L’AQUILA – “Sono trascorsi sei mesi dalla nomina ad assessore”. Comincia così la lettera inviata al sindaco dall’assessore dimissionario Giustino Masciocco, che ricorda le sue “perplessità nell’accettarla, ma affrontai – dice – la sfida con spirito di servizio per la mia città, rinunciando nel contempo alla carica di Consigliere comunale”.

“Ho iniziato così – prosegue la lettera – un percorso difficile, fronteggiando immediatamente la delicata problematica relativa alle prime assegnazioni dei Map nel nostro Comune e individuando direttrici di azione nel settore sociale, nell’handicap e nel diritto allo studio. Sono stati mesi drammatici, come immaginabile per le gravi difficoltà, e di profonda solitudine. Mai una volta gli assessori hanno potuto illustrare il lavoro svolto in specifiche sedute di Giunta, né sono riusciti a mettere pienamente a servizio di tutti l’impegno e l’attività svolta”.

“Anziché coordinarci – spiega Masciocco – per poter meglio rispondere alle urgenze della città, siamo stati risucchiati in discussioni estenuanti a causa delle fumose e lacunose norme di emergenza che attualmente regolano l’attività della nostra amministrazione. La città è stata chiusa in un recinto blindato all’interno del quale tutti noi cittadini, amministratori, politici, ci massacriamo sulla strategia da adottare per contrastare lo strapotere, avallato dal presidente Chiodi, del Governo sul nostro territorio, ma non abbiamo la forza e la possibilita’ di unirci per abbattere lo steccato che ci divide dalla verita’, dalla conoscenza e dalla trasparenza”.

“Mancano i luoghi – accusa l’ormai ex assessore – i metodi e il confronto. Siamo ostaggio di un Governo che non ha il coraggio di affrontare con sincerità e senza faziosità la nostra situazione, prendendosi, sì, i giusti meriti per quello che è stato fatto, ma con l’obbligo di riconoscere le difficoltà che ci sono sulla via della ricostruzione e sull’emergenza abitativa”.