TERAMO – “La gestione del bando Gal (gruppo di azione locale, ndr) ha tolto ai poveri per dare ai ricchi, ha disperso a pioggia le risorse, contravvenendo anche alle prescrizione dell’Unione Europea, penalizzando il territorio teramano colpito, per di più, da un evento sismico”
Affermazione secca e piena di amarezza quella ad AbruzzoWeb di Carlo Matone, presidente del Gal Gran Sasso Laga, a pochi giorni dall’ordinanza del Tar che ha respinto il suo ricorso, aprendo però la strada a un secondo.
Il Gal Gran Sasso Laga non è stato ammesso a finanziamento dal bando che ha provocato un putiferio perché prorogato il 9 settembre, a poche ore dalla chiusura dei termini, e per soli tre giorni, a seguito dell’esplicita richiesta da parte del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso: mossa che ha consentito di presentare la sua domanda a un ottavo incomodo, il costituendo Gal Terreverdi Teramane, con capofila la Confederazione italiana agricoltori (Cia) L’Aquila-Teramo.
Gal che è stato poi ammesso tra i sette finanziabili, a discapito appunto del Gal Gran Sasso Laga, che pure aveva presentato nei termini la sua domanda.
Sulla vicenda indaga la magistratura, e hanno presentato ricorso al Tar il presidente del Gal Gran Sasso Velino, Bruno Petrei, e il presidente del Gal Terre Aquilane, Rocco Di Micco, oltre allo stesso Matone. In esso si chiede l’annullamento, previa sospensione, dell’efficacia della determinazione della Regione del 9 settembre con cui è stato differito il termine per le domande.
Il Tar per ora, con un’ordinanza del 25 novembre, ha respinto la domanda cautelare di ritiro della determinazione di mini-proroga, ritenuta “endoprocedimentale”, un fatto interno della Regione, osservando però che l’eventuale lesione dei diritti dei ricorrenti, “diviene concreta ed attuale solo con l’approvazione del procedimento e l’approvazione della relativa graduatoria”, che però si sottolinea, non è stata ancora impugnata.
Insomma, si apre la strada a un secondo ricorso, che questa volta dovrà mettere in discussione la graduatoria.
Per scongiurare questa ipotesi, estremamente probabile, i consiglieri di Forza Italia Mauro Febbo e Paolo Gatti invitano “caldamente” l’assessore regionale Dino Pepe ad aggiungere 3 milioni di euro al budget di 24 milioni previsto per i Gal, in modo tale da finanziare anche il Gal Gran Sasso Laga escluso, ed evitare così un secondo ricorso che avrebbe “alte probabilità di successo”, con il rischio, però, di mandare all’aria l’intero bando, e di bloccare l’erogazione dei finanziamenti, con danni incalcolabili anche per tutti gli altri Gal.
Nel merito dell’ordinanza e su cosa intenderà fare, Matone non vuole rilasciare dichiarazioni.
Si limita solo a ricordare che “abbiamo perso 3,3 milioni di euro, che erano fondamentali per progetti legati al turismo sostenibile, alla valorizzazione patrimonio storico artistico e al sostegno delle piccole filiere agroalimentari, in un territorio montano, già penalizzato e che per di più ha subito i pesanti effetti degli ultimi eventi sismici”.
Matone evidenzia che la Regione ha favorito della sua provincia i “ricchi”, ovvero l’agricoltura della Val Vibrata, territorio di provenienza, è stato malignamente osservato, dell’assessore Pepe, dove però si concentrano molte eccellenze del comparto enogastronomico.
“Non doveva essere questo lo spirito – protesta ancora Matone – e ancor di più i vincoli regolamentari per assegnare le risorse ai Gal, che sono una delle voci obbligatorie del Piano di sviluppo rurale. Con questo bando si sono assegnate risorse su tutto il territorio regionale, apparte l’area metropolitana Pescara-Chieti”.
“Ma come precisato dalla raccomandazione del valutatore indipendente, allegata al Psr, le risorse andavano concentrate su territori con una popolazione sotto determinate soglie. Anche per questo – conclude Matone – si sono penalizzate le aree interne della provincia di Teramo, dove opera il Gal che rappresento”.






