CASTEL DI SANGRO – Sono stati davvero itinerari di memoria quelli percorsi sabato scorso sulla figura dello scrittore Pasquale Scarpitti.

L’occasione per parlarne a Castel di Sangro (L’Aquila) , città natale del grande intellettuale abruzzese, non è stato un semplice pretesto per il “biografo” saggista Gianfranco Giustizieri, che con il suo libro “All’Abruzzo con affetto” ha voluto rendere omaggio ad un nome che d’ora in poi, con questo saggio-romanzo, non passerà di certo inosservato. Giornalista, scrittore, ma soprattutto poeta, Scarpitti si ritroverà raccontato in un viaggio d’inchiostro tra i suoi pensieri e le tracce di un affascinante, intenso vissuto.

Nella splendida cornice dell’ex Convento della Maddalena, il folto pubblico presente all’incontro ha potuto ascoltare e apprezzare dalle trascinanti letture di Carlo Orsini, storica voce della Rai regionale, tutta la bellezza e la profondità dei passi poetici dello scrittore e giornalista castellano.

La testimonianza di Cosimo Savastano del ricordo del poeta, proposta nel testo e stavolta approfondita insieme ad un profilo storico sulla formazione letteraria di Pasquale Scarpitti, ha rivelato inattese sorprese, come la scoperta di una rara sensibilità espressiva influenzata sullo scrittore dall’ermetismo italiano, ma soprattutto dal simbolismo francese di Paul Eluard. Il valore degli inediti ritrovati hanno così dato maggiore forza alle riflessioni dei relatori, tra cui preziosa la presenza dello storico Walter Capezzali, che ha ripercorso la vicenda professionale dello Scarpitti giornalista. Mancava il ritratto umano del poeta

. E Gianfranco Giustizieri non ha deluso le aspettative dei presenti, molti dei quali coinvolti dall’affetto e dal ricordo per lo scrittore abruzzese. Il racconto della genesi del libro, è stato solo lo spunto per Giustizieri per soffermarsi sul significato del titolo dettato dall’amore di Scarpitti per una terra che non ha voluto mai lasciare, nonostante le numerose occasioni di “carriera” fuori regione, mettendo così in risalto i legami di un autentico intellettuale cosmopolita, con la cultura europea e i suoi maggiori rappresentanti.

“In quel monumentale libro che è ‘Discanto’ – precisa l’autore aquilano – si possono forse rintracciare le migliori e più profonde tracce di Scarpitti: un libro ancora da scoprire, un libro di memoria per un Abruzzo ormai scomparso, ma un libro che è ancora aperto verso una regione che deve ancora trovare “una sua vocazione”, nel superamento di un territorio non più dannunziano”. Un Abruzzo altro, non più imprigionato dallo stereotipo del mito, dalla rassegnata, afflitta negazione di un’immensa, sotterranea alterità. Un’ambizione raggiunta. Stavolta sì. Erminio Cavalli