L’AQUILA – Fiato sospeso all’Aquila per le mosse del giudice per l’udienza preliminare di Roma che oggi in aula deciderà se rinviare a giudizio tre persone per la manifestazione del 7 luglio 2010 a Roma, quando 5 mila aquilani invasero la “zona rossa” della Capitale per chiedere detassazione, sostegno all’economia terremotata e ricostruzione.
Nel corso della manifestazione ci furono momenti di tensione tra forze dell’ordine e manifestanti che coinvolsero anche esponenti istituzionali come il sindaco Massimo Cialente e in qualche caso sfociarono in veri e propri scontri.
Il capo d’imputazione è di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata (perché avvenuta in concorso con altri manifestanti). La pena prevista per i reati contestati va da 3 a 15 anni.
Secondo le tesi dell’accusa, i manifestanti avrebbero spintonato gli agenti ed esercitato violenza “mediante il lancio di corpi contundenti e altri oggetti atti a offendere”, tipo “asta di bandiera” allo scopo di “dirigersi indebitamente verso le sede della Camera dei Deputati e la Presidenza del Consiglio dei Ministri”.
3e32: ”QUESTE ACCUSE SONO ASSURDE”
L’assurdità di queste accuse si evidenzia sotto diversi punti di vista”, scrive in una nota il comitato 3e32, che snocciola cinque punti.
LA NOTA
1) Quel giorno a Roma non c’è stato nessuno “scontro” o “violenza” da parte dei manifestanti, anzi, ci sono state delle persone che sono state manganellate (più volte) dalla polizia, nonostante fossero a mani alzate”.
2) In prima fila c’erano i sindaci del cratere ed altre figure politiche e istituzionali, insieme a tanti cittadini e cittadine aquilani.
3) Per quale motivo siamo stati manganellati? Perché volevamo manifestare sotto le sedi istituzionali la nostra rabbia per un trattamento iniquo e per il rispetto dei nostri diritti? Questo lo rivendichiamo pienamente tutti quanti, e infatti con tenacia e determinazione lo abbiamo fatto.
4) Mai, neanche dopo che la polizia ha aperto la testa a due ragazzi a colpi di manganello, c’è stata alcuna forma di reazione violenta da parte dei manifestanti”.
5) Sostenere che le asticelle in plastica delle bandiere siano “oggetti atti a offendere” è semplicemente ridicolo.
Queste non sono considerazioni o opinioni ma fatti oggettivi, basta guardare uno dei tanti filmati della giornata per constatarlo.
Sembra quasi di risentire la tesi di TG4, TG5, Libero (e altri) il giorno dopo la manifestazione, costruite ad arte per nascondere il fatto che la polizia aveva manganellato dei terremotati, secondo la quale i “centri sociali romani e aquilani” avrebbero strumentalizzato la manifestazione e fatto scoppiare gli scontri con la polizia.
La realtà che tutti conosciamo è quella di una comunità scesa in piazza con rabbia e dignità per chiedere solo il rispetto dei propri diritti. È assurdo che per questo tre giovani rischino oggi pene molto pesanti, mentre chi ha manganellato senza motivo e più volte, non è neanche indagato.
Il messaggio intimidatorio è chiaro e non è nuovo in un territorio che per le manifestazioni post-terremoto ha addirittura più di 60 denunce: non protestare e non portare la tua solidarietà a chi lo fa.
Fa rabbia anche constatare come tante figure politiche cittadine, dopo aver rivendicato e utilizzato più volte, soprattutto durante la campagna elettorale, la loro presenza alla manifestazione del 7 luglio, rispetto a queste accuse assurde non abbiano nulla da dire.
In ogni caso la nostra battaglia per una ricostruzione giusta non si ferma, e in caso di processo siamo pronti a tornare a Roma, per portare solidarietà a chi viene accusato ingiustamente.



