 lavoratori vede 110 in cassa integrazione lunga e un’altra sessantina in cassa integrazione a rotazione.
Ad aprile scorso i sindacati hanno firmato l’accordo per la cassa integrazione straordinaria di un anno che scade il 19 marzo del 2013. Allora l’azienda aveva confermato il numero degli esuberi: 170, nonostante il piano di rilancio dell’azienda.
Ora, però, con il nuovo acquirente, anche il piano di rilancio presentato a sindacati e lavoratori non deve essere ritenuto più valido. Sul futuro è, dunque, sceso un pesante velo nero, da cui, per il momento, non si riesce ad intravvedere nulla.



