L’AQUILA – Uffici della ricostruzione decapitati dei vertici, impossibilitati a operare, con lavoratori in rivolta e rubinetti dei quattrini chiusi, tutto questo in attesa che la nuova governance entri a regime.

Finisce oggi lo stato d’emergenza proclamato dopo il terremoto del 6 aprile 2009, e comincia il caos: ci saranno infatti almeno due settimane di “buio”, sperando che il nuovo assetto vada a regime presto e bene e che la paralisi non prosegua.

Non solo la ricostruzione in senso stretto è coinvolta in questo interregno che fa tremare i cittadini e protestare le aziende, ma anche tante altre attività correlate: gli espropri, il pagamento degli alberghi, il destino del personale della Regione e altri enti ‘dirottato’ negli uffici post-emergenza e così via.

È vero che gli uffici attuali continueranno a operare fino al 15 settembre prossimo, come recita il secondo comma del maxi emendamento approvato con il decreto crescita del governo Monti, la cosiddetta “legge Barca”.

Ma senza più il responsabile dell’Ufficio di coordinamento della ricostruzione, Gaetano Fontana, e senza più il commissario delegato, Gianni Chiodi, le pratiche non possono andare avanti né dal punto di vista tecnico né da quello finanziario.

Senza Fontana, infatti, nessuno firma e l’unico modo per riempire la casella sarà quello di attendere la nomina dei nuovi coordinatori dei due uffici speciali di ricostruzione, uno per L’Aquila e l’altro per il “cratere”.

Senza Chiodi, da oggi viene congelata la contabilità speciale, praticamente il bancomat della ricostruzione dove sono entrati (e usciti) tutti i quattrini fin qui erogati. Solo Chiodi aveva potere di firma, anche qui si crea un buco che sarà riempito solo con l’investitura dei nuovi responsabili.

E visto che il ruolo è molto ambìto, 200 mila euro l’anno per ciascun manager e le leve della ricostruzione in mano nella fase più calda e costosa, è già scattato il totonomine dei due super dirigenti, una corsa a eliminazione che promette di mietere vittime eccellenti.

Il 30 settembre tutte le somme ancora saranno iscritte nella contabilità speciale saranno versate ai Comuni, alle Province e agli enti interessati in base alle loro competenze e secondo le quote stabilite con decreto del ministero dell’Economia, ma nel frattempo restano paralizzate.

A complicare ulteriormente le cose ci si mette anche l’odissea appena agli inizi del “concorsone”, la grande selezione pubblica che assumerà 300 persone in tutto, 128 per L’Aquila, 72 per il “cratere” e 100 al ministero delle Infrastrutture.

Ieri Barca ha detto che il bando arriverà “a inizio settembre”, mentre le polemiche sono cominciate già da un pezzo, in particolare da gruppi specifici degli oltre 600 precari messi sotto contratto in questi anni che dal 31 dicembre perderanno il posto in favore dei nuovi assunti.

Potranno partecipare anche loro, ma non avranno corsie preferenziali né potranno saltare, com’era stato paventato, la preselezione, dato che a quel punto il concorsone potrebbe essere impugnato, facendo saltare il banco.

La mobilitazione è cominciata con la Perdonanza Celestiniana, con gli striscioni di protesta durante il corteo e il colloquio lavoratori-ministro in cui Barca, con la consueta, disarmante cortesia, ha sostanzialmente spiegato che le cose stanno così punto e stop.

E se i toni si alzeranno è facile pensare anche a uno sciopero dei lavoratori attualmente impegnati nella ricostruzione, che finirà per aumentare ancor più i rallentamenti.