NEW YORK – Cinquant’anni fa, il 5 agosto 1962, alle 4 e 25 del mattino, il sergente Jack Clemmons della polizia di Los Angeles ricevette la telefonata che annunciava la fine di una vita e l’inizio di un culto: Marilyn Monroe era stata trovata morta, a 36 anni, nel suo appartamento di Brentwood.
Causa della morte, secondo il rapporto del coroner, avvelenamento acuto da barbiturici. Non sapremo mai se sia stato davvero suicidio, come tutto lascia supporre, o l’omicidio su commissione ipotizzato dalle tante teorie cospiratorie emerse nell’ultimo mezzo secolo.
Quel che è certo è che se Marilyn è stata una star in vita, in morte è diventata una leggenda che ha ispirato artisti, registi, musicisti, scrittori, psicologi e collezionisti di reliquie.
Nessun’altra attrice è, ancora oggi, altrettanto universalmente conosciuta e amata in ogni parte del mondo. E se le circostanze tragiche della sua fine hanno sicuramente contribuito a creare il mito, sono la sua bellezza, il suo talento, la sua verve comica e la sua innocenza ad affascinare ancora milioni di fan che vivono in un mondo distante anni luce dall’America anni ’50 dei film di Marilyn Monroe.
(fonte Tmnews)



