L’AQUILA – “Per quanto attiene al progetto di legge di riforma dei Consorzi di bonifica che il Pd si accinge a presentare in Consiglio regionale, non disponendo ancora del testo scritto, sento l’obbligo di dover fare alcune considerazioni, tenuto conto che si tratta di una proposta non percorribile”.
Lo afferma l’assessore alle Politiche agricole, Mauro Febbo.
“D’Alessandro – prosegue Febbo – ha snocciolato una serie di intenzioni di riforma dei Consorzi di Bonifica adducendo, in primis, la proposta propagandistica di accorpamento dei cinque enti presenti nella Regione Abruzzo in un unico ente di dimensione regionale, da articolare in cinque sub-ambiti coincidenti con quelli attuali, e qualificando come ‘rilevante’ il risparmio che ne conseguirebbe. L’accorpamento, così come proposto, appare fittizio, soprattutto in termini di risparmio. Il salto di qualità rispetto alla situazione attuale risiederebbe solo nella riduzione del numero di presidenti, di amministratori e di direttori generali. Occorre precisare però, in primo luogo, che gli emolumenti di competenza dei soggetti citati non gravano sui bilanci degli enti pubblici propriamente intesi e quindi non hanno alcuna ricaduta sulla fiscalità generale; in secondo luogo, tali somme hanno un’incidenza irrisoria sui bilanci dei consorzi e quindi sulle spalle dei consorziati”.
“A livello nazionale – prosegue – con il Protocollo d’intesa Stato-Regioni è stata delineata una disciplina dei Consorzi di Bonifica cui deve necessariamente adeguarsi la legislazione regionale. Tra i criteri per il riordino indicati nel Protocollo d’Intesa vi è quello del ‘Comprensorio di bonifica’ la cui delimitazione deve consentire azioni organiche sui territori definiti sulla base di unità idrografiche ed idrauliche omogenee sia per la difesa del suolo che per la gestione delle acque, ed ancora nella delimitazione occorre tener conto dell’esigenza che il comprensorio di bonifica abbia una estensione idonea a consentire una valida dimensione gestionale, ad assicurare la funzionalità operativa, l’economicità di gestione e un’adeguata partecipazione da parte dei consorziati al Consorzio. La previsione contenuta nella proposta di legge del Pd si pone in rotta di collisione con il criterio di delimitazione del ‘Comprensorio di bonifica’ come caratterizzato nel Protocollo d’intesa”.
“La proposta di legge in argomento – continua nell’analisi l’assessore – prevede che per affrontare problematiche tanto differenti tra loro via sia un solo centro decisionale degli interventi da effettuarsi, coadiuvato da cinque strutture tecnico-amministrative (dirette da un dirigente non munito di effettivi poteri verso l’esterno) senza autonomia operativa e difficilmente controllabili nell’esplicazione dei compiti di esecuzione degli interventi deliberati. Inoltre la nuova configurazione dell’ente consortile non potrebbe permettere un’adeguata partecipazione da parte di tutti i Consorziati alla vita della struttura unica e questo aspetto, direttamente garantito nel Protocollo d’Intesa, è di grande importanza nell’ottica del principio di sussidiarietà”.
“L’istituzione di un Consorzio unico comporta anche la predisposizione di un piano funzionale e finanziario, come fatto per la legge 36/1996, che deve prevedere: un programma di dismissione di quelle strutture non più necessarie alla prosecuzione dell’attività istituzionale dei Consorzi di Bonifica da sopprimere con un conseguente notevole disimpiego di mezzi che difficilmente potranno essere adeguatamente riconvertiti in altre; la determinazione del personale individuato per professionalità e qualifiche da impiegare nella struttura unica e questo vuol dire perdita di posti di lavoro per molti dipendenti che difficilmente potranno essere riassorbiti nel mondo del lavoro impossibilità di salvaguardare le specifiche competenze e professionalità maturate dai dipendenti nel corso degli anni con diretto riferimento alle specificità territoriali dei 5 comprensori sui quali oggi operano i Consorzi; il subentro in tutti i rapporti attivi e passivi facenti capo ai 5 Consorzi da sopprimere e ciò non potrà avvenire senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
“Assodato che la proposta del Pd non sia affatto percorribile, sono convinto che bisogna proseguire a lavorare al rafforzamento dei Consorzi mediante l’attribuzione di ulteriori competenze funzionali ed operative. In tale direzione – conclude l’assessore alle Politiche agricole – si pongono sia la recente legge regionale n. 4/2012 che la proposta di legge n. 415/2012, nella consapevolezza che queste normative permetteranno ai Consorzi di Bonifica di diminuire il peso della contribuenza agricola con conseguente sostegno all’agricoltura”.






