L’AQUILA – I posti di sottogoverno fanno litigare il centrosinistra aquilano.
Dopo aver fatto digerire a qualche malpancista la Giunta, il primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, è alle prese con la difficile quadra sulle presidenze delle ex municipalizzate e delle commissioni consiliari.
Per due delle società partecipate dal Comune, si prospetta a breve un cambio al vertice: si tratta dell’Azienda della mobilità (Ama) e di quella che si occupa delle farmacie comunali (Afm).
Nel primo caso sarebbero imminenti le dimissioni del presidente, Olivo Ciccarelli, nell’altra il posto è vacante dopo l’addio di Giuliano Tomassi, candidato alle comunali con l’Italia dei valori.
L’Ama è stata messa nel mirino dai Socialisti riformisti di Marco Fanfani, che puntano a piazzare il consigliere Gianni Padovani oppure l’evergreen Pasquale Corriere, ex inquilino dell’assise civica e primo dei non eletti della lista.
Per entrambi, però, c’è la scure normativa contenuta in una legge del 2011 che vieta la nomina nel cda di coloro che nei tre anni precedenti abbiano ricoperto il ruolo di amministratori comunali.
L’Afm, invece, è reclamata dai Cattolici democratici, la civica che ha incassato due seggi alle elezioni di maggio e che ha dovuto sacrificare il terzo sull’altare dell’apparentamento con i dipietristi di Angelo Mancini, che al primo turno ha corso da solo.
Proprio la formazione ispirata dall’ex vice sindaco Giampaolo Arduini è stato al centro di un attacco concentrico guidato dalla Federazione della sinistra e da una parte del Partito democratico nel corso di una riunione infuocata che doveva servire per fare chiarezza sulle commissioni e che, invece, si è risolta con una fumata grigia tendente al nero.
A dar man forte ai Cattolici i “cugini” ex Dc di Alleanza per l’Italia, intenzionati a sbarrare la strada a Enrico Perilli, capogruppo Fds, nella conquista della commissione Territorio, una delle più delicate perché ha la competenza sull’urbanistica, un settore nel quale tra centristi e sinistra sono spesso volati gli stracci nel corso della precedente legislatura.
Dalla parte di Perilli si è schierato il piddino Antonello Bernardi, che ha invitato i Cattolici a fare una parola di meno in quanto non legittimati dallo status di partito riconosciuto a livello nazionale nel centrosinistra: una posizione considerata bizzarra dai diretti interessati e che ha fatto infuriare Arduini e i consiglieri Salvatore Placidi e Adriano Durante.
Il tentativo del Pd, in realtà, è quello di giocare sulle divisioni altrui per incassare quante più posti possibili, per fare filotto con i ruoli di primissimo piano già ottenuti: il sindaco Cialente, tre assessori, Stefania Pezzopane, Pietro Di Stefano e Alfredo Moroni, e il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti.
Non è un caso che i democrat abbiano messo gli occhi su due delle quattro commissioni assegnate alla maggioranza: la terza (Sociale) con lo stesso Bernardi e la quarta (Statuto e regolamento) che dovrebbe ricompensare Antonella Santilli dalla mancata riconferma nel ruolo di vice presidente dell’assemblea, andato a Ermanno Giorgi (Api).
La prima commissione (Bilancio), inoltre, dovrebbe andare a Giustino Masciocco (Sel), pure se i vendoliani hanno la percentuale più bassa delle liste che si sono presentate a sostegno di Cialente: un’altra anomalia che, al momento di passare alla spartizione delle altre tre ex municipalizzate (Asm, Centro turistico e Centro sociale anziani ex Onpi) e della Gran Sasso Acqua, gli alleati potrebbero far pesare.
Per uscire dall’impasse sembra che il sindaco abbia ideato un sistema di assegnazione delle “quote” attraverso un moderno manuale Cencelli fatto con la calcolatrice.
Da più parti si favoleggia di un modello excel che, partendo dalla cifra dei risultati elettorali, scala aritmeticamente una percentuale a seconda dell’importanza dell’incarico.
Troppo spesso, però, la politica non coincide con la matematica e raramente i conti tornano.





